martedì, 20 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

In teatro Festival. Un laboratorio aperto per la libertà di Nassim
Pubblicato il 02-07-2018


ancona teatro

Ancona – La sala è quasi piena. Il pubblico rimane in silenzio in attesa dell’inizio dello spettacolo. Arturo Cirillo in abiti da lavoro – camicia e pantaloni grigi – è presentato da un collaboratore del Teatro delle Muse. Fin qui, niente di nuovo!

La commedia in due atti, andata in scena il 29 giugno scorso, è stata scritta e interpretato da Nassim Soleimanpour.

Lo spazio scenico è diventato un’officina aperta in cui anche gli spettatori sono stati chiamati a recitare: applausi, interventi e partecipazione attiva, dunque. Una sorta d’idea pirandelliana ossia di “teatro nel teatro”.

Nel retroscena Nassim aspetta Arturo: l’iraniano offre un tè al suo amico servito in una tazzina appoggiata sopra una tovaglia verde ornata da ricami dorati. Grazie alle telecamere gli spettatori sono riusciti a vedere quello che accadeva nelle quinte. Così il “mistero” – del vero o del verosimile del teatro – è stato svelato. Il divertimento non è più nell’improvvisazione: la risata è stata strappata dalle emozioni, dalle gaffe e dalla scoperta dell’altro, ossia dal personaggio di Nassim.

La lingua iraniana, che appare, talvolta, un ostacolo insuperabile nella comunicazione, invece, insegnata grazie al gioco, alle immagini e alle fiabe, diventa un elemento di aggregazione. L’idioma per Nassim rappresenta la memoria, dove sono conservati i suoi ricordi, che vorrebbe raccontare al suo amico Arturo. Il libro delle favole con disegni, parole e cancellature illustra la sua infanzia. Egli ha purtroppo solo lo strumento della scrittura perché Nassim è muto!

La scelta della scenografia e l’uso della tecnologia non rendono lo spettacolo davvero originale. Invero, l’idea di raccontare la sua storia personale con un testo teatrale è il punto di forza della messa in scena. La scrittura è la depositaria della memoria: essa è un sistema antico che deve essere studiato e utilizzato se si vuole agire nella società e integrarsi. La scelta di far recitare lo stesso copione ad altri attori è un mezzo per affermare la propria libertà. Sia nell’interpretazione che nel linguaggio gestuale si scoprono delle differenze. Dal che si può apprende una lingua. Così Nassim Seleimanpour ha fatto salire sul palco in cinque giornate, anche, Neri Marcorè, Marco Baliani, Lella Costa e Lucia Mascino. “Ogni sera un attore diverso ha esposto il concetto di libertà, esilio e le limitazioni del linguaggio”( testo di presentazione dello spettacolo).

Andrea Carnevali

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