venerdì, 20 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Chiamata alle armi
Pubblicato il 06-07-2018


Mi ha fatto riflettere il titolo quasi brutale (icasticamente: “La fine del PD”) con cui il direttore dell’Avanti! ha commentato l’esito delle elezioni del 4 marzo e di quelle municipali che hanno cancellato successivamente il “rosso storico” di alcune regioni italiane. Ricordo a me stesso che la mia Parma – terra che mastica la politica, come diceva Craxi, ha subito un vulnus storico: Parma rossa, quella delle barricate contro le squadracce di Italo Balbo, la città di Fernando Santi, la Provincia capace di mandare in Parlamento due “papi stranieri” come Gaetano Arfè e Luigi Covatta, ha subito un vulnus storico in quel maledetto 4 marzo: oggi è rappresentata nel Parlamento della Repubblica solo dalla destra populista. Aggiungo che il PD è stato sconfitto anche nelle elezioni comunali del capoluogo e di numerosi altri Comuni, fra cui Langhirano e Fornovo.

Ho dunque concluso che il titolo del nostro Mauro era perentorio e liquidatorio, ma rispondente alla realtà effettuale. Il PD è oggi incapace di esercitare una permanente forza attrattiva nei confronti delle classi sociali che un tempo votavano per i partiti di centro-sinistra. E’ una disaffezione che riguarda il mondo del lavoro, compreso quello autonomo, agricolo e cooperativo. Si è dunque concluso con una disfatta della sinistra il ciclo storico iniziato con la slavina giustizialista dei primi anni ‘90. Il voto del 4 marzo squaderna davanti a noi la fine dell’esperienza ulivista e veltroniana-dalemiana del PD, punita dagli elettori anche nella versione neo-fanfaniana di Matteo Renzi.

E così l’Italia è oggi dominata da una destra populista ed antieuropea, incardinata sul potere di due “tribuni del popolo”, comandanti di due agglomerati che praticano il fuhrerprinzip di teutonica memoria.

Su queste macerie prendono corpo finalmente la constatazione e il convincimento che si deve “andare oltre il PD”, come enfatizza Carlo Calenda. Questo “vasto programma” è al centro del convegno di Roma, organizzato – non per caso – da quel che resta del socialismo italiano. I motivi di ripensamento, anche autocritico, sono molteplici: i nazional-populisti vincono a man bassa nel Sud del Paese, perché il centro-sinistra non ha mai costruito una efficace politica meridionalistica, immemore di quella predicata e praticata da Giorgio Amendola, da Manlio Rossi Doria, da Giuseppe Avolio e da Francesco Compagna. Ma la sinistra perde anche nelle Regioni rosse perché, ebbra del lungo dominio, non ha saputo realizzare una convincente opera di buongoverno in casa propria.

E’ gran tempo, dunque, di tentare un “colpo d’ala” politico, sorretto da “idee chiare ed adesione ai problemi concreti”, come dicevamo negli anni del nuovo corso del PSI. C’è in campo un nuovo leader, Carlo Calenda, che scuote i generali e i caporali delle sconfitte: propone l’alleanza repubblicana finalizzata ad “andare oltre il PD”, nella gridata consapevolezza che con il solo PD si perde: si consegna la Nazione alla destra populista e dunque si fuoriesce democrazia liberale, dall’Europa e dall’Occidente. Qualche studioso di storia antica ha osservato che le sempiterne faide intestine fra i numerosi capi del PD evocano le lotte dei diadochi impegnati a spartirsi il regno di Alessandro Magno.

Il primo fronte è quello della battaglia quotidiana contro gli usurpatori della democrazia oggi al potere, accompagnata da un appello degli uomini di cultura, vecchi e nuovi. Devono inoltre entrare nell’agone politico anche le “riserve della Repubblica”. In casa nostra penso a Martelli, a Intini, a Covatta ad Acquaviva a Mauro Del Bue e ad altri compagni non ancora ultra ottuagenari come chi scrive. In ogni città e in ogni provincia, sull’onda della manifestazione di Roma, si deve promuovere una “chiamata alle armi” di quanti sentono il dovere di lottare contro i nuovi barbari. Verità vuole che si dica che sono da settimane in prima linea, spesso solitari, gli amici de Il Foglio di Giuliano Ferrara, pienamente consapevoli della gravità dell’ora. Il ripensamento riformista che il PSI, Mondoperaio e l’Associazione Socialismo hanno chiamato “Rimini II” può accompagnare e sostenere l’Alleanza per la Repubblica e per l’Europa. Sarà anche utile l’aiuto delle Fondazioni italiane ed europee che coltivano i valori del socialismo, del liberalismo e della democrazia occidentale.

La campagna per l’elezione del Parlamento Europeo è già dietro l’angolo. L’Alleanza Repubblicana dovrà essere in campo: a fianco del PD, ma oltre il PD, come autonoma forza propulsiva. Ho imparato dai miei maestri di gioventù – i liberali de “Il Mondo” di Mario Pannunzio – che nei momenti cruciali della nostra vita nazionale “sono le minoranze che fanno la storia”, specialmente quando, come diceva Santi, sono capaci di portare dalla loro parte il grosso dell’esercito.

Post scriptum. Ha visto giusto Carlo Calenda quando in una recente intervista ha menzionato il Sindaco di Parma per sottolineare che l’operazione “oltre il PD” ha come interlocutori necessari anche gli amministratori e gli elettori dei Comuni in cui hanno vinto le liste civiche, spesso sconfiggendo il PD.

Fabio Fabbri

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