mercoledì, 19 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

DISACCORDO BREXIT
Pubblicato il 19-07-2018


brexit mayDopo anni di avvertimenti e di scenari apocalittici gli accordi per il divorzio Brexit, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, è sul tavolo. Ma come nei mesi trascorsi, ancora nulla di concreto e continui rimandi e proposte al vaglio. Tanto che la Commissione europea sollecita i Paesi Ue ad accelerare i preparativi per far fronte a tutti gli esiti possibili del negoziato sulla Brexit, aggiungendo che l’uscita della Gran Bretagna probabilmente creerà dei disagi.
“Il sollecito scritto agli Stati membri e alle entità private ad accelerare i preparativi fa seguito ad un richiesta del Consiglio europeo del mese scorso di aumentare il grado di prontezza a tutti i livelli e per tutti gli esiti possibili”, si legge in una nota dell’esecutivo Ue.
“Sebbene l’Unione europea stia lavorando giorno e notte per raggiungere un accordo per un ritiro ordinato, l’addio del Regno Unito causerà senza dubbio dei disagi — per esempio nella catena di fornitura delle imprese — che ci sia un accordo o meno”, ha aggiunto la Commissione.
Senza un accordo sulla Brexit, “tecnicamente dal 30 marzo 2019 ci sarà bisogno di un visto per entrare nel Regno Unito, ma questo è qualcosa che si può risolvere in maniera unilaterale mettendo il Paese nella lista di quelli dove si può viaggiare senza visto. È qualcosa che si può fare a livello Ue”. Così fonti Ue nel giorno in cui il negoziatore dell’Unione Michel Barnier incontra per la prima volta il nuovo ministro britannico responsabile del dossier, Dominic Raab. Il nuovo ministro è un giovane euroscettico subentrato al veterano David Davis alla guida del dicastero per la Brexit. Sul piatto ci sono le nuove proposte del governo Tory di Theresa May sancite dal Libro Bianco (White Paper) di fresca pubblicazione. La nuova linea della May di una Brexit di tipo soft ha suscitato le dimissioni polemiche di Davis e di Boris Johnson. Proprio quest’ultimo adesso si dice pronto a contrastare e a sfidare il Primo Ministro May.
“Non è troppo tardi per salvare la Brexit – ha detto il fuoriuscito Johnson -. Abbiamo tempo in questi negoziati. Abbiamo cambiato direzione una volta e possiamo cambiarla di nuovo”. Il riferimento, è ovvio, è alla necessità di virare in direzione di una “hard Brexit”, un negoziato secco e duro con Bruxelles dopo che la May avrebbe scelto invece “una Brexit di cui è rimasto soltanto il nome”.
L’ex membro del governo lancia così la sfida (non esplicita) al primo ministro, in un discorso tenuto ai Comuni in cui spiega le ragioni delle sue dimissioni.
“Tutti vogliamo un accordo, ma dobbiamo vedere come ci arriveremo”, dicono fonti dell’Unione, e sulla possibilità di ricreare una frontiera fra Irlanda del Nord e del Sud sottolineano che “ci può essere una differenza fra il confine doganale e quello politico, non è impossibile secondo le leggi internazionali”.
I ministri degli Affari europei discuteranno della questione domani, venerdì, 21 luglio. Nel frattempo la Commissione europea ha preparato un documento nel quale elenca le misure da prendere per mitigare gli effetti di una hard Brexit. Nei fatti, un Piano B. Tutti i campi sono coinvolti: dai trasporti alla salute, dalle qualifiche professionali al settore farmaceutico. Sono due gli scenari possibili e toccherà a Londra e Bruxelles decidere verso quale dei due andare incontro: il primo prevede il raggiungimento di un accordo ratificato entro il 30 marzo 2019. In questo caso le leggi dell’Unione europea smetteranno di applicarsi al Regno Unito il 1 gennaio 2021 dopo un periodo di transizione. Il secondo prevede invece il fallimento nel raggiungimento dell’intesa e in questo caso non ci sarà alcun periodo di transizione e le leggi dell’Unione europea non saranno più applicate al Regno Unito a partire dal 30 marzo 2019, determinando così la definitiva rottura tra le due parti.

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