venerdì, 20 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Decreto dignità, staff leasing e modifiche alla pensione
Pubblicato il 03-07-2018


di maio occhiataUna riduzione del costo del lavoro finalizzata ad incentivare le imprese che possono crescere sarà introdotta con la legge di Bilancio. Lo ha assicurato il vicepremier Luigi Di Maio che parlando delle misure adottate con il decreto Dignità ha detto: “Ridurremo il costo del lavoro. Ci stiamo lavorando per la legge di Bilancio”. Di Maio, intervenendo ad Agorà su Rai Tre ha proseguito spiegando quanto segue: “Il governo farà un abbassamento di costo del lavoro selettivo, su tutte le imprese che hanno un margine di crescita. Le incentiveremo. I voucher erano nati per alcuni lavori, come quelli domestici di Colf e badanti, e in alcuni casi nell’agricoltura. Se il tema è questo e se ne può discutere. No alla reintroduzione dei voucher come aveva fatto Renzi e i sui amici: ci si pagavano anche gli ingegneri…erano usati per un contratto di una giornata e con quello, ai fini Istat, era come se si era lavorato una settimana, e questo aveva fatto impennare i conti degli occupati in Italia”. Quest’ultimo tema è particolarmente gradito alla Lega. Invece, lascia perplessa la volontà di incentivi selettivi sugli aiuti alle imprese (…’le imprese che hanno un margine di crescita’).
Sulle immigrazioni clandestine e sugli ultimi naufragi ed annegamenti nel Mediterraneo, dopo il blocco delle navi delle Ong, il vicepremier Luigi Di Maio ha detto: “Non bisogna utilizzare i morti per questa polemica, ricordiamoci che i morti in mare ci sono stati sempre. Le nostre navi continuano a salvare le persone: c’è una differenza fra salvataggio e traghettamento. Forniremo nuove motovedette alla Libia perché è la cosa più sana che i salvataggi li facciano i libici e li riportino sulle coste libiche”.
Proseguendo l’intervento ad Agorà, Di Maio ha detto: “Ho preso un altro impegno con gli italiani: ora tagliamo le pensioni d’oro. Incardiniamo un disegno di legge al Senato e spero di approvarlo entro l’estate”. Quindi, Di Maio si vorrebbe sostituire al Parlamento nell’approvazione delle leggi.
Tuttavia, il futuro delle  pensioni è ancora tutto da decidere. Il governo sta vagliando l’ipotesi di una riforma con la possibilità di introdurre fin dal 2019 una quota 100 che consenta ai lavoratori di andare in pensione al raggiungimento dei 64 anni di età con 36 di contributi.
La quota 100, infatti, è quello strumento che consentirebbe di andare in pensione una volta che la somma dell’età anagrafica e degli anni dei contributi versati dà come risultato 100. Nel caso del governo giallo-verde, però, è stato deciso di prevedere una soglia minima anagrafica (64 anni appunto).
Solo dal 2020, invece, dovrebbe essere estesa a tutti la quota 41, lo strumento con il quale si potrà andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica al raggiungimento di 41 anni di contributi.
In attesa della riforma, però, i requisiti per la pensione subiranno una variazione al rialzo a partire dal 1° gennaio 2019, visto l’adeguamento con le aspettative di vita rilevate dall’INPS, aumentate di 5 mesi, stabilito dalla Legge Fornero.
Come riassunto dall’infografica realizzata da Money.it, l’adeguamento porterà ad un innalzamento dei requisiti previdenziali per tutti i trattamenti oggi a disposizione per smettere di lavorare.
Nel dettaglio, per la pensione di vecchiaia contributiva verrebbe richiesta un’età pari a 71 anni, oltre a 5 anni di contributi. Per la pensione di vecchiaia ordinaria, invece, l’età pensionabile verrebbe aumentata di 3 mesi, diventando così pari a 67 anni per tutti, mentre il requisito contributivo è rimasto invariato (20 anni).
Gli stessi anni di contributi sarebbero richiesti anche per la pensione anticipata contributiva per cui, invece, l’età anagrafica diventa 64 anni visto l’incremento di 3 mesi.
Per quanto riguarda la pensione anticipata ordinaria, invece, bisognerà fare una distinzione tra uomini e donne. I primi potranno accedervi una volta maturati 43 anni e 3 mesi di contributi, mentre per le seconde basteranno 42 anni e 3 mesi. In entrambi i casi non è previsto alcun requisito anagrafico.
Si segnala, poi, un incremento di 5 mesi della quota 41 per lavoratori precoci, per i quali dal 1° gennaio 2019 saranno necessari 41 anni e 5 mesi di età per andare in pensione.
Infine, l’aumento dei requisiti per la pensione di vecchiaia  comporterà anche una variazione per l’Ape Volontario, poiché questo può essere richiesto quando ci si trova a meno di 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento dei requisiti per la pensione. Quindi, dal 1° gennaio, non si potrà accedere al prestito pensionistico con meno di 63 anni e 3 mesi di età.
