mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Grillo Salvini Berlusconi campioni dell’antidemocrazia
Pubblicato il 04-07-2018


L’assunto di questo articolo è motivato da un giudizio molto amaro sull’atteggiamento tenuto dal PD col suo rifiuto del confronto con i grillini a riprova che a fronte dei pericoli che corre il Paese si è insistito a fissare l’attenzione sul proprio ombelico quasi fosse il centro del mondo politico. Non è degno di considerazione il pericolo di una contaminazione con una forza per molti versi antitetica né tantomeno che potesse prevalere un senso opportunistico a discapito della propria identità ideale. In parole povere il peccato del rifiuto del confronto non sta nel non aver esercitato l’opportunità di essere l’ago della bilancia tra due piatti equivalenti secondo la teoria dei due forni nella versione Di Maio, ma di non aver scrollato l’albero delle radicali contraddizioni esistenti nella base grillina prima ancora che nella nomenclatura che ne è una copia fedele,a far coppia con la Lega con unico cemento iniziale strappare il potere alla Casta dopo averla battuta ed umiliata.

Nulla a che vedere con la lezione di Moro di anteporre gli interessi del Paese a qualunque altro anche a prezzo, pagato, della propria vita. Ben più profondo del ruolo di ago della bilancia è in gioco il potere di come indirizzare il pericoloso scambio all’uscita dalla crisi agonica del secondo stadio della Repubblica (improprio parlare di II o III Repubblica a costituzione invariata). In gioco è l’ abbandono con le necessarie e tentate correzioni la natura parlamentare della Costituzione vigente in favore di una presidenziale per somma di poteri in una sola persona senza alcun bilanciamento. Il trio di nomi citato nel titolo dell’articolo come campioni dell’antidemocrazia non è una scelta arbitraria ma trova corrispondenza in altrettante dichiarazioni rese dinnanzi ad una quota di popolo plaudente a prescindere. In ordine temporale più vicino a noi, solo una comicità tragica degna del suo interprete, Grillo, poteva sponsorizzare come innovativa la scelta dei senatori con l’estrazione a sorte.

Chiara la connessione con la democrazia diretta, non affidata nemmeno al proprio popolo ma al caso, che fa la pari col limite dei due mandati, che non venga a nessuno il prurito di intralciare con la competenza acquisita il centro motore di tutta la giostra,la Casaleggio ed associati, primus inter pares Grillo.Non è un caso che un illustre predecessore del potere ad personam Berlusconi avesse espresso, pur con maggioranza bulgara, l’innovazione di far votare le leggi attraverso la dichiarazione resa dai capigruppo con voto ponderale corrispondente ai propri seggi conquistati evitando l’incognita insita nella libertà dei parlamentari.

Che non siano battute estemporanee di cui sorridere, spesso con incosciente ironia è stato dimostrato quando fu varato il capolavoro del Porcellum, col passaggio al regime dei nominati dal padre padrone o dall’oligarchie dei partiti, con nessuno specie nel centrosinistra che si sia impegnato, divenuto maggioranza, a mettere come priorità assoluta il restituire al popolo il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Rotto il legame di fiducia tra eletti ed elettori, svuotata del suo cuore pulsante la democrazia rappresentativa, non meraviglia affatto che si sia aperta un’autostrada alle forze antisistema e non solo anticasta delegittimata. Figlio di questa incultura è Salvini che non a caso ha dichiarate propensioni per regimi alla Putin e alla Orban oltre che per tutti i sovranisti europei dalla Le Pen in poi. E questo contro gli interessi del Paese poiché respingono con sdegno ogni solidarietà nell’affrontare quest’autentico tsunami umano che è l’immigrazione di massa. L’alternativa è trasformare il Mediterraneo da mare nostrum in Monstrum affidandogli il compito di fare da barriera e da tomba.

Roca

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Commenti all'articolo
  1. Caro Roca, la risposta più efficace al tuo articolo la fornisce Paolo Mieli oggi sul Corriere. L’idea di una alleanza subalterna tra ex DC ed ex PCI con Grillo significherebbe la fine della sinistra e non il suo rinnovamento sulla base dei valori riformisti e liberali. Una forza autenticamente riformista come ancora noi siamo non può aggregarsi ad una simile idea.

  2. Anch’io vedrei con favore il ritorno delle preferenze, e del proporzionale, ma con un parallelo rafforzamento dei “poteri” del Primo Ministro, che arrivi semmai fino al Presidenzialismo, ossia un sistema che metta insieme governabilità e rappresentanza, in una col meccanismo dei bilanciamenti e contrappesi.

    Ciò detto, a me francamente non sembra che la Riforma costituzionale allora concepita dal centro destra, e che non superò il Referendum del giugno 2006, avesse connotazioni di “antidemocrazia”, ma si proponeva di dare stabilità all’Esecutivo, un obiettivo che del resto sembra avere molti sostenitori (almeno a parole).

    Paolo B. 05.07.2018

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