sabato, 15 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Francesco Ruvinetti
Un nuovo movimento politico
Pubblicato il 27-07-2018


Scrive oggi Angelo Panebianco sul Corriere che “né il Pd né Forza Italia — gli sconfitti delle ultime elezioni —, così come essi sono oggi, possono impensierire i governanti del momento. Dovrebbe nascere (ma occorrerebbe una nuova leadership), sulle ceneri di quella parte del Pd che non vuole consegnarsi ai Cinque Stelle, nonché di quella parte di Forza Italia che non vuole morire leghista, un nuovo movimento politico.”

A me pare che questa idea possa e debba essere alla base della politica che il PSI dovrebbe proporre al paese e fare propria. Ma per farla diventare realtà concreta occorre una forte iniziativa politica in grado di scuotere le forze dormienti di opposizione. Ma quali forze? Non un generico richiamo “all’unità antifascista” che favorirebbe quelle al governo anzichè indebolirle; ma una iniziativa rivolta, come dice Panebianco a chi nel PD non intende “consegnarsi ai 5 stelle” e a coloro che in Forza Italia non intendono morire leghisti. Quella parte cioè di Forza Italia che ancora si riconosce nei principi del liberalismo Principi che non sono propri nè di Putin e nemmeno di Erdogan, ma della tradizione atlantica dell’Europa occidentale e della vera America, liberata dalle stupide suggestioni trampiane, il quale ogni giorno non trova di meglio che dichiarare guerra a qualcuno; sia esso un avversario interno o una qualche nazione o insieme di nazioni, come nel caso dell’Europa.

Noi siamo un partito molto piccolo, ma come è stato scritto nulla vieta ad un partito piccolo di pensare in grande. Se le abbiamo queste idee è ora di renderle pubbliche. Il documento di Calenda può servire, ma a me appare troppo tecnico e poco definito politicamente. Ciò che serve è una nuova visione del mondo contemporaneo con particolare riferimento ad alcune questioni di stringente attualità come il sommovimento migratorio che non si esaurirà nel breve, l’idea di Nazione (come la chiamava Nenni) contrapposta al sovranismo casereccio e un nuovo assetto istituzionale che riprenda i temi della Grande Riforma del 1979 e la estenda ad un riassetto complessivo che comprenda le Regioni (il più grande fallimento della storia repubblicana) e gli enti-locali. Insomma un insieme di “grandi riforme” che ridisegni finalità e ruolo di un grande paese come l’Italia nel mondo.

Andrea Pinto ha proposto sull’Avanti la creazione di una Costituente per un nuovo movimento liberal-socialista. Mondoperaio ha organizzato un convegno dei cui contenuto poco si sa, se non i saggi nel numero di giugno della stessa rivista. Il tema comune mi sembra la necessità delle creazione di un nuovo movimento politico che raccolga la parte migliore e vitale di ciò che rimane della sinistra e del centro politico italiani, ma non solo italiani. Per questo è necessaria una discussione preliminare che può avvenire in una commissione apposita formata con questo obbiettivo. Dopo di che io credo dovremmo fare un nuovo congresso con al centro il rinnovamento del partito per renderlo adeguato alla gestione di questa nuova fase.

Francesco Ruvinetti

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Commenti all'articolo
  1. Il concetto o progetto che troviamo sul finire di questo articolo – ossia la “creazione di un nuovo movimento politico che raccolga la parte migliore e vitale di ciò che rimane della sinistra e del centro politico italiani” – è sicuramente un’idea affascinante e suggestiva, ma occorre poi entrare nei dettagli per capire se e come realizzarla.

    A detta dell’Autore i principali “azionisti” di tale nuova entità dovrebbero essere una parte del PD e quella di Forza Italia che ancora si riconosce nei principi del liberalismo, ma a me pare che tali principi siano comuni a tutti quanti aderiscono a FI, o comunque alla sua cultura e visione politica, mentre non direi altrettanto per l’altro dei due suddetti partiti.

    Se liberalismo vuol dire anche garantismo, e rispetto delle idee altrui – come peraltro dovrebbe essere scontato nella vita di una democrazia – non mi sembra di averne visto tanto sulle sponde della sinistra, che mal tollerava tutto ciò che usciva dal recinto del “politicamente corretto”, bacchettandolo come fascismo, razzismo, xenofobia, ecc… (e io credo poco ai “ravvedimenti” postumi, ammesso che vi siano).

    A fronte di ciò, io penso che il PSI dovrebbe verificare innanzitutto le affinità con Forza Italia, un avvicinamento che mi sembrerebbe abbastanza naturale, anche perché molti socialisti hanno guardato a FI negli anni immediatamente successivi a Tangentopoli, e dove non mi pare valere la regola di cercare ad ogni costo un “nemico” (molto opportunamente, a mio avviso, Ruvinetti dice che non ci si può associare al grido della unità antifascista, ossia contro qualcosa, ma, aggiungo io, bisogna invece saper proporre qualcosa).

    Paolo B. 28.07.2018

  2. Negli ultimi 25 anni siamo sempre stati alleati della sinistra. E’ difficile trovare il consenso per cambiare ora. Comunque i contenuti e il progetto lo dovremmo proporre noi a tutti coloro che sono disponibili a partecipare. Forza Italia senza lega e PD senza gli ex comunisti mi sembrano gli alleati più probabili.

  3. In effetti c’è una parte dei socialisti che ritiene, da un quarto di secolo, che si debba essere comunque alleati della sinistra, ma ve n’è un’altra che non la pensa esattamente così.

    Ragionando laicamente, come spesso o sempre ci ripromettiamo di fare, potremmo anche chiederci se i primi hanno una “inossidabile” ragione, o se non sia invece il caso di rifletterci su.

    Paolo B. 30.07.2018

  4. Laicamente dovresti riconoscere che ormai la questione non esiste più. Con Lega e 5 stelle al 60% e la sinistra e il centro a pezzi non c’è motivo di escludere qualcuno sia a sinistra che al centro. Mentre la destra non dovrebbe interessare i socialisti.

  5. Se valgono soltanto i numeri, prevalendo su tutto il resto, verrebbe da concludere “che non c’è trippa per gatti”, come si usa dire, perché chi sta al 40%, e per di più a pezzi, non avrà verosimilmente un gran futuro, anche se si punta a raggruppare tutto ciò che normalmente non sta insieme (per una differente, e forsanche incompatibile, cultura politica e visione delle cose).

    A meno che il solo e preminente scopo di una tale “aggregazione” sia quello di sconfiggere l’avversario, trasformato in “nemico”, senza pensare al dopo, secondo una logica non nuova per la sinistra, ma mi sembra una strada molto stretta, con poco avvenire, ed è per questo che penserei intanto a far avvicinare gli affini (privilegiando gli aspetti politici rispetto ai numeri).

    Paolo B. 31.07.2018

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