mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Borsellino, “Il più grande depistaggio della storia”
Pubblicato il 02-07-2018


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I giudici della corte d’assise di Caltanissetta nel tardo pomeriggio di sabato hanno depositato le motivazioni della sentenza del processo Borsellino quater: 1.856 pagine che parlano “del più grande depistaggio della storia italiana”, con elementi dello Stato” indussero il collaboratore di giustizia Vincenzo Scarantino a rendere false dichiarazioni sulla strage che uccise il procuratore aggiunto Paolo Borsellino e i poliziotti della scorta.

Secondo la corte “è lecito interrogarsi sulle finalità realmente perseguite dai soggetti, inseriti negli apparati dello Stato, che si resero protagonisti di tale disegno criminoso, con specifico riferimento ad alcuni elementi”. Ma chi sono gli uomini dello Stato chiamati in causa? Si tratta di alcuni investigatori del gruppo Falcone e Borsellino, guidati dall’allora capo della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera. Avevano il compito di scoprire i responsabili delle bombe, ma lavorarono per “costruire” alcuni falsi pentiti. E secondo la corte non lo fecero per sete di giustizia. A Scarantino, si legge nelle carte, furono suggerite “un insieme di circostanze del tutto corrispondenti al vero”.

“È del tutto logico ritenere — scrivono i giudici — che tali circostanze siano state suggerite a Scarantino da altri soggetti, i quali, a loro volta, le avevano apprese da ulteriori fonti rimaste occulte”. Chi ispirò i suggeritori? La corte, si legge su Repubblica, ricorda che il 13 agosto 1992, il centro Sisde di Palermo, comunicò alla sede centrale che “la locale polizia aveva acquisito significativi elementi sull’autobomba”. Alcuni poliziotti indefeli avrebbero pilotato il falso pentito. Accanto a loro operarono anche alcuni magistrati poco attenti. Nomi non ce ne sono, ma nelle carte si legge che due pm, Ilda Boccassini e Roberto Saieva, avevano scritto una nota ai colleghi per segnalare “l’inattendibilità delle dichiarazioni rese da Scarantino su via D’Amelio”.

Il procuratore aggiunto di Caltanissetta Gabriele Paci e il sostituto Stefano Luciani hanno chiesto il rinvio a giudizio per i tre poliziotti del gruppo di La Barbera. Ci sarà un processo per depistaggio. Gli imputati sono il dottor Mario Bo, oggi in servizio a Gorizia, e gli ispettori Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo. Per Scarantino i giudici hanno chiesto la prescrizione, concedendo l’attenuante per chi viene indotto a comettere un reato.

Oggi la richiesta al Csm di aprire una pratica relativa al depistaggio sul caso Borsellino è stata presentata in Comitato di presidenza dal togato di Area Antonello Ardituro, componente della Sesta Commissione, competente anche sulla materia antimafia. Ardituro ha sollecitato l’acquisizione della sentenza della Corte d’assise di Caltanissetta nel processo Borsellino quater, in cui si parla di “gravi depistaggi” nelle indagini sulla strage di via D’Amelio, in cui il 19 luglio 1992 furono uccisi il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta.

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