mercoledì, 17 ottobre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Come funziona la Naspi per chi vuole continuare a lavorare
Pubblicato il 18-07-2018


Naspi Inps

COME FUNZIONA PER I PENSIONATI

Ci sono pensionati che per diversi motivi decidono di continuare a lavorare. Ad esempio, ce ne sono alcuni che hanno ottenuto il riconoscimento della pensione in età diciamo non molto avanzata (il che era abbastanza frequente prima dell’approvazione della Legge Fornero) e per questo hanno deciso di continuare a lavorare così da avere una rendita ulteriore a fine mese. Lavorando i pensionati continuano a corrispondere i contributi previdenziali all’Inps che in un secondo momento gli potrebbero essere utili per incrementare l’importo del trattamento pensionistico già percepito. A tal proposito ci si chiede spesso se un pensionato, che continua a lavorare in caso di licenziamento, ha diritto o meno all’indennità di disoccupazione Naspi Inps. Ricordiamo infatti che questa spetta a coloro che hanno perso il lavoro per cause indipendenti dalla loro volontà e che negli ultimi 4 anni hanno maturato almeno 13 settimane contributive (oltre ad aver lavorato per almeno 30 giorni effettivi nell’ultimo anno).

Quindi qualora il pensionato soddisfi queste condizioni potrebbe richiedere la Naspi all’Inps? La risposta purtroppo è negativa dal momento che la Legge Fornero ha stabilito che il diritto all’indennità di disoccupazione si estingue una volta raggiunti i requisiti per la pensione. Per lo stesso motivo non possono richiedere l’indennità di disoccupazione coloro che lasciano il lavoro al comimento dell’età pensionabile per il periodo che va dall’interruzione dell’attività lavorativa alla liquidazione del primo assegno previdenziale. Lo stesso vale per i Co.co.co. in pensione, ai quali non spetta la Dis-Coll. Ciò non dimeno, è importante, però, sottolineare che questo non vale per tutti i trattamenti previdenziali, ma solamente per quelli diretti come la pensione di vecchiaia e anticipata. Possono infatti richiedere la Naspi Inps, coloro che perdono il lavoro per cause indipendenti dalla loro volontà sebbene siano titolari al contempo di una pensione di reversibilità o di invalidità civile.

Previdenza

SENZA RIFORMA IN PENSIONE PIÙ TARDI

È ancora tutto da decidere il futuro delle pensioni. Il governo sta vagliando l’ipotesi di una riforma con la possibilità di introdurre fin dal 2019 una quota 100 che consenta ai lavoratori di andare in pensione al raggiungimento dei 64 anni di età con 36 di contributi.

La quota 100, infatti, è quello strumento che consente di andare in pensione una volta che la somma dell’età anagrafica e degli anni dei contributi versati dà come risultato 100. Nel caso del governo Lega-Movimento 5 Stelle, però, è stato deciso di prevedere una soglia minima anagrafica (64 anni appunto).

Solo dal 2020, invece, dovrebbe essere estesa a tutti la quota 41, lo strumento con il quale si potrà andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica al raggiungimento di 41 anni di contributi.

In attesa della riforma, però, i requisiti per la pensione subiranno una variazione al rialzo a partire dal 1° gennaio 2019, visto l’adeguamento con le aspettative di vita rilevate dall’Inps, aumentate di 5 mesi, stabilito dalla Legge Fornero.

Come da una nota pubblicata da Money.it, l’adeguamento porterà ad un innalzamento dei requisiti previdenziali per tutti i trattamenti oggi a disposizione per smettere di lavorare.

Nel dettaglio, per la prestazione di vecchiaia contributiva sarà richiesta un’età pari a 71 anni, oltre a 5 anni di contributi. Per la pensione di vecchiaia ordinaria, invece, l’età pensionabile è aumentata di 3 mesi, diventando così pari a 67 anni per tutti, mentre il requisito contributivo è rimasto invariato (20 anni).

Gli stessi anni di contribuzione sono richiesti anche per la pensione anticipata contributiva per cui, invece, l’età anagrafica diventa 64 anni visto l’incremento di 3 mesi.

Per quanto attiene la pensione anticipata ordinaria, invece, bisogna fare una distinzione tra uomini e donne. I primi potranno accedervi una volta maturati 43 anni e 3 mesi di contributi, mentre per le seconde basteranno 42 anni e 3 mesi. In entrambi i casi non è previsto alcun requisito anagrafico.

Da segnalarea, poi, un innalzamento di 5 mesi della quota 41 per lavoratori precoci, per i quali dal 1° gennaio 2019 saranno necessari 41 anni e 5 mesi di età per andare in quiescenza.

Infine, l’aumento delle condizioni prefigurate per il trattamento di vecchiaia comporterà anche una variazione per l’Ape Volontario, poiché questo può essere richiesto quando ci si trova a meno di 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento dei requisiti per la pensione. Quindi, dal 1° gennaio, non si potrà accedere al prestito pensionistico con meno di 63 anni e 3 mesi di età.

Da assistenza a Welfare

PREVIDENZA: PER CASSE PRIORITÀ ESIGENZE ISCRITTI

Le casse previdenziali degli ordini professionali vanno incontro alle esigenze degli iscritti, tenendo presente anche le nuove competenze professionali. E’ quanto emerso dal dibattito ‘Assistiamoci: le nuove frontiere del welfare’, tenutosi recentemente a Milano, in occasione del Festival del lavoro, organizzato dall’ordine del Consiglio nazionale dei Consulenti del lavoro.

“Da anni -ha detto Alessandro Visparelli, presidente dell’Enpacl, Ente nazionale di previdenza e assistenza dei consulenti del lavoro- cerchiamo di mettere a disposizione dei colleghi diverse iniziative, che vanno dall’assistenza (polizza, sanitaria, integrativa) ai provvedimenti straordinari per i consulenti delle zone terremotate. Diamo, inoltre, un assegno di 6.000 euro all’anno a tutti gli orfani dei colleghi e minori di età”. “Abbiamo anche risorse destinate al welfare attivo -ha ricordato- quindi a sostegno e sviluppo della categoria, andando a finanziare iniziative per acquisto attrezzature, di cui ci facciamo carico degli interessi. L’Enpacl ha anche finanziato importanti iniziative di formazione per spingere i colleghi ad occuparsi di nuove attività professionali; quest’anno abbiamo finanziato un progetto che prevede la formazione di 500 colleghi che si occuperanno della consulenza-pianificazione previdenziale. Ma i progetti sono rivolti anche ai giovani, ad esempio, per la sicurezza sul lavoro. Stiamo poi sperimentando il passaggio degli studi professionali dagli ‘anziani’ che stanno terminando l’attività, a favore dei giovani che fanno sempre più fatica a entrare nel mondo del lavoro, con garanzia Confidi per acquistare lo studio dei colleghi. Poi l’Ente, gratuitamente, offre un contributo proporzionato al finanziamento ottenuto, pari al 12%”.

Un’attività pensionistica che punta sul welfare è anche la strada scelta dalla Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti. “Noi -ha spiegato il presidente Walter Anedda- pensiamo ad un welfare strategico e attivo che accompagna il professionista nel momento in cui comincia la sua attività professionale, durante il suo percorso e anche nel momento in cui va in pensione. In generale, le casse possono davvero essere di supporto per chi oggi avvia l’attività professionale. Avviare un’attività professionale significa fare investimenti e, quindi, risorse che i giovani spesso non hanno a disposizione. Piano piano tutte le categorie professionali si stanno attivando per attuare strumenti validi che sono immediatamente disponibili”.

L’Enpab, la cassa di previdenza e assistenza a favore dei biologi, sta cercando di diversificare l’assistenza agli iscritti, in base alla professionalità. “Abbiamo superato -ha sottolineato, Tiziana Stallone, presidente Enpab- i 15mila iscritti, il 50% dei quali è under 50 e il 42% è nutrizionista. Abbiamo cercato di parlare la stessa lingua dei nostri iscritti, infatti siamo entrati nelle università e abbiamo accolto le loro esigenze e il desiderio di essere sempre più rappresentati nel sistema accreditato privato”.

“Abbiamo ideato la ‘work-up’ professionale -ha proseguito Stallone-: il progetto rappresenta un’altra fase di evoluzione del welfare attivo tramite l’intervento legato al sostegno e alla promozione della libera professione come necessaria condizione per un incremento dei redditi professionali e, quindi, per contributi previdenziali più consistenti, necessari per migliorare le prestazioni. La partnership nata tra Enpab e la Clinica Santa Famiglia di Roma , unica struttura in Italia mono specialistica di Ostetricia e Ginecologia che, con progetti specifici, va nella direzione del benessere”.

“La ‘work-up’ -ha affermato la presidente Stallone- dedicata a ‘Nutrizione e fertilità’, ha accolto 8 biologi liberi professionisti presso le strutture della clinica e li sosterrà in un percorso di formazione intensiva tramite l’esposizione di casi pratici e la condivisione di metodiche e protocolli di lavoro per la durata complessiva di un anno. Questo tipo di formazione mira all’acquisizione di newskills e alla formazione sul campo, un importante momento di confronto con altri professionisti. Così l’ente di previdenza dà la possibilità di accorciare la distanza tra il mondo della formazione e quello del lavoro”.

Carlo Pareto

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento