lunedì, 24 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Governo. Obiettivi e contrasti, altri nodi al pettine
Pubblicato il 11-07-2018


Conte Camera

L’azione del Governo comincia a manifestarsi con obiettivi e contrasti sempre più confusionari. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, intervenendo all’assemblea dell’Abi, ha indicato tre obiettivi dell’azione di politica economica che il governo intende realizzare. Il ministro Tria ha spiegato: “Il Paese, se pur a ritmi non soddisfacenti, presenta tassi di crescita positiva. Le condizioni di salute dell’economia e dei conti pubblici sono ancora buone. Tuttavia, anche se all’interno di un quadro generale positivo, gli indicatori recenti mostrano che c’è un rischio di una moderata revisione al ribasso della stima della crescita. A pesare è il rallentamento della produzione industriale e un rallentamento delle esportazioni. Il disegno riformatore del governo andrà avanti tenendo sempre presente l’impegno alla  riduzione del debito pubblico. In un contesto complesso, la risposta italiana sarà procedere con le riforme strutturali previste nel contratto di governo, con l’idea di avere la capacità di rispondere agli shock esogeni e attivare fattori endogeni di crescita economica”.

Dopo questa premessa, Tria ha indicato i tre principali obiettivi del governo: “Il primo è quello della riforma delle imposte, principalmente dirette con l’obiettivo prioritario di ridurre gradualmente il carico fiscale sui redditi di famiglie e imprese. Il secondo è quello dell’inclusione sociale facendo leva sulle politiche attive sul lavoro, con enfasi sul contrasto alla povertà. Altro caposaldo è poi il  rilancio degli investimenti pubblici, non solo tramite maggiori risorse di bilancio, ma anche rimuovendo gli ostacoli burocratici e le debolezze organizzative che li hanno frenati negli ultimi anni. Si tratta di uno sforzo dell’intero governo sui temi della semplificazione e sono già all’ordine del giorno dei lavori dell’esecutivo. Occorre puntare sullo stimolo endogeno alla crescita basato sugli investimenti pubblici e su quelli privati perché questo significa affrontare il tema dell’occupazione di oggi e al tempo stesso costruire una capacità produttiva addizionale di cui beneficerà il lavoro delle generazioni future. Gli obiettivi di consolidamento dei conti pubblici non derivano dagli impegni europei, seppure importanti e che siamo impegnati a rispettare,  ma dalla necessità di rafforzare la fiducia degli investitori esteri e nazionali nella stabilità finanziaria del Paese. Quanto alla moneta unica, se l’obiettivo di rafforzare l’Unione monetaria è condivisa, nell’area dell’euro, ampie restano le divergenze sulle modalità migliori per conseguire l’obiettivo. Riguardo poi alla imposizione di dazi da parte degli Usa e ulteriori misure protezionistiche dagli Stati Uniti e dalla Cina preoccupano le imprese e possono portare a una revisione al ribasso della crescita degli investimenti. Preoccupa in particolare il possibile ampliamento di misure protezionistiche da parte degli Usa sul settore dell’auto europeo che è un settore importante per l’Italia”. Anche il ministro Tria ha auspicato la necessità che non si arrivi a una guerra commerciale globale. Ma intanto, Trump inasprisce i dazi con la Cina e la Germania.

Le ‘buone intenzioni’ del Governo già si conoscevano, ma da Tria ci saremmo aspettati la ricetta per risolvere l’annoso problema della ‘botte piena e moglie ubriaca’.

All’indomani delle parole del ministro per gli Affari europei Paolo Savona, riguardo all’ipotesi di un abbandono della moneta unica, sono continuati i conflitti interiori del Governo giallo-verde. Il vicepremier  Luigi Di Maio, ospite a Omnibus su La7, in proposito ha detto: “Il governo non sta lavorando a un piano per l’uscita dall’euro. Non possiamo immaginarlo. Se altri ci vogliono cacciare non lo so, ma non c’è la volontà nostra.  Ieri, Savona, nel corso dell’audizione in commissione Affari Ue al Senato, ha spiegato che la sua posizione rispetto all’uscita dall’euro è quella di essere “pronti a ogni evenienza, anche al ‘cigno nero’, lo choc straordinario”.

Anche l’ex ministro dell’Economia,  Pier Carlo Padoan, ha commentato le parole di Savona: “Se un ministro di un governo dice che sta pensando a un piano B e che questo implica l’uscita dall’euro, questa è una affermazione che viene vagliata con molta attenzione, dai mercati in primo luogo. Ci sono delle analisi del rischio Italia che mostrano che nei mercati esiste il ‘rischio di ridenominazione’, ossia sui mercati si sconta una possibile situazione in cui l’Italia sia costretta a uscire dall’euro con l’introduzione di una nuova lira. E le parole di Di Maio sono importanti perché vanno in direzione opposta. Il fatto che ci sia un ‘cigno nero’, come dice Savona, cioè un evento imprevedibile e grave, non implica che si debba pensare come risposta un’uscita dall’euro. Questa è una situazione che non è sostenibile”.

L’inopportuna dichiarazione di Paolo Savona è stato un nuovo elemento di contrasto in seno al governo Conte.

Aspettiamo ancora, a distanza di oltre due mesi, di conoscere le vere intenzioni del nuovo governo sulla realizzazione di quel programma basato sulla propaganda elettorale della Lega e del M5S.

Salvatore Rondello

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Commenti all'articolo
  1. Duecentosessantadue voti a favore, sedici astenuti, zero contrari. Apparentemente una voce quasi del tutto unanime e concorde. Ma ieri, nell’aula del Senato, chiamata ad esprimersi sull’introduzione di una Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani con prima firmataria Emma Bonino, l’appoggio di Liliana Segre e il sostegno della grande maggioranza dei capigruppo, il confronto è stato spesso aspro. In particolare per l’iniziativa di Fratelli d’Italia, che ha provato in ogni modo a far fallire questo progetto. Anche attraverso l’inserimento di tutele non previste per quello che si propone di essere “un organismo permanente, con l’obiettivo di mantenere elevato il monitoraggio e l’attività di indirizzo sui temi della promozione e della tutela dei diritti fondamentali della persona”, come quelle (illustrate dalla senatrice Isabella Rauti) “dei diritti dei nascituri, della tutela della vita dal concepimento alla morte naturale”. E con un richiamo al riconoscimento, definito “indispensabile”, al “diritto a non emigrare”. Temi e concetti su cui il dibattito è stato acceso.
    Il lavoro della commissione, che sarà formata da 25 membri, si ispirerà al concetto che la tutela dei diritti umani “rappresenta uno degli elementi fondanti dell’ordinamento nazionale, configurandosi altresì quale patrimonio comune della comunità internazionale e dell’umanità nel suo insieme”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

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