venerdì, 17 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Emiliano, ILVA: una scala per il paradiso
Pubblicato il 20-07-2018


Stairway to heaven, sembra apparentemente questa la strada che l’Italia sta prendendo col nuovo governo Lega5 stelle, una scala per il paradiso. Un sogno dopo anni di “privilegi rubati”, promesse non mantenute e il solito modello all’italiana del “sta bene la mia pancia, sta bene la mia famiglia”. Siamo entrati nella Terza Repubblica, quella in cui i leggendari viaggi in motocicletta li fa il leggendario Dibba al motto palestinese di “onestah”. A proposito di sogni, c’è chi in Puglia sta facendo sognare con le sue promesse e la sua strenua difesa della “pugliesità”. Mi riferisco al neo-borbonico, fiero esponente di una dinastia ormai perduta, Emiliano, che dell’ILVA ne sta facendo un vero cavallo di battaglia. La crisi dell’ILVA sta attraversando la storia politica degli ultimi anni. Da Monti a Letta, da Letta a Renzi, da Renzi a Gentiloni. Ora tocca al governo Lega-M5S. Come dargli torto, il Siderurgico di Taranto è ormai entrato nei polmoni di tutti, metaforicamente e non solo. Cerchiamo allora di fare una radiografia attenta. Immaginiamo che i destini dell’Ilva in amministrazione straordinaria e di AncelorMittal si separino, come si può immaginare leggendo il contratto di Governo di Lega e Cinque stelle. Il contratto parla chiaro: si prevede «un programma di riconversione economica basato sulla chiusura delle fonti inquinanti». D’altronde, al contrario di quello che si dice, si parla di un impianto ormai logoro, non all’altezza degli standard mondiali, insomma, un impianto ormai vecchio e di media qualità. Il Governo può scegliere tre strade: assegnare gli asset a un nuovo compratore, con il mandato preciso di produrre acciaio «pulito» (qualsiasi cosa voglia dire); imporre lo stesso vincolo ad ArcelorMittal; oppure decidere di smantellare e bonificare completamente l’area, per poi rilanciarla con l’insediamento di nuove realtà green. Emiliano si batte per la bonifica dell’area ed è a favore della green economy.
Dunque immaginando di poter smantellare, si dovrebbe cominciare a liquidare gli asset Ilva. I creditori? Si parla di 2,3 mld di euro. L’alternativa sarebbe modificare il decreto Marzano e mettere a tacere tutti i creditori (strada però poco indicata e percorribile). Quindi dopo aver cacciato l’indiano Mittal, cambiato il decreto Marzano per eliminare il peso di 2,3 mld dei creditori, si passerebbe alla bonifica. Si parla di 1,2 mld (già nella disponibilità della procedura, legati alla transazione con i Riva), circa 36 mesi (a detta degli esperti) per eseguire la bonifica senza considerare eventuali rallentamenti burocratici, pagamento degli stipendi ai circa 14mila addetti al lavoro sulle bonifiche (una stima), oltre che per gli interventi di bonifica e di risanamento. Senza contare il fatto che Ilva dovrebbe restituire anche i 900 milioni ottenuti dal Governo. E la filiera ILVA in Italia? Ne risentirebbe: aumenterebbero le importazioni e forse si perderebbe quel poco di autonomia nazionale del comparto acciaio. Ma noi siamo l’Italia! Passiamo il girone di qualificazione ai Mondiali con tre pareggi e poi si vede! Magari vinciamo i Mondiali! Chiudere l’ILVA costerebbe 3,4 mld di euro. Sognare non costa nulla, caro Emiliano! Ma se reddito, ambiente, salute e lavoro devono coesistere, occorre creare un nuovo modello economico.
Ogni qualvolta, però, si è cercato di imbastire un’equazione risolutiva ne è sempre venuta fuori una disequazione a più variabili. La salute delle persone ha un costo inestimabile ma essa deve essere sostenuta da un progetto serio, di crescita sostenibile e di rilancio economico. Progetto che all’orizzonte non c’è. Armarsi e partire alla conquista del feudo di Aurocastro, caro Emiliano, non fa di te Brancaleone da Norcia bensì al massimo il fido Aquilante. Questo modello di sviluppo economico sembra infatti essere poco chiaro al neo-borbonico che invoca lo smantellamento del mostro ILVA e appoggia la nascita di un nuovo termovalorizzatore a Modugno. Nulla da dire sul termovalorizzatore se realizzato rispettando i dettami europei ma scelta poco in linea col modello di Circular economy e green che sta caratterizzando la discussione del siderurgico di Taranto.
Sono confuso, caro Emiliano, tu che stai facendo della battaglia al mostro anti-ambiente di Taranto il tuo “reddito di cittadinanza” ora appoggi un’iniziativa che va contro la circular economy? Tu che hai fatto della “Casa della partecip-azione” uno slogan, con iniziative in cui al massimo si scorgono i “tirocinanti” della Regione Puglia a rappresentarti, e presenti un Piano di Gestione dei rifiuti confuso, in cui si parla di raccolta differenziata e riuso e poi si butta in mezzo un inceneritore proprio li, vicino Bari, città che hai governato, dimostri di non avere ben chiaro cosa vuoi fare dell’”universo Puglia” a livello ambientale. Evidentemente stai sognando anche tu. Eppure di esempi virtuosi in giro per il Mondo ce ne sono. Basterebbe avere fantasia o, volendo, copiare, caro Emiliano!
L’ILVA è questione assai delicata e la salute dei cittadini è, come già detto, fondamentale ma la mancanza di una proposta alternativa seria e ponderata preoccupa. Questo Paese, e in particolare il sud Italia, non si può permettere di credere ancora a sogni e fantasie.

There’s a lady who’s sure
all that glitters is gold
And she’s buying
a stairway to heaven…

Daniele Cocca

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