mercoledì, 15 agosto 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Dl Dignità. Governo unito contro Boeri
Pubblicato il 16-07-2018


Boeri-InpsIl presidente dell’INPS, Tito Boeri, replicando alla nota congiunta dei ministri del Lavoro, Luigi Di Maio, e dell’Economia, Giovanni Tria, sui numeri del cosiddetto ‘decreto dignità’, ha dichiarato: “Le dichiarazioni contenute nella  nota congiunta dei ministri Tria e Di Maio  rivolgono un attacco senza precedenti alla credibilità di due istituzioni nevralgiche per la tenuta dei conti pubblici nel nostro Paese e in grado di offrire supporto informativo alle scelte del Parlamento e all’opinione pubblica. Nel mirino l’Inps, reo di avere trasmesso una relazione ‘priva di basi scientifiche’ e, di fatto, anche la stessa Ragioneria Generale dello Stato che ha bollinato una relazione tecnica che riprende in toto le stime dell’Inps. Siamo ai limiti del negazionismo economico, il provvedimento comporta un innalzamento del costo del lavoro per i contratti a tempo determinato e un aumento dei costi in caso di interruzione del rapporto di lavoro per i contratti a tempo indeterminato. In presenza di un inasprimento del costo del lavoro complessivo, l’evidenza empirica e la teoria economica prevedono unanimemente un impatto negativo sulla domanda di lavoro. In un’economia con disoccupazione elevata, questo significa riduzione dell’occupazione. E’ difficile stabilire l’entità di questo impatto, ma il suo segno negativo è fuori discussione. La stima dell’Inps è relativamente ottimistica. Prevede che il 10% dei contratti a tempo determinato che arrivano a 24 mesi di durata non vengano trasformati in altri contratti, ma diano luogo a flussi verso la disoccupazione riassorbiti al termine della durata della Naspi. Non si contemplano aggravi occupazionali legati alle causali. In termini assoluti l’effetto è trascurabile: si tratta dello 0,05% dell’occupazione alle dipendenze in Italia. Da notare che l’effetto, contrariamente a quanto riportato da alcuni quotidiani, non è cumulativo. In altre parole il numero totale non eccede mai le 8.000 unità in ogni anno di orizzonte delle stime. Se l’obiettivo del provvedimento era quello di garantire maggiore stabilità al lavoro e più alta produttività in futuro al prezzo di un piccolo effetto iniziale di riduzione dell’occupazione, queste stime non devono certo spaventare.  Spaventa invece  questa campagna contro chi cerca di porre su basi oggettive il confronto pubblico. Consapevoli dell’incertezza che circonda le stime svolgeremo, come sempre, il monitoraggio attento, che peraltro la legge ci richiede.  Ma sin d’ora, di fronte a questi nuovi attacchi non posso che ribadire che i dati non si fanno intimidire”.
Il leader della Lega, vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, su Twitter ha scritto: “Il presidente Inps, nominato da Renzi, continua a ripetere che la legge Fornero non si può toccare e che gli immigrati pagano le pensioni degli italiani.  Io penso che sbagli e che si dovrebbe dimettere”.
Dunque, si è sviluppata una guerra su stime tra accuse e sospetti. All’origine della  querelle tra il governo e il presidente dell’Inps Tito Boeri c’è stato il caso della cosiddetta  ‘manina’ che avrebbe inserito nella relazione tecnica, la notte prima che il provvedimento venisse inviato al Quirinale, il dato secondo cui il provvedimento farebbe perdere  8mila posti di lavoro in un anno. Lo scontro è durissimo con il ministro dell’Interno  Matteo Salvini , che aveva già attaccato Boeri per le sue dichiarazioni sui migranti, che torna a chiedere al presidente dell’Inps di fare un passo indietro, e il diretto interessato che replica accusando i suoi interlocutori di negazionismo economico.
La miccia sullo scontro è stata accesa dalla nota congiunta del ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro Luigi Di Maio e del titolare dell’Economia  Giovanni Tria, in cui il capo politico del M5S sostiene di non aver mai accusato né il ministero dell’Economia né la Ragioneria generale dello Stato di alcun intervento nella predisposizione della relazione tecnica al ‘dl dignità’ facendo finire nel mirino l’Inps. Per il ministro dell’Economia, infatti, le stime dell’Istituto di previdenza sugli effetti delle disposizioni relative ai contratti di lavoro contenute nel decreto dignità sono ‘prive di basi scientifiche e in quanto tali discutibili’. Poi, è arrivata anche la stoccata per Boeri lanciata su Twitter dal vicepremier Salvini.
Gli attacchi hanno suscitato la reazione di Boeri. Adesso, spetterà alla Commissione parlamentare, che sta esaminando il ‘decreto dignità’ prima di farlo arrivare in Aula per la votazione, il compito di far emergere la verità sulle diverse affermazioni e soprattutto sulla nota della Ragioneria dello Stato. Anche la Corte dei conti e la Banca d’Italia, nei giorni scorsi, hanno manifestato preoccupazioni sui cambiamenti strutturali che vorrebbero portare avanti il Governo di Lega e M5S. Lo scontro in atto ci potrebbe ricordare l’episodio di Pinocchio che prende a martellate il ‘Grillo parlante’ perché le osservazioni non erano di suo gradimento. Una democrazia resta tale finchè ognuno può esprimere liberamente il proprio pensiero e le proprie opinioni. La diversità di pensiero dovrebbe essere considerata come un valore aggiunto e non come qualcosa da opprimere. Se chi governa non consente la libertà di espressione, significa assumere un atteggiamento tipico delle dittature che ottusamente hanno fatto disastri incommensurabili come ci insegna la storia.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento