mercoledì, 15 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Domenico Fioritto, organizzatore socialista in Capitanata
Pubblicato il 30-07-2018


domenico fiorittoNacque il 3 agosto 1872 a Sannicandro Garganico in una famiglia che traeva una certa agiatezza da terre possedute nelle campagne circostanti. Superati i vari gradi di studi fino alla laurea in Legge, si diede all’avvocatura, ma rivelò un vivo interesse per la politica, nella quale si mosse inizialmente facendo parte di un gruppo animato da idee repubblicane. A partire dal 1894 si avvicinò al Partito socialista, che in Puglia, come in diverse altre regioni, cominciava a stendere la rete di piccole presenze, destinate a svilupparsi discretamente nei successivi anni. Nel 1897 fu tra i patrioti della Legione garibaldina che sull’esempio di Ricciotti Garibaldi, Amilcare Cipriani, Giuseppe De Felice Giuffrida e altri, in nome del diritto dei popoli alla libertà e all’indipendenza concorsero in Grecia alla lotta per sottrarre quella terra al dominio turco e renderla indipendente. Rientrato in Italia, si dedicò con maggiore energia all’organizzazione del movimento operaio e socialista in Capitanata, risvegliando le coscienze sopite per secoli di sottomissione e sfruttamento cui erano state assoggettate. All’alba del ‘900 era già tra i più noti organizzatori e dirigenti socialisti della regione e partecipava a congressi e convegni che aiutavano ad approfondire la piattaforma socialista. Nel 1902 fu tra gli organizzatori della Federazione dei contadini e della Camera dei lavoro provinciale. Come non pochi dei meridionali condivideva le posizioni di Enrico Ferri, sostenitore della intransigenza, e su questa posizione fece parte della direzione nazionale del partito. Preso di mira dagli agrari, che paventavano l’affermazione di idee e forze rinnovatrici, nel 1910 subì un attentato. Nel 1913 venne presentato nei collegi di Sannicandro Garganico e Foggia, ma raccolse un numero di voti insufficiente per l’elezione. Di lì a poco qualcuno lo accusò di appartenenza alla Massoneria, posizione che era stata dichiarata incompatibile per i socialisti. Egli allora, pur rigettando l’accusa, si allontanò dal partito. Per qualche anno rimase appartato. Durante la Grande Guerra tenne però con fermezza posizioni neutraliste. All’inizio del dopoguerra rientrò nel Partito, e venne eletto consigliere comunale e provinciale di Foggia, ma politicamente fu più attivo quando si trasferì a Roma. Nel partito si collocò tra i massimalisti, ma non condivise le posizioni dei comunisti e la scissione da cui nel gennaio del ’21 nacque il PCdI, e alla fine di quell’anno, tumultuoso come il precedente, riconosciuto tra i maggiori dirigenti nazionali del partito venne eletto segretario nazionale. Difese l’integrità organizzativa e politica del PSI respingendo con uguale forza le proposte di collaborazione con i partiti di borghesia democratica e di fusione con i comunisti, ma di fronte alla insistenza di alcuni massimalisti non ebbe la forza per resistere alle pressioni e rinunziò alla carica. Si ritirò quindi a vita privata e da allora per tutti gli anni della dittatura fascista visse facendo l’avvocato. La caduta del fascismo lo riportò tra i vecchi compagni, e con Eugenio Laricchiuta, Vito Maria Stampacchia e altri lavorò alla ricostituzione del partito. La fiducia e la stima di cui godeva furono allora determinanti nella sua elezione a presidente del Comitato di Liberazione di Foggia. Nel gennaio del 1944 era tra i delegati al congresso di Bari, dove condivise la richiesta di un governo al quale partecipassero i rappresentanti di tutte le formazioni politiche chiaramente democratiche. Venne poi nominato presidente della Amministrazione provinciale di Foggia, fece parte della Consulta nazionale, e il 2 giugno del ’46 venne eletto deputato all’Assemblea Costituente in rappresentanza della circoscrizione Bari-Foggia. Pur accusando stanchezza per il sommarsi degli anni, partecipò con interesse ed entusiasmo alle assise nazionali del partito, e venne eletto nel Consiglio comunale di Sannicandro Garganico, il piccolo comune dove aveva avuto i natali e dove si spense il 25 luglio del 1952.

Giuseppe Miccichè

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