A tarda serata il Governo ha approvato il cosiddetto ‘decreto dignità’ che prevede una stretta sui contratti a termine, misure contro la delocalizzazione delle imprese che hanno goduto di incentivi, contrasto alla ludopatia e interventi su spesometro, redditometro e split payment. Il decreto dignità è composto da 12 articoli ed è stato approvato dal Consiglio dei Ministri su proposta del ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio.
Sulle questioni di lavoro, il Dl interviene sulle norme che regolano i contratti a termine portando la durata massima da 36 a 24 mesi e fissando l’obbligo di indicare la causale dopo i primi 12 mesi. Ridotto anche il numero di rinnovi che passano da 5 a 4. È inoltre aumentato da 120 a 180 giorni il termine entro il quale sarà possibile l’impugnazione del contratto (in una prima versione del dl erano previsti 270 giorni). Per i contratti a termine si applicherà, inoltre, un costo contributivo crescente di 0,5 punti per ogni rinnovo a partire dal secondo.
Il decreto aumenta l’indennità da riconoscere al lavoratore ingiustamente licenziato portandola da un minimo di 4 ed un massimo di 24 mesi fino ad un minimo di 6 mesi ed un massimo di 36 mesi.
Per quanto riguarda lo staff leasing, è stabilito che al lavoratore da somministrare assunto a tempo determinato si dovrà applicare la disciplina del contratto di lavoro subordinato a tempo determinato.
Il pacchetto anti-delocalizzazione prevede che le imprese italiane ed estere operanti in Italia, e che abbiano beneficiato di un aiuto di Stato, decadono dal beneficio se delocalizzano in stati non appartenenti all’Unione Europea entro cinque anni dalla data di conclusione dell’agevolazione. Prevista anche una sanzione da due a quattro volte l’importo dell’aiuto fruito. Sanzione che non si applica però a chi sposta l’attività all’interno dell’Unione europea.
Le misure anti delocalizzazione si applicano con modalità specifiche anche a chi ha beneficiato dell’iperammortamento e del credito d’imposta per ricerca e sviluppo.
E’ stata stabilita una clausola di salvaguardia occupazionale per le imprese che beneficiano di aiuti e che non potranno ridurre il personale oltre il 10% nei cinque anni succcessivi alla data del completamento dell’investimento incentivato.
Confermato nel testo finale il divieto di pubblicità per giochi e scommesse con vincite in denaro: la norma si applica ‘De Futuro’ e quindi sono fatti salvi i contratti in essere. Sono escluse dal divieto le lotterie nazionali a estrazione differita e i loghi sul gioco sicuro e responsabile dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli.
Sul fronte fiscale arrivano una serie di interventi di portata limitata in attesa di capire quali saranno i margini in legge di bilancio.
È stato rivisto il metodo di determinazione del redditometro, verrebbe abolito lo split payment per i servizi resi dai professionisti alle pubbliche amministrazioni con ritenuta alla fonte.
Poi, sono state riviste le scadenze per l’invio dei dati delle fatture. Quelli del terzo trimestre del 2018 possono essere trasmessi entro il 28 febbraio 2019 mentre, in generale, per chi opta per l’invio semestrale, i termini sono fissati rispettivamente al 30 settembre del medesimo anno per il primo semestre e al 28 febbraio dell’anno successivo per il secondo semestre.
Il ‘decreto dignità’, in realtà, modifica ben poco rispetto agli assetti strutturali esistenti. Invece, sarà la riforma sulle pensioni quella che potrebbe diventare incisiva e determinante per la stabilità di bilancio.
Nel frattempo, dai dati emersi dall’Euro-zone economic out look dell’Istat arrivano segnali di rallentamento sulle prospettive economiche. Dalla lettura del documento Istat, la crescita dell’economia dell’area dell’euro è attesa in proseguimento a un ritmo più contenuto rispetto al 2017 sull’intero orizzonte di previsione. Nel secondo e terzo trimestre del 2018, il Pil della zona euro aumenterà allo stesso ritmo del primo trimestre (+0,4%), mentre nel quarto trimestre è attesa una leggera accelerazione (+0,5%).
L’espansione dell’attività economica sarà guidata dagli investimenti fissi lordi, supportati dalle condizioni ancora favorevoli sul mercato del credito: nel secondo trimestre gli investimenti cresceranno allo stesso ritmo del primo trimestre (+0,5%) mentre nella seconda metà dell’anno si prevede una lieve accelerazione (+0,6%). La spesa per consumi privati è attesa in aumento ad un ritmo contenuto e costante lungo l’orizzonte di previsione (+0,3%). L’aumento dei prezzi è atteso in proseguimento con intensità vicine ma ancora inferiori alla soglia del 2% auspicata dalla Bce.
L’Istat ha sottolineato: “Le tensioni politiche interne e la diffusione di misure protezionistiche a livello globale potrebbero rappresentare dei rischi al ribasso dell’attuale quadro previsivo”.
Tutti auspichiamo un miglioramento della distribuzione della ricchezza ed una riduzione delle diseguaglianze sociali ed economiche. Invece, i primi passi dell’attuale governo sembrano di avere intrapreso un percorso effimero.

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