giovedì, 13 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Ilva. Di Maio tira il freno. Incertezze sulla prosecuzione
Pubblicato il 30-07-2018


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Continuano le polemiche sull’Ilva. All’incontro di oggi al MISE, inusualmente, al tavolo sull’Ilva, il Ministro Di Maio ha invitato 62 soggetti diversi tra associazioni ed enti locali. Lo ha annunciato ieri il ministro dello Sviluppo economico parlando alla trasmissione ‘Omnibus’ su La7. Luigi Di Maio, nel corso della trasmissione, ha detto: “Troppe sigle oggi al tavolo sull’Ilva? Ebbene ci sono i portatori di interesse e questo a riprova che il metodo del M5S è ascoltare tutti. Il tema è sempre lo stesso: per anni ci sono state tante parti del Paese che non sono state ascoltate. Arcelor Mittal ha chiesto di voler spiegare il piano a tutti gli stakeholder e che si sta solo applicando il metodo di ascolto che il M5S ha sempre voluto assicurare. Non riesco a capire perché si sta facendo tanto baccano. Sto cercando di mettere insieme tutte le sensibilità di quel territorio, ma non per risolvere in due ore il dossier Ilva perché stamattina il tavolo non è decisionale”.

La decisione di allargare la partecipazione al tavolo istituzionale alle 62 delegazioni ha fatto salire i toni. Alcuni hanno bollato l’iniziativa come un affollamento che non consentirebbe un confronto serio mentre il tempo stringe e una nuova incertezza grava sulla trattativa in attesa del verdetto dell’Avvocatura di Stato sull’eventuale annullamento dell’aggiudicazione della gara sull’Ilva alla cordata AmInvestco.

La decisione di allargare il confronto ha colto alla sprovvista la stessa ArcelorMittal. Già ieri Di Maio aveva precisato: “Il tavolo non è stato convocato per trasformarsi in un club privato dove si discute nell’oscurità e che tutto deve essere trasparente”.

Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, non è andato al tavolo inter-istituzionale sull’Ilva convocato per oggi al ministero dello sviluppo economico, considerandolo una sceneggiata voluta dal ministro Luigi Di Maio. Melucci ha affermato: “L’incontro è stato esteso a una serie di sigle pseudo associative e comitati, tra i quali si rinvengono quelle delle aggressioni in prefettura nel giorno dell’ultimo tragico incidente nello stabilimento. Sigle dunque spesso inclini al dileggio delle istituzioni, sigle che hanno parte della responsabilità di aver lacerato la comunità ionica in questi anni. Il ministro ha perciò scelto i suoi interlocutori e ha tracciato definitivamente la linea dei lavori, contro ogni nostro ulteriore possibilismo. Il Comune di Taranto non parteciperà a nuove iniziative in questa forma. L’azienda e i commissari sanno dove trovare il sindaco quando la legge della Repubblica italiana prevederà il suo coinvolgimento. Il Comune di Taranto non si presterà a questo dilettantismo spaccone, che il ministro Di Maio ci spaccerà sicuramente per trasparenza e democrazia, ma in realtà è solo una sceneggiatura ben congegnata per coprire il vuoto di proposte e di coraggio”.

Dunque, un altro conflitto istituzionale è stato provocato dal governo giallo-verde.

Nei giorni scorsi c’è stato un incontro di Arcelor Mittal con il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio. Arcelor Mittal ha affermato di restare ‘fiduciosa’ di poter completare l’acquisizione di Ilva, con una nota in cui ha confermato di aver incontrato il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio. Nella nota di Arcelor Mittal di allora si legge: “Confermiamo che abbiamo incontrato questo pomeriggio il vicepresidente del Consiglio, onorevole Di Maio per discutere le nostre proposte aggiuntive che riflettono il nostro impegno per il rilancio di Ilva con particolare attenzione alle sfide ambientali e sociali. Abbiamo partecipato a questa gara in buona fede e restiamo fiduciosi che potremo presto completare la transazione iniziando ad implementare i piani industriale, sociale ed ambientale che hanno come obiettivo il riposizionamento di Ilva ai primi posti dell’industria europea dell’acciaio”.

Le controproposte migliorative presentate da Arcelor Mittal per l’Ilva al ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, hanno registrato passi avanti sul piano ambientale ma non sono soddisfacenti per quanto riguarda l’occupazione. Lo ha spiegato lo stesso ministro al termine dell’incontro con gli esponenti della multinazionale dell’acciaio che ieri hanno incontrato il ministro per illustrare le loro controproposte. Per Di Maio l’aspetto legato alle controproposte sul piano occupazionale va approfondito.

Di Maio ha detto: “Abbiamo incontrato Arcerlor Mittal che ci ha presentato delle controproposte migliorative. Sul piano ambientale si registrano passi avanti, ma sul piano occupazionale la situazione non è soddisfacente e va approfondita”.

Allora, il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, dopo gli esiti tutt’altro che definiti dell’incontro tra il ministro Luigi Di Maio e gli acquirenti di Ilva, ha commentato: “L’incontro al Ministero dello Sviluppo economico tra il ministro Luigi Di Maio e i vertici di AM InvestCo non ha aggiunto nulla di nuovo alla vicenda dell’Ilva, se non ulteriori incertezze che non fanno che aggravare la situazione. Pur non conoscendo ancora i contenuti delle nuove proposte migliorative sul piano ambientale siamo certi che su questo punto siano stati fatti dei passi in avanti; tuttavia, dall’incontro odierno ci saremmo aspettati un percorso certo e definito sulla strada da seguire per riuscire ad arrivare a una soluzione entro luglio, come avevamo auspicato. Inoltre, come annunciato dalla stessa azienda e dal ministro Di Maio, sui livelli occupazionali non ci sono novità. La nostra posizione su questo punto è chiara: zero esuberi o non firmeremo alcun accordo. Ogni giorno che passa questa vicenda assume contorni sempre più indefiniti. Nel frattempo c’è un’azienda che vive una profonda sofferenza, lavoratori e intere famiglie che vorrebbero delle risposte certe e coerenti. Per tutte queste ragioni continuiamo a ritenere urgente e fondamentale una ripresa della trattativa sindacale”.

Nei giorni scorsi, il ministro Di Maio ha minacciato di annullare gli accordi per la cessione di Ilva. Un atto pericoloso che complicherebbe la difficile situazione dell’acciaieria di Taranto. La situazione, a parte i passi avanti sull’impatto ambientale, si è arenata sugli aspetti occupazionali che avevano già bloccato le trattative portate avanti da Calenda.

Oggi, al Ministero dello sviluppo è ripreso il tavolo sull’Ilva per la presentazione della proposta dell’addendum migliorativo. Al  tavolo si sono presentati i rappresentanti delle 62 sigle, tra cui  Arcelor Mittal, enti locali e associazioni ambientali e di  cittadini. Il segretario della Fiom Cgil, Francesca Re David, ha commentato: “Con 62 sigle si può fare poco altro che ascoltare.  Non credo ci sia spazio per un confronto. Si sta parlando di un contratto di assegnazione col governo: senza l’esecutivo non c’e’ nessuna  possibilità di andare avanti, solo che questo non e ‘ un tavolo”.  Il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, si è così espresso: “Un happening non serio che rischia di essere inutile”.

Il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, al tavolo sull’Ilva, avrebbe detto: “So bene che questa procedura può sembrare inusuale, ma ci tenevo a far vedere a tutti i soggetti interessati l’evoluzione del piano da parte di Mittal perché una cosa è leggerlo e un’altra parlarne dal vivo”.

Il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, entrando al Mise, ha commentato: “Ci auguriamo che non sia una passerella, ci sono tanti cittadini col fiato sospeso. Gli incontri devono finire con un’assunzione di responsabilità in particolare del ministro. Vogliamo esaminare l’addendum che Mittal presenta alla luce delle integrazioni che ci sono state: ci aspettiamo che si avvii subito un confronto sul piano industriale e soprattutto degli esuberi. Ci aspettiamo che nel nuovo piano industriale si azzerino gli esuberi: senza l’azzeramento degli esuberi diventa complicato stabilire ogni altro passo. Mi auguro che ci siano delle priorità: c’è chi ha rappresentanza e chi ne ha meno, mi auguro chi deve decidere è chi ha rappresentanza”.

Il segretario della Fim Cisl, Marco Bentivogli, ha detto: “Rischio passerella? Fate voi i vostri conti: è un incontro di due ore con 62 associazioni e quattro componenti per ogni associazione. Significa che l’azienda presenterà l’addendum, il ministro commenterà e poco altro. Questo non è serio. È chiaro che è un happening pre feriale che non rispetta quello che stanno vivendo i cittadini a Taranto. Per cui servirebbe di aprire un confronto serio: sono due mesi che il ministro ha giurato sulla costituzione di portare avanti il lavoro per lo spiino amico e il lavoro, ma in realtà abbiamo fatto solo due incontri più questo happening oggi che appunto rischia di essere completamente inutile e quel che riguarda il confronto. Di Maio è abituato in televisione a fare i monologhi ma deve sapere che deve confrontarsi: se ha delle idee forti non deve scappare, non deve buttare la palla in tribuna, deve parlare con il sindacato, che rappresenta l’85% dei lavoratori, ha aggiunto”.

Il governatore della Liguria, Giovanni Toti, arrivando al Mise per il tavolo sull’Ilva, ha detto: “E’ un tavolo molto affollato però meglio un tavolo affollato che un tavolo deserto. Siamo venuti soprattutto per ascoltare, è giusto sentire anche le associazioni. Continuo a ritenere che ci sono due tavoli principali di questa trattativa. Uno è quello sulle relazioni industriali, tra il possibile nuovo azionista e il governo, che è titolare attraverso i commissari, e le sigle sindacali che vorranno firmare l’accordo; l’altro tavolo è quello con gli enti locali e le regioni. Di tempo se ne è perso già tanto. Dopodiché, siccome siamo persone responsabili, ritengo che i tavoli quando vengono convocati, la gente ci vada e dica la sua al tavolo. Non partecipare trovo sia un modo forse per farsi notare”. E’ evidente l’allusione fatta in riferimento all’assenza tra gli altri del sindaco di Taranto.

