sabato, 18 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Di Maio in affanno
Pubblicato il 26-07-2018


Il decreto dignità del vicepremier Di Maio, buttato in pasto all’opinione pubblica in fretta e furia e oggi oggetto di varie critiche, sta denotando i grossi limiti dell’azione del ministro del lavoro, evidenziando che il leader grillino è in fortissimo affanno rispetto all’attivismo del suo alter ego Matteo Salvini. Diagnosi dura? Non credo. Le prime settimane del governo giallo-verde presentano dei chiari punti fermi: sostanziale invisibilità del premier Conte, iperattivismo debordante di Salvini, che si occupa di immigrazione, sicurezza, porti, infrastrutture, Europa, economia. Ministri cinquestelle in difficoltà, incapaci di imprimere accelerazione ai punti qualificanti del proprio contratto e più attenti ai no (Ilva, Tav, vaccini ecc.) che alle proposte costruttive. Se sommiamo questa difficoltà alle ultime dichiarazioni del padre putativo Casaleggio (uomo alla testa di una azienda privata che sta teleguidando la politica italiana) che, di fatto, parla di inutilità della democrazia rappresentativa, ci rendiamo conto in che baratro questi uomini-cittadini rischiano di portare il nostro paese. Ma torniamo all’affanno di Di Maio.

Il decreto “dignità” è un decreto da record. Credo che nessun provvedimento, prima di questo, sia riuscito ad attirarsi tante critiche, tutte concordi sugli effetti tragici delle norme che contiene. Confindustria è stata la prima a sottolineare le problematiche per le assunzioni. I sindacati criticano la scarsa efficacia contro il precariato. Le tante critiche dimostrano che, di fatto, concertazione non c’è stata. E se non c’è stata concertazione su un provvedimento tanto importante è da registrare una sottovalutazione dell’importanza del tema, o, nella peggiore delle interpretazioni, un dilettantismo allo sbaraglio che non può far bene. Tutto è stato messo in piedi, presumibilmente, in fretta e furia proprio per rincorrere Salvini e le tante cose che il leader leghista ha proposto. Il problema è che, a oggi, Salvini pare un cavallo da corsa, mentre Di Maio un ronzino dal passo lento e affaticato.

In tutto questo c’è da chiedersi: che cosa sta facendo l’opposizione? Poco, pochissimo. Se ci fosse la capacità di capire quanto, in questo momento, può essere efficace l’azione politica, Pd, Forza Italia e amici non lascerebbero il proprio ruolo alle parti sociali. Ma questa è un’altra storia.

Leonardo Raito

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