lunedì, 19 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Federico Parea
Alfabeto socialista
Pubblicato il 13-07-2018


Mi si chiede di partecipare ad una “Discussione socialista”, in programma a Roma il 13 luglio,  giorno, secondo una mia vecchia letteratura latina, della nascita di Giulio Cesare. Ho risposto che, del socialismo attuale, troverei già tanto riuscire a comporre un alfabeto. È così che ci ho provato io stesso, tra il serio e il faceto, come fosse un passatempo sotto l’ombrellone.

Ve lo propongo:

A come AUTISMO: Il vocabolario online Treccani lo definisce come “la perdita del contatto con la realtà e la costruzione di una vita interiore propria, che alla realtà viene anteposta”. Che non sia davvero questa la gabbia di vetro che rinchiude i socialisti?

B come BUSSOLA: la sinistra radicale reagisce alla modernità ormai solo con le proibizioni, quella riformista con il governismo. Il punto è che la sinistra in generale ha perso la sua bussola, non accorgendosi come una storia fosse ormai passata e con essa i suoi modelli di sviluppo, le sue dinamiche sociali, la sua crescita economica a prescindere.

C come CRISI: la reale portata di quella del 2008, che non fu una semplice caduta ma segnò un radicale e sistematico cambio del paradigma economico globale, non è mai stata ben percepita e compresa dalla politica, ivi incluse le conseguenze ad essa, che determinano tanto della situazione attuale.

D come DEBITO: la lotta di liberazione da quello pubblico, per gli italiani, dovrebbe essere una sorta di Risorgimento 4.0.

E come EUROPA: tutti ne parlano male in pubblico (anche a sinistra), ma tutti ci vivono bene in privato (anche a destra). Su questo schema i partiti euroscettici hanno dilagato, che non sia tempo di rivederlo?

F come FRONTE REPUBBLICANO: la risposta sbagliata ad un tema mal posto.

G come GOVERNO: quello Salvini-Di Maio è continuista (cfr. Cassese) e prono alle corporazioni (cfr. Panebianco), dannoso per l’Italia oltre che pericoloso per gli italiani.

H come “Can socialists be HAPPY?”: perché non c’è autore che più di Orwell, che scrisse, tra gli altri, un articolo bellissimo con questo titolo, abbia saputo esprimere l’essenza più intima del socialismo, che è anzitutto una ribellione ad ogni pretesa assolutistica – politica, sociale, economica o religiosa che sia – sulle nostre esistenze

I come IDENTITÀ: quella socialista manca da almeno 25 anni, sostituita da un surrogato tutto rivolto al passato delle idee e al “come eravamo” delle persone.

L come LAVORO: la peggiore base su cui costruire la dignità della persona e impostare le politiche dello Stato sociale, ma non ce ne sono di migliori (semi-cit.).

M come MIGRANTI: meno emozione e più informazione, meno ideologia e più ideali (e idee concrete), meno Gad Lerner e più Boeri.

N come NAZIONALE: non come squadra di calcio ma come aggettivo cui accompagnare il sostantivo “interesse”: non è una vergogna averne uno, discuterne e difenderlo. Anche a sinistra.

O come OSSESSIONE: quella per il populismo, a tratti, comunica l’impressione che venga bollata come tale ogni posizione caratterizzata da grande seguito nella società civile e non compresa da quella politica tradizionale.

P come PRECARIATO: se si vuole davvero migliorare la vita di chi versa in condizioni precarie, si parli meno di precariato e più di precarietà.

Q come QUARTO STATO: la sinistra è alla ricerca affannosa di un quarto stato più di quanto le sorellastre di Cenerentola non lo fossero di un principe. Una volta sono i lavoratori dei call center, la volta dopo i migranti, oggi i rider. La verità è che la classe dei diseredati di oggi è troppo eterogenea e variegata per stare su un’unica tela e, comunque, troppo frazionata per essere dipinta con un unico set di colori. Una nuova sinistra non può che partire da questo presupposto, senza scorciatoie o semplificazioni.

R come RETE: arrendetevi (arrendiamoci) tutti, piaccia o meno questa è l’infrastruttura del confronto, dell’informazione, della partecipazione della società di oggi.

S come SINDACATO: fare l’occhiolino a Di Maio, peraltro per una pessima riforma della normativa del lavoro (gli effetti del Decreto dignità sull’occupazione saranno disastrosi), e contemporaneamente chiudere gli occhi su Salvini è un esercizio immorale e indegno.

T come TUTELE: è irresponsabile e controproducente limitarsi a rivendicarle sempre a vuoto, senza mai porsi il problema di quali selezionare prima e mantenere poi.

U come UBER & CO: a ciascuno la sua scelta, guardare il dito della difesa dell’esistente, con le sue rendite grandi e piccole, o la luna del mondo che cambia?

V come VERTICALE e VELOCE: sono la cifra della società di oggi, delle sue trasformazioni, dei suoi tempi. E resiste solo chi sa esserlo, verticale e veloce.

Z come ZANG TUMB TUUUM: la verità è che, quale che siano le parole dell’abc di ciascuno, l’importante è che chi si incarica di compitarle lo faccia, se non anelando al futuro, come le parole in libertà di Marinetti, almeno vivendo il presente. E in effetti, quello che davvero serve non è un alfabeto socialista nuovo, ma l’alfabeto dei nuovi socialisti.

Federico Parea

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