venerdì, 20 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Brexit. Doppio colpo sul governo di Theresa May
Pubblicato il 09-07-2018


david davis

Il Governo conservatore inglese di Theresa May è nel caos. Dopo le dimissioni annunciate stanotte dal ministro per la Brexit, David Davis, elemento chiave della compagine, in polemica con la svolta verso un negoziato più soft con l’Ue strappata in questi giorni dalla premier, oggi hanno rassegnato le dimissioni anche il ministro degli Esteri, Boris Johnson ed i sottosegretari Steven Baker e Suella Braverman.

Al posto di David Davis è stato nominato  Dominic Raab, 44 anni, un altro ‘brexiteer’ finora viceministro della Giustizia e in passato elemento di punta nel fronte pro-Leave durante la campagna referendaria del 2016.

Davis, esponente di punta della corrente Tory euroscettica, ha deciso, dopo qualche giorno di riflessione, di non poter evidentemente accettare la nuova strategia più conciliante nei confronti di Bruxelles che May aveva imposto al consiglio dei ministri solo venerdì scorso. Le dimissioni del ministro, in attesa dell’ufficializzazione di Downing Street e della nomina di un sostituto, sono state confermate dalla Bbc e da tutti i media del Regno Unito.

Davis, 69 anni, finora responsabile per il governo britannico dei negoziati sul divorzio con l’Ue, aveva sottoscritto venerdì, come tutti gli altri ministri, il compromesso proposto da Theresa May per cercare di sbloccare le trattative con Bruxelles. Il compromesso non è stato gradito dai ‘brexiteers’ ultrà del suo stesso partito, ed è stato considerato da qualcuno alla stregua di un ‘tradimento’ del risultato del referendum del 2016 e improntato a un’apertura sull’ipotesi di creazione di un’area di libero scambio post Brexit, con regole comuni, almeno per i beni industriali e per l’agricoltura, oltre che alla definizione di nuove intese doganali con l’Ue. Concessioni interpretate da diversi deputati della corrente dei falchi come un cedimento, ma su cui inizialmente la premier sembrava aver ricomposto una sia pur fragile unanimità in seno al gabinetto. Le dimissioni di Davis sono diventati un elemento di rottura.

L’uscita di scena del ministro per la Brexit rischia di essere in effetti l’inizio di un effetto domino (circolava già la voce che il primo a seguire poteva essere il titolare degli Esteri, Boris Johnson, come è avvenuto) in grado di mandare in pezzi l’esecutivo, la maggioranza ed anche la compattezza del Partito Conservatore. Con questo nuovo scenario incombe la possibilità di nuove elezioni anticipate. Le reazioni non si sono fatte attendere. Dal fronte dei ‘brexititeers’, è stato plaudito il gesto ‘coraggioso e da uomo di principi’ di Davis. Il sostegno a Davis è arrivato a tamburo battente da deputati come Peter Bone, Andrea Jenkyns e Harry Smith, mentre molti osservatori danno già per scontata una sfida imminente alla leadership Tory della May. Il dilemma sarà un nuovo governo conservatore senza la guida della May o elezioni anticipate ?

Dopo l’annuncio delle dimissioni dell’euroscettico Davis Davis, ministro responsabile della Brexit, pochi giorni dopo che la premier Theresa May era riuscita a rinsaldare il governo su una strategia di uscita che punta però a mantenere una stretta relazione commerciale con l’Unione europea, la sterlina inglese è in netto recupero sulle altre valute. A metà mattina il ‘British pound’ si è attestato a 1,3346 dollari, laddove prima dell’annuncio fluttuava attorno a 1,3286. La valuta Gb recupera anche sull’euro, che cala a 0,8821 sterline laddove in precedenza navigava sopra 0,8840.

Dunque la Brexit non piace neanche ai mercati finanziari. Comincia a piacere sempre meno anche agli inglesi che giorno dopo giorno acquistano coscienza di aver fatto scelte errate. In realtà, il referendum sulla Brexit ha già diviso a metà gli inglesi. Soltanto per una esigua maggioranza ha prevalso la Brexit. Oggi, molto probabilmente, in un nuovo referendum la maggioranza degli inglesi preferirebbe restare nell’Unione Europea. Di certo, non è un caso che il laburisti inglesi guidati da Corbin stanno guadagnando nuovi consensi. Le elezioni anticipate in Inghilterra, dunque, ben vengano. Una vittoria dei laburisti potrebbe avere anche degli effetti sul resto d’Europa. Come insegna la storia, non pagano gli estremismi e i populismi che con l’inganno e le bugie riescono a conquistare il potere. Sappiamo tutti che le bugie hanno le gambe corte. Di conseguenza, i partiti o i movimenti politici che le hanno utilizzate, presto finiranno per perdere i consensi elettorali conquistati sulla base di falsità ed illusorie promesse.

Dunque, anche in Italia, al più presto, bisogna prepararsi per offrire all’elettorato una alternativa politica credibile fatta di contenuti e di uomini. Corbin, in Gran Bretagna, molto probabilmente, ci sta riuscendo.

Salvatore Rondello

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