giovedì, 15 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Catalogna: prove di dialogo con il Governo spagnolo
Pubblicato il 11-07-2018


Pedro SanchezIl 9 luglio a Madrid, presso il Palazzo della Moncloa si è tenuto il primo incontro tra il premier socialista Pedro Sanchez e il governatore della Catalogna Quim Torra. Durante la riunione, durata oltre due ore, i leader hanno concordato di “ristabilire” le relazioni tra la regione autonoma e il governo centrale, totalmente interrotte con l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione spagnola.

Questa norma costituzionale si può attivare quando una Comunità Autonoma non adempia agli obblighi costituzionali e legali, tra cui la garanzia di unità del Paese.

Come si può ben immaginare, trattandosi di uno strumento legislativo delicato e anche asimmetrico, la sua attuazione dovrebbe presupporre un’estrema prudenza politica e un’attenta analisi operativa, poichè lo Stato assume su di sé il massimo livello della forza coercitiva a discapito della Comunità Autonoma.

Tuttavia, le vicende degli scorsi mesi hanno ampiamente superato il livello di allerta: l’indizione e lo svolgimento del referendum indipendentista in Catalogna, il primo ottobre 2017, hanno comportato un grave cortocircuito istituzionale e uno scontro tra i poteri dello Stato; la successiva violenta repressione delle forze dell’ordine nella giornata elettorale; la messa in stato d’accusa dei rappresentanti istituzionali catalani; il mandato di arresto europeo per l’allora presidente della Generalitat Puigdemont; le recenti elezioni in Catalogna e la nuova vittoria del fronte indipendentista.

Anche il governo centrale ha vissuto un rivolgimento, con l’approvazione della mozione di sfiducia al governo Rajoy, da parte del Congresso dei deputati e, come previsto dalla Carta costituzionale iberica, l’elezione di Pedro Sanchez, leader del PSOE (Partito Socialista Operaio Spagnolo) a nuovo Capo del Governo.

Pedro Sanchez, osteggiato dal gruppo dirigente storico (come la governatrice dell’Andalusia, Susana Diaz, sua sfidante alle ultime primarie del dicembre 2016), è tornato a guidare il Partito con il consenso della base socialista che gli ha riconosciuto coerenza nel contrastare il governo del Partido Popular e la scelta operata dal partito socialista di concedere “un’astensione benevola” al governo Rajoy, atto a cui rispose dimettendosi da segretario nazionale.

Tornando all’oggi, il nuovo esecutivo è un monocolore socialista, un governo di minoranza retto in Parlamento dall’appoggio esterno di Podemos e degli indipendentisti e nazionalisti catalani e baschi.

Pedro Sánchez è consapevole che la questione catalana sia la sfida più grande del suo mandato e un tema sensibile che può portare alla fine anticipata della legislatura. Per affrontare il problema, il Presidente del Governo è fiducioso che la nuova strategia del dialogo e della distensione possano portare al “disarmo” politico dei separatisti radicali che puntano ad una nuova escalation di tensione.

Il governo socialista confida nel fatto che non prevarrà nel movimento indipendentista la linea dura del secessionismo, rappresentata dal “fuggitivo” Carles Puigdemont e dal nuovo presidente della Generalitat, Quim Torra (“il circolo di Berlino”).

Tuttavia, durante l’incontro di ieri, Sánchez e Torra hanno condiviso la necessità di riattivare la Commissione bilaterale Stato-Generalitat, prevista dallo statuto della Catalogna ma non più convocata dal luglio del 2011.

Hanno concordato, inoltre, l’urgenza di ripristinare canali di dialogo tra i due soggetti istituzionali, fissando un nuovo incontro a Barcellona che probabilmente si terrà in autunno.

La mossa compiuta dall’esecutivo socialista può aprire una nuova stagione nei rapporti tra il governo centrale e le diverse autonomie di cui si compone lo Stato Spagnolo.

Sembrano superate le rigidità del governo conservatore di Rajoy che in nome dell’unità nazionale ha preferito utilizzare la ragione della forza rispetto al dialogo. In questa maniera ha ottenuto l’effetto contrario, rafforzando il consenso dei settori più radicali dell’indipendentismo catalano.

All’opposto, il tentativo di Sanchez si poggia sulla necessità di dialogare con le forze più moderate, in modo da raggiungere un accordo che dia maggiore autonomia alla Catalogna ma all’interno di un quadro di rinnovata unità nazionale.

In altre parole, la soluzione che Sanchez propone, con l’intento di scoraggiare la rivendicazione all’indipendenza della Catalogna è una riforma della Costituzione in senso plurinazionale.

La Spagna è una “nazione di nazioni” composta da Comunità autonome e governo centrale, in linea con lo spirito della Costituzione del 1979 con la quale si è inteso disegnare un ordinamento di tipo regionale, tendente al federalismo, in opposizione al centralismo che aveva caratterizzato il periodo della dittatura franchista.

Come Zapatero, anche il PSOE di Sánchez vede nella ridefinizione del consenso costituzionale in materia territoriale, l’opzione politica più efficace per costruire una nuova egemonia socialista insieme ad alcuni partiti della sinistra radicale, come Podemos, e con l’apporto dei nazionalisti.

Il nuovo stile del PSOE dà ossigeno alla direzione di CER o PDeCAT, indipendentisti catalani pragmatici, che vogliono riprendere il dialogo con il Governo per chiudere le ferite politiche e riparare le fratture sociali.

Da questi settori si fa notare come nonostante “i gesti e le minacce” di Torra, che come detto rappresenta l’ala più radicale, nessuno dei leader separatisti abbia infranto la legge. Anzi, il presidente del Parlamento catalano, Roger Torrent, ha messo in chiaro che non violeranno nuovamente la legge. Sperano, inoltre, che l’attivazione delle commissioni bilaterali tra lo Stato e il Governo consentano una normalizzazione delle relazioni. Tutto questo avviene mentre proseguono i processi alle massime cariche catalane responsabili dei passaggi che hanno comportato l’attivazione dell’art.155 Cost.

Di contro, dal governo spagnolo spiegano che il Presidente manterrà un atteggiamento di ascolto e dialogo, senza offrire al momento netti cambi di rotta sostanziali. Questo atteggiamento prudente si spiega con la necessità di verificare le reali intenzioni del governo catalano: non è chiaro se le sfide quotidiane lanciate da Torra siano una strategia di comunicazione per il proprio elettorato o nascondano la volontà di proseguire sulla strada dell’indipendenza.

Di fatto, Pedro Sánchez tiene aperti tutti gli scenari prima di una possibile evoluzione negativa del processo. Fonti del governo assicurano che se la Generalitat dovesse andare alla prova di forza, allora ci si richiamerà allo stato di diritto, come avvenuto nel 2017. È evidente come tale scenario sia il peggiore anche perché potrebbe determinare la caduta dell’esecutivo.

Per questo motivi continuerà il dialogo e si proporrà un rafforzamento delle Comunità Autonome. In questo senso, vanno lette le recenti nomine della catalana Meritxell Batet come ministro della Politica Territoriale e Funzione Pubblica e della basca, Isabel Celaá come portavoce del Consiglio dei ministri e Ministro dell’Istruzione.

Paolo D’Aleo

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