Il vertice istituzionale sull’Ilva è stato preceduto da una vigilia agitata. Contestando un eccessivo allargamento della partecipazione, hanno disertato l’incontro, oltre al primo cittadino di Taranto, Rinaldo Melucci, anche i sindaci dell’area di ‘crisi’ del tarantino, e il presidente della Provincia ionica, Martino Tamburrano.

La stessa ArcelorMittal, che ha presentato la sua proposta migliorativa per l’acquisto del siderurgico, ha inviato una lettera a Di Maio precisando di non essere stata informata dell’allargamento a tanti soggetti, ma sottolineando un’apertura al dialogo e la necessità di un percorso condiviso. Nella missiva, ArcelorMittal ha anche sottolineato l’opportunità che all’incontro partecipino il ministero dell’Ambiente e i tecnici del Mise che hanno lavorato alla controproposta.

Di Maio ha sottolineato: “Stiamo parlando del futuro di migliaia di cittadini e lavoratori, e chi preferisce può liberamente scegliere di non partecipare. Da ministro lo accetto, ma ne trarrò le dovute conseguenze. Ma è finita l’epoca delle riunioni che escludono i cittadini da qualsiasi tipo di discussione. I vecchi schemi mentali ci hanno portato dove siamo oggi e non ripeteremo gli errori di chi ci ha preceduto. Il nostro metodo, che fa rima con partecipazione, è un altro”.

Anche il governatore pugliese Michele Emiliano ha sottolineato l’importanza di un’ampia partecipazione: “A chi fa paura la presenza dei cittadini ai tavoli istituzionali ai quali col governo del Pd non era ammessa neanche la Regione Puglia?”.

Invece, i comitati dei cittadini di Taranto temono che la volontà del governo sia scongiurare la chiusura dell’Ilva e legare il futuro del territorio alla produzione dell’acciaio.

ArcelorMittal si è impegnata a raggiungere, entro il 2023, una riduzione delle emissioni di CO2 per tonnellata di acciaio liquido pari al 15% rispetto ai dati del 2017 come si legge nell’addendum proposto da ArcelorMittal e presentato al tavolo. Il piano ha previsto anche l’impegno, per il periodo successivo alla durata del Piano industriale, a mantenere la produzione dell’acciaieria a ciclo integrato ad un livello non eccedente gli 8 milioni di tonnellate di acciaio liquido annue.

Alla fine dell’incontro, il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha detto: “Non sono ancora soddisfacenti le modifiche presentate da ArcelorMittal per il piano di rilancio dell’Ilva. Ho chiesto ad ArcelorMittal dei miglioramenti sul piano ambientale e occupazionale, e per me non sono ancora soddisfacenti”.

Il governatore Michele Emiliano, condividendo le affermazioni del ministro Di Maio, ha affermato: “Le proposte di ArcelorMittal sono un piccolo passo avanti assolutamente insufficiente a garantire la salute dei miei concittadini. Attendiamo una nuova reale proposta da ArcelorMittal o altrimenti non daremo il nostro assenso”.

Il segretario del Pd, Maurizio Martina, ha detto: “Convocare 62 realtà per due ore significa non discutere ma costruire un palcoscenico a uso e consumo del vicepremier Di Maio. Così non si fa politica industriale, il tavolo è l’ennesima operazione propagandistica”.

Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato, ha commentato: “Per Ilva, Di Maio ha convocato 62 sigle. Una babele di voci e pareri che consente al ministro di fare ammuina e giustificare la sua incapacità di decidere, che mette a rischio la più grande acciaieria d’Europa e la vita di 14 mila lavoratori. Basta con questo governo gialloverde, nemico delle aziende e dei lavoratori”.

Alla fine, duro anche il commento di Marco Bentivogli, segretario generale di Fim Cisl: “Pensavamo che comprendesse che se in Tv ci sono ancora giornalisti che non sanno cosa è la libertà di informazione e gli consentono il monologo, un ministro non può scappare dal confronto democratico dove i monologhi non sono ammessi. Il ‘club privato’ rischia di essere proprio la confusione di domani utile solo a nascondere le sue intenzioni e a evitare di confrontarle con noi. Ci auguriamo che il Ministro comprenda che mortificare le istituzioni democratiche e il sindacato sia quanto di più sbagliato e controproducente specie in una partita difficile come l’Ilva. Da quando ha assunto il dicastero Di Maio ci ha incontrato il 18 giugno e il 9 luglio e ha prorogato i commissari fino al 15 settembre. Il tutto mentre le opere ambientali rallentano, le aziende dell’indotto licenziano e l’impianto è ogni giorno più pericoloso”.

La crisi dell’Ilva, negli ultimi cinque anni sarebbe costata all’Italia circa 16 miliardi di euro in meno sul Pil nazionale.

Finora, il governo attuale, limitandosi a dichiarazioni di insoddisfazione, non ha avanzato nessuna proposta concreta sull’Ilva e le incertezze sui destini legati all’acciaieria continuano ad aumentare.

Salvatore Rondello

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