sabato, 15 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Io non ci sto. Voi?
Pubblicato il 28-07-2018


Cominciamo riassumendo i concetti espressi da Beppe Grillo, guru del movimento Cinque stelle (l’altro, il braccio armato, é Davide Casaleggio, erede naturale di Gianstefano nella concezione monarchica del movimento). In un’intervista rilasciata a un giornale straniero e ripresa dal Corriere quest’oggi il fondatore del primo partito politico italiano sostiene la necessità di superare la democrazia così come noi l’abbiamo conosciuta e costruita in questo settantennio. Più o meno la stessa considerazione espressa qualche giorno prima da Davide Casaleggio. Grillo però va oltre. A suo parere occorre ricorrere all’elezione per estrazione a sorte dei parlamentari visto che vota ormai una percentuale ridotta di elettori (per la verità nel marzo di quest’anno i votanti in Italia sono stati il 70 per cento degli aventi diritto). Poi immagina un governo espressione della democrazia informatica con il popolo chiamato a decidere sulle singole leggi.

Una follia che ha precedenti inquietanti. Li abbiamo già citati a proposito delle considerazioni di Casaleggio. Riprendo quello dei plebisciti durante il regime fascista. Si doveva approvare con un si o un no (il modo anticipa i curiosi “mi piace” o “non mi piace” dei social) l’operato del governo. Oggi il popolo sarebbe chiamato a decidere su ogni legge e per di più con due aule composte da parlamentari estratti a sorte. Non si comprende poi nell’acuta elaborazione grillina se ci sarebbe posto anche per un governo, ma lasciamo perdere. Ha ragione Sabino Cassese oggi a opporre alle sguaiate tesi grilline (lasciamo perdere per carità di patria il referendum sull’euro) le ragioni della difesa della democrazia rappresentativa e con essa quella del principio della competenza. Se vale per gli idraulici e per i chirurghi, sottolinea il noto costituzionalista, perché non deve valere per i politici? Oggi questo mi pare il punto fondamentale. La democrazia informatica ha eliminato il merito. Siamo tutti uguali, competenti e incompetenti, studiosi e ignoranti, intelligenti e stupidi. Non è questo il messaggio più chiaro che esce dai commenti sui temi postati su Facebook? E Grillo da questo trae la convinzione che un parlamento estratto a sorte possa funzionare meglio di un parlamento eletto. Tanto siamo tutti uguali, no?

Ci sarebbe da ridere se non ci fosse invece da preoccuparsi. Il movimento Cinque stelle, che ha conquistato più o meno i voti della vecchia Dc propone, lo fanno i suoi due capi indiscussi, il superamento della democrazia e l’opposizione che fa? Si trastulla sui congressi del Pd, su segretari a tempo, fotografa future divisioni di candidati alla segreteria costruendo un suo percorso che pare quasi parallelo a quello della realtà. Pensate se De Gasperi o Fanfani avessero sostenuto che la democrazia era finita, quale guerra si sarebbe scatenata. Tutti dormono il sonno dell’impotenza e della rassegnazione. Eppure i segnali di distruzione della memoria democratica sono stati dati (gli ex parlamentari sono stati testualmente definiti “ladri”) e si insiste a ripetere che chi ha vinto le elezioni può fare quel che gli pare. Esattamente come teorizzarono (e non solo) Hitler, che le elezioni tedesche le vinse nel 1933, e Mussolini, che le aveva stravinte nel 1924. Suggeriva il vecchio Camillo Prampolini invece: “Primo compito di una maggioranza è quello di rispettare i diritti della minoranza”.

Il mio amico Ugo Intini propone da tempo un Comitato di liberazione nazionale, mentre Carlo Calenda ha lanciato il Fronte repubblicano. Mi permetto di aggiungere l’assoluta urgenza di una Costituente riformista, ne ha parlato Riccardo Nencini, che metta al primo posto una nuova cultura della democrazia che non può ignorare l’esistenza delle nuove tecnologie ma neppure l’attualità della democrazia rappresentativa, nonché alcuni valori essenziali da prospettare per affermare un’idea nuova di solidarietà e di sicurezza, una chiarificazione di fondo sui temi della migrazione, un patto con l’Europa fondato sul rilancio degli investimenti (altro che bloccare la Torino-Lione come intendono fare questi squilibrati) e dell’occupazione. Si svegli l’opposizione. Tentennare equivale a dar ragione a chi mina le basi della nostra convivenza democratica. Il nostro Psi si attrezzi subito con la festa di Caserta e con i due convegni su migrazione e lavoro a fornire idee e proposte a tutti quell che hanno orecchie per sentire. Se é necessario pensiamo anche a qualche azione dimostrativa. Ma restare con le mani in mano oggi significa essere complici di questa follia al potere, di questo obiettivo insano, di questa inevitabile e progressiva distruzione di quel che i nostri padri e noi abbiamo costruito. Io non ci sto. Voi?

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Commenti all'articolo
  1. Concordo in