mercoledì, 19 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Graziella Giovannini, Paolo Cristoni
Lettera aperta a Mauro Del Bue
Pubblicato il 19-07-2018


Caro Mauro,

abbiamo letto il tuo intervento al Convegno: “Via dal Presente”. Pensiamo di intervenire nel dibattito perchè gli spunti e le proposte hanno bisogno di un attecchimento locale e anche di un consenso preciso.

Noi dobbiamo avere due certezze:

sapere che la nostra attività sarà difficilmente ascoltata fuori di noi considerato il periodo e il fatto che il Governo pensa solo all’ immigrazione e alla difesa personale;

non dobbiamo più risposte morali sul nostro essere socialisti. Con quello che hanno fatto i forcaioli parlamentari, “quelli dei cappi e delle monetine”, sono tutti finiti di fronte ai tribunali e condannati per avere intascato danari a fini personali e di provenienza dubbia. Poi la fotografia di un vice presidente del Consiglio insieme ad un pericoloso mafioso-finanziario siciliano sigilla l’affermazione.

Stiamo ai fatti: parliamo chiaro, sfoderiamo la nostra capacità di intervenire non badando più alla convenzione urbana e alle alleanze.

Vogliamo dire, a proposito di alleanze, che hanno sconfitto persino l’aritmetica: uno, più uno, più uno ha sempre prodotto zero virgola otto. E non ricordiamo per carità il disastro elettorale dell’unificazione PSI-PSDI.

Hai scritto:”Si può essere piccoli e avere grandi idee”. Bene. Noi non crediamo alla redenzione unitaria di Emma Bonino o a quella riformista di Articolo Uno. Tempo perso rispetto alle idee e alla nostra proposta di andare oltre il presente.

La nostra struttura per piccola che sia è nazionale. E partiamo da qui lavorando e non predicando.

Un secondo punto è l’idea di Europa quella che dobbiamo rilanciare. Un’Europa disegnata dal socialista Eugenio Colorni, dimenticatissimo.

E’ un’Europa che deve essere ridisegnata per colpa della Brexit, di Putin e di Trump.

Non c’è momento più importante di questo perchè esalta la nostra autonomia, permette di guerreggiare contro la burocrazia e di ridare alle Istituzioni democratiche la loro centralità.

Pensiamo che l’Europa libera debba avere esercito e fiscalità. E’ da qui che si può usare la leva economica verso tutti i “Visegrat e soci” che fanno gli europeisti per prendere soldi per poi chiudere le frontiere.

Dobbiamo lottare affinchè il patto di Shenghen non venga annacquato ma gestito secondo giustizia: la libera circolazione degli individui che cercano lavoro e dignità, la durezza della legge contro delinquenti, scafisti e mafiosi.

La globalizzazione dei ricchi e dei finanzieri deve diventare quella sociale della distribuzione del reddito gestita dalla politica, che deve ritornare in primo piano.

Infine poniamo una questione che non è stata giustamente approfondita neanche nel nostro convegno romano dove ci siamo limitati agli slogan.

Le elezioni hanno dato un volto all’Italia che non conoscevamo.

Il sud, ma anche il nord, hanno visto i 5 Stelle surclassare tutti e la Lega raggiungere una percentuale superiore a Forza Italia.

La questione 5 Stelle ci riguarda da vicino.

In Emilia Romagna Parma è stato il primo grande Comune a seguire questa strada; oggi Imola dove è nato il socialismo del padre Andrea Costa è diventata a 5 Stelle. Parma però ha subito la sua liberazione rompendo con Grillo-Casaleggio e ricevendo ugualmente il consenso del popolo con la rinomina di Pizzarotti. E’ pensabile lasciare i giovani e gli elettori di sinistra nella prigione culturale creata dal fascio Lega-5 Stelle ? Le contraddizioni che si stanno evidenziando, sugli immigrati, sulla difesa personale, sull’Europa non danno a noi uno spazio di movimento? Noi non crediamo culturalmente giusto che i socialisti identifichino la loro azione integralmente con quella di Renzi nel PD? O peggio seguire il pallido esempio di Orlando. Non è qui il contesto per riprendere l’idea di Renzi sulle alleanze, perchè è l’idea autonoma del PSI che non può essere neanche all’inizio identificata nel PD.

L’esperienza ci ha confermato che la convergenza politica sarà sempre più forte se il pensiero è libero e radicato nella democrazia del consenso culturale e politico .

Vogliamo dire che abiuriamo il semplicismo e accettiamo la strada difficile del “Via dal Presente” ma pensiamo che coraggio, sacrificio e predica nel deserto debbano essere il nostro unico riferimento.

Ma non basta: le elezioni amministrative dei Municipi di Roma, dove ha rivinto il centro-sinistra, ci dicono che occorre che si alzi la nostra voce decisa e precisa verso il popolo delle periferie e del bisogno.

Anche un piccolo partito può riuscirci senza accodarsi prima della lotta a nessuno.

Perciò, avanti con le proposte e nessuna alleanza.

Coloro che sottintendano le alleanze come anticipo della lotta altrui, deve venire in piazza con la sua bandiera.

Graziella Giovannini
Segretaria Prov.le PSI

Paolo Cristoni
Direzione Nazionale PSI

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Commenti all'articolo
  1. Gli Autori di queste righe scrivono “nel nostro convegno romano dove ci siamo limitati agli slogan”, ma non mi pare essere cosa molto diversa il dire “la globalizzazione dei ricchi e dei finanzieri deve diventare quella sociale della distribuzione del reddito…”, senza indicare il passo successivo, cioè come questo deve avvenire, ossia attraverso quali azioni, ivi comprese quelle adottabili dalla sfera politica.

    Se non si esce dal generico, passando dagli enunciati di massima al “dettaglio”, indicando cioè soluzioni e passi concreti, io credo che un partito, specie se piccolo, farà molta fatica a “farsi strada”, e ad alzarsi in volo andando “via dal presente”, dal momento che l’elettorato, almeno quello che io conosco, sta cercando di trovare risposte ai rispettivi e quotidiani problemi, che vede complicarsi sempre più.

    Quanto al Governo che “pensa solo all’ immigrazione e alla difesa personale”, a me pare che siano due argomenti molto sentiti, stando almeno ai miei abituali interlocutori, e ne ho avuto ulteriore riprova partecipando giorni fa ad un incontro promosso da una Associazione culturale, dove è stata espressa a più voci la crescente preoccupazione per la perdita dei nostri valori identitari (un aspetto che la sinistra sembra aver piuttosto trascurato).

    Paolo B. 23.07.2018

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