martedì, 25 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Gli stregoni filosofi, Il romanzo mutante, “Razza bastarda”, Emigrati e un libro d’amore
Pubblicato il 11-07-2018


La rivoluzione del pensiero attraverso l’analisi della filosofia di quattro grandi intellettuali : Wittgenstein, Heidegger, Benjamin e Cassirer. Un viaggio affascinante che un filosofo, Wolfram Eilenberger, compie e racconta in un libro di grande suggestione (“Il tempo degli stregoni ”,Feltrinelli ). L’autore è nato a Friburgo ed ha studiato tra Heidelberg, Berlino, Zurigo e Turku, in Finlandia ed ha insegnato in diverse università ,insomma uno specialista, che riesce a mettere in scena l’esplosione del pensiero, nello scenario di una Germania divisa tra la voglia di vivere del dopoguerra e la gravissima crisi economica, che porterà all’avvento del nazismo. Il pensiero dei quattro filosofi si intreccia sempre con la tradizionale domanda: che cos’è l’uomo? Una domanda che diventa drammatica di fronte a una guerra devastante appena conclusa e quasi alla vigilia di un altro ancora più orribile conflitto. La chiave narrativa di questo filosofo ci decifra chiaramente il pensiero di questi quattro giganti, in modo semplice e penetrante.

A partire della seconda metà degli anni settanta il romanzo ha cambiato forma: si è evoluto, involuto; ha subito una metamorfosi, si è trasformato profondamente. Uno studioso di teoria e storia del romanzo, Carlo Tirinanzi De Medici, ha scritto un libro per analizzare questo fenomeno (“Il romanzo italiano contemporaneo”,Carocci editore).Che cosa è emerso ? L’autore ,innanzitutto, ripercorre le tappe delle mutazioni della forma romanzo,ma anche dei cambiamenti della stessa lingua italiana ,con due avvertenze. La prima , ripresa dal “sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino: i contemporanei non possono essere buoni giudici, visto che mancano di una prospettiva. La seconda, appartiene a Fredric Jameson (“Inconscio politico”), ed esorta a “storicizzare sempre”, perché è bene porre gli eventi in prospettiva per capire meglio dove siamo. Entrambe queste avvertenze vanno tenute presenti. In altre parole, l’analisi dei mutamenti della narrativa e della forma romanzo è fondamentale per capire dove possono portare gli sperimentalismi della scrittura, delle invenzioni narrative, così come la fiction che diventa racconto, riflessione e meditazione. Quest’ultima spesso è finalizzata a sé stessa che però rende felice solo lo scrittore (lasciando infelici tutti quei lettori che abbandonano il testo). Un libro che fa sicuramente riflettere e mette gli scrittori davanti allo specchio del proprio talento, vero o presunto.

Non vi spaventate se vi capiterà di trovarvi davanti a un testo di 600 pagine di un autore, non proprio popolare (Paolo Grugni) ,dal titolo “Pura razza bastarda”, di una casa editrice di Milano poco nota (Laurana).Si è diffidenti all’inizio ; poi si scopre che questo scrittore, che vive a Berlino, è autore di numerosi romanzi. Non ha vinto lo Strega o il Campiello, ma si sa che per arrivare a quelle vette bisogna far parte di lobby eccelse e comunque pubblicare con una delle tre case editrici che “contano”. Il libro racconta frammenti di storia d’Italia ( mafia,terrorismo,bombe,stragi,golpe, Gladio,P2,servizi deviati, corruzione, ecc.) .E’ solo l’inizio di un lungo viaggio raccontato da un commissario di polizia. Una confessione schietta, senza fronzoli, senza autocensure, come si dovrebbe raccontare veramente la storia. Le vicende narrate sono appassionanti,anche se troppo vicine a noi per essere valutate con serenità. Ma la curiosità e l’interesse che riesce a suscitare Grugni sono veramente grandi. Un piccolo campione della sua narrativa ? Eccolo (seconda pagina): “Di certo non ero un tipo disposto al dialogo dopo aver liberato l’Italia da un altro tipo di criminali, quelli in camicia nera… La linea guida della mia vita resta l’antifascismo. Non è un caso che molti mi chiedano come è stato possibile che un comunista sia diventando commissario della questura di Milano, ambientino piuttosto reazionario”. Ma questo anomale romanzo, sul 65,66 e 67, è denso di sorprese. Si trovano ovunque senza troppi sforzi di ricerca.

Francesco Viviano e Alessandro Ziniti sono due coraggiosi cronisti che si occupano di da anni di migranti. Sono stati anche premiati e ci raccontano storie tragiche di violenze e sofferenze: storie note, anzi arcinote, che leggiamo tutti i giorni sui giornali. Nel libro “Non lasciamoli soli “ (Chiarelettere). Gli accordi del nostro governo con quello di Tripoli, sostengono i due autori, hanno ridotto gli sbarchi ma hanno intrappolato in Libia centinaia di migliaia di migranti, ridotti a schiavi e soggetti a ogni tipo di tortura”. Anche noi ci occupiamo da anni di questi problemi, ma non siamo convinti che questo tipo di denuncia serva a qualcosa; quasi sicuramente si aiutano i trafficanti di esseri umani e non si sostengono sicuramente gli africani a salvare la propria vita. Credo che debba essere l’Europa a scuotersi e a scuotere e non lasciare sola ,come è avvenuto sin’ora, il nostro paese. Con la demagogia e il facile pietismo non si aiuta la povera gente, non solo quella che fugge dalle persecuzioni e dalle guerre ,ma anche tutti quegli esserti umani –che poi sono la grande maggioranza –che scappano dalla miseria. Ma, quasi tutti i paesi i europei, non sentono, non vedono… Ecco il grande problema che l’Europa dovrà presto risolvere senza soluzioni pilatesche .Diversamente la stessa sopravvivenza dell’Ue è messa in discussione.

Infine, parliamo d’amore. Più precisamente di un libro curioso e appassionante: “Lettere d’amore”, a cura di Aurelio Caliri (con disegni di Maria Leone),edizioni Arte e Musica. E’ una raccolta di lettere e poesie inedite di intellettuali notissimi (come Alda Merini,Camilleri,Cannavò,Pino Caruso,Matteo Collura,Dante Maffia,Giuseppe Mannino e tanti altri ) e meno noti dedicate all’amore: l’amore per l’amato/a,la propria madre, i figli ma anche per la poesia, la musica, l’arte. E’ un libro curioso, un prodotto artigianale prezioso , che fa la gioia dei bibliofili e degli appassionati dei libri pregiati.

Aldo Forbice

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