martedì, 23 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Confindustria: decreto Dignità parte da presupposti sbagliati
Pubblicato il 18-07-2018


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Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, in audizione nella Commissione Finanze del Senato, ha affermato: “Pace fiscale non significa varare nuovi condoni  ma pensare a un fisco amico del contribuente, che favorisca l’estinzione dei debiti. In Italia gli oneri amministrativi per i contribuenti sono già molto elevati. La loro presenza spesso finisce con favorire le attività sommerse e le organizzazioni produttive informali”.

Il ministro Tria, in merito al rallentamento dell’economia, ha affermato: “Quanto alle previsioni, quelle più recenti degli organismi internazionali per il 2019 indicano un rallentamento dell’economia dei principali Paesi europei, pur mantenendo tassi di crescita ampiamente positivi, che evidentemente avrà effetti anche sull’economia italiana. Nell’anno in corso è ancora possibile conseguire una crescita non lontana da quella programmata”.

Sono in arrivo novità per l’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive. Il ministro, alla domanda se all’interno della riforma strutturale del fisco c’è anche l’Irap, ha risposto: “Certo. Si tratta di un’imposizione che non ha mai goduto del mio favore, da un punto vita della logica economica. Deve rientrare nel pacchetto della riforma che si sta studiando”.

Poi sulla flat tax il ministro dell’Economia ha detto: “La task force istituita per attuare il programma di governo ha l’obiettivo di analizzare i profili di gettito e distributivi del sistema in vista della definizione della flat tax, in un quadro coerente di politica fiscale e in armonia con i principi costituzionali di progressività dell’imposta. Principi che, invece, l’attuale struttura dell’Irpef fa difficoltà a garantire”.

Secondo il titolare di via XX Settembre: “In Italia occorre ripristinare condizioni di stabilità e certezza per attrarre investimenti esteri e per sostenere i consumi delle famiglie e gli investimenti delle imprese. Per raggiungere questi obiettivi è necessario adottare azioni strutturali fortemente orientate a: rendere la tassazione più favorevole alla crescita, perseguire la semplificazione degli adempimenti, migliorare la tax compliance, preparare il terreno alla riduzione della pressione fiscale”.

Parlando anche del reddito di cittadinanza, Tria ha detto: “Non costa, sarà finanziato con strumenti di welfare già esistenti. Il costo della misura non può essere considerato addizionale ma in parte sostitutivo di altre misure. Si dovrebbe quindi parlare di costo differenziale che dipenderà dal disegno specifico della norma che introdurrà il reddito di cittadinanza”.

Ma allora, il ‘reddito di cittadinanza’ potrebbe essere soltanto la ridenominazione di altre forme di welfare assistenziale già esistenti senza produrre un sostanziale impatto sia sul bilancio che sulla distribuzione della ricchezza.

Già adesso, con il cosiddetto ‘decreto dignità’, la polemica con la Confindustria assume toni sempre più aspri.

Nella relazione di Confindustria presentata in occasione dell’audizione di alcuni suoi rappresentanti, tra cui il direttore generale, Marcella Panucci, davanti alle Commissioni riunite di Lavoro e Finanze alla Camera, si legge: “Il fatto che per contratti tra i 12 e i 24 mesi sia richiesto alle imprese di indicare le condizioni del prolungamento, esponendole all’imprevedibilità di un’eventuale contenzioso, finisce nei fatti per limitare a 12 mesi la durata ordinaria del contratto a tempo determinato, generando potenziali effetti negativi sull’occupazione oltre quelli stimati nella Relazione tecnica al Decreto (in cui si fa riferimento a un abbassamento della durata da 36 a 24 mesi)”. Il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, ha commentato: “Pensiamo che il decreto dignità  parta da presupposti sbagliati e non tenga in considerazione i dati effettivi degli ultimi anni. C’è il presupposto di aumento eccessivo della precarietà. Noi condividiamo la lotta agli abusi, ma nel decreto ci sono misure eccessive rispetto all’obiettivo.  I dati non mostrano un aumento della precarietà. Secondo l’associazione degli industriali, la migliore strada è agire sul costo del contratto a tempo indeterminato, con una riduzione netta del costo del lavoro. Il punto critico   è la reintroduzione delle causali, che non costituiscono un vero meccanismo di tutela, ma un onere e un rischio sia per l’impresa che per il lavoratore. Siamo dell’idea che dovrebbero essere eliminate almeno per i contratti fino a 24 mesi. Le novità introdotte sull’indennità di licenziamento, rendono più difficile l’applicazione di contratti a termine e scoraggiano quelli a tempo indeterminato. Sarebbe opportuno, aggiunge, evitare brusche retromarce sulle riforme già avviate, mentre serve che il quadro delle norme sia assicurato da stabilità e certezza. Attraverso l’esame del decreto in Parlamento, si potranno approvare correzioni che garantiranno una crescita sostenibile e inclusiva dell’Italia, favorendo la competitività delle imprese e la valorizzazione del lavoro. Il decreto dignità  di fatto non distingue la delocalizzazione buona da quella selvaggia  che va contrastata, per il quale le misure contenute nel decreto renderanno più incerto e più imprevedibile il quadro di regole in cui operano le imprese, disincentivando gli investimenti e limitando la crescita.

Infine, il contrasto alla ludopatia contenuto nel dl dignità è condivisibile ma il divieto assoluto della pubblicità ci sembra eccessivo. Quelle prese di mira dal documento sono attività lecite che se troppo vincolate rischiano di dare spazio a quelle illecite. Si potrebbero immaginare meccanismi differenti, chiarendo meglio gli spot. La pubblicità ha un valore informativo”.

Di Maio ha replicato a Confindustria dicendo: “Terrorismo psicologico sul ‘Dl Dignità’. Sono gli stessi che gridavano alla catastrofe se avesse vinto il ‘No’ al referendum”.

I sindacati non si sarebbero ancora espressi, mentre l’attuale Governo sembrerebbe avviarsi in un pericoloso percorso giustizialista di matrice giacobina in cui facilmente possono perdersi i ‘lumi della ragione’ tra incoerenze e contraddizioni.

Salvatore Rondello

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