mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Vacatio romane e peccati Capitali
Pubblicato il 20-06-2018


A Roma vacatio tante, nobili quelle legis et memoriae e più volgari fossi e buche. La vacatio legis ad onta dei proclami prevede per i grillini parlanti la tolleranza zero per gli avversari e uno sfumato accertare per gli amici prima di giudicare rimettendosi al finale giudiziario. Ma quello più eclatante, nonostante il sorriso mesto ma accattivante della Raggi (poveretta chi gliel’ha fatto fare? Certo l’ideale!) è la vacatio memoriae della Sindaco, un minicolosseo di non so di non ricordo fino all’ammissione a cuore aperto che il prodigio Lanzalone era stata una benevole concessione della coppia Di Maio in Buonafede.

Questa volta la responsabilità è chiaramente d’altri nulla a che vedere con Marra suo braccio destro finito agli arresti per corruzione con un codicillo tutto familiare dell’assunzione anche del fratello. Si dà il caso che in ambedue i casi la responsabilità in qualità di sindaco ricada sulla Raggi. Per molto meno altri furono invitati a lasciare. Ma l’opportunità politica non ha nulla a che vedere con la bilancia della giustizia politica chiamata a scegliere il male minore almeno a breve termine: evitare che con la Raggi venga giù anche il sole del potere su Roma ed arrivi il commissario. Ma c’è un peccato capitale in tutto questo affare che rimanda ad uno più grande, veramente capitale di tutto l’ordinamento ed è quello che faceva dire a un maestro come Sartori che le “cariche ingessate (senza possibilità di ricambio altrimenti viene giù tutto, nel nostro caso l’Assemblea capitolina con quel che ne consegue) favoriscono gli incapaci e/o i corrotti. ”Un giudizio su misura sulla vicenda romana, che in un arco di tempo più ampio non risparmia nessuno dei concorrenti in campo.

Da anni mi domando: possibile che nessuno, in nessuna forza politica compreso il PD pur continuando ad avere riserve sempre espresse e sempre inascoltate, si sia posto il problema di rimuovere una vera e propria barriera istituzionale sotto un duplice profilo. Il primo, di cui abbiamo parlato riferendoci alla vicenda romana, per cui un vertice inadeguato al compito non può essere rimosso senza far cadere anche l’Assemblea ed il secondo a mio avviso ancora più grave, vera barriera istituzionale, è che, se dalla scuola degli enti locali emergono personalità di rilievo ed affidamento, s’inceppa l’ascensore politico, carica natural durante, adducendo per l’esclusione l’inopportunità politica di impegnare ad altri livelli chi creerebbe un vuoto di potere a caro prezzo. Ebbene se a questa valutazione aggiungiamo un contesto ancora più anomalo ed immorale per una democrazia rappresentativa qual è quello del permanere per i 2/3 dei parlamentari il vecchio e corruttorio regime dei nominati al posto degli eletti, non dobbiamo meravigliarci che la cooptazione dall’alto svuoti completamente la democrazia rappresentativa e prepari una svolta autoritaria verso l’uomo forte per somma di poteri, alla Orban alla Putin per intenderci che incantano i Salvini di tutta Europa, piuttosto che una democrazia forte per istituzioni governanti e governabili.

Giacchè siamo nel Lazio possibile che nel PD, nonostante i miei richiami rivolti anche personalmente a Zingaretti, non ci si preoccupi che la barriera istituzionale del commissariamento che conseguirebbe a segretario del PD, non venga rimossa attraverso l’istituzione a tutti i livelli della sfiducia costruttiva che ha dato buona prova di sé negli stati federali consentendo in ogni momento utile l’osmosi di classe dirigente dal basso verso l’alto, ultimo esempio probante quello della Spagna. L’omissione nel Lazio è tanto più grave perché le norme statutarie consentono di provarci, al limite ricorrendo ad una iniziava condivisa anche a livello nazionale. Non troverebbe l’adesione anche dei Grillini poter avvicendare la Raggi o chi come lei si dimostri inadeguata senza far venire giù tutto?

Ecco perché ripeto che la regione-Lazio potrebbe fare da battistrada di un rinnovamento istituzionale dal basso, dopo quelli miseramente falliti perché calati dall’alto.

Roca

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