sabato, 18 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Armi e Potere nel Rinascimento. Simbolismo del combattente
Pubblicato il 26-07-2018


02. Armi e Potere“Armi e potere nel Rinascimento”. Il Polo Museale del Lazio da oggi porta a Roma, nella doppia sede di Castel Sant’Angelo e Palazzo di Venezia, una mostra dedicata interamente al mondo delle armi in età rinascimentale. La mostra è stata inaugurata ieri a Roma dal ministro per i Beni e le Attività Culturali Alberto Bonisoli. Armature intere, armi da difesa e offesa, armi da fuoco, elmetti, corsaletti, spade, alabarde, balestre e schiniere, in tutto 160 pezzi esposti fino all’11 novembre a Castel Sant’Angelo e a Palazzo Venezia. La rassegna, ideata e prodotta dal Polo Museale del Lazio diretto da Edith Gabrielli,in collaborazione con il Polo Museale dell’Emilia Romagna, è curata da Mario Scalini, grande esperto del settore.
Una rassegna ricca di circa 160 pezzi tra armature intere, armi da difesa e da offesa, armi da fuoco, elmetti, spade, corsaletti, balestre e schiniere. L’obiettivo è mostrare come le armi, nel Rinascimento, fecero veramente la Storia, diventando a tutti gli effetti dei manufatti di altissimo artigianato, in alcuni casi pari all’oreficeria.

Le armi, da sempre compagne di vita e di morte dell’Uomo, assunsero giusto nel Rinascimento una dimensione totalizzante, soprattutto in Italia. Il sistema di valori che le armi sottendevano, infatti, si spingeva allora ben oltre il loro uso concreto, ossia il ferire, l’uccidere il nemico o all’opposto il difendersi. In una società che avvertiva il combattimento o almeno la minaccia della lotta in termini ricorrenti o endemici, questo sistema coinvolgeva aspetti sociali e rituali, simbolici e iconografici. In questo modo si comprendono fra l’altro i tornei e i bagordi, autorappresentazioni rutilanti, spettacolari e truculente del ceto aristocratico e, appunto, combattente.01. Armi e Potere

La mostra affronta ogni aspetto di questo complesso intreccio fra armi e uomini, mitologia e rappresentazione del potere. Essa tiene conto fra l’altro della lunga tradizione dei manuali di arte militare, già in auge nell’età bizantina, come pure di alcune immagini-simbolo del tempo, che raffigurano gentiluomini e talora anche gentildonne corazzati di tutto punto. Partendo da queste straordinarie collezioni, per l’occasione restaurate e riordinate, una serie di prestiti internazionali e un raffinato allestimento fanno conoscere allo specialista e al normale visitatore dei musei un fenomeno rimasto per molto tempo nell’oscurità.

Diversi fattori concorsero a questa dimensione. Importanti furono ad esempio i progressi nel campo della tecnica: da solo, il rapido affermarsi della polvere da sparo diede il via a una sorta di escalation delle armi da fuoco – e naturalmente di adeguate contromisure difensive. Non minore peso ebbe l’assetto geo-politico: dal 1494 in avanti gli stati italiani divennero, di fatto, luoghi di scontro e di contese per le grandi potenze internazionali, prime fra tutte la Spagna e la Francia.
Ma il primato è tutto italiano, fu Milano già nel 1400 a inaugurare le armature in un periodo in cui lo studio dell’Anatomia umana era ancora agli albori.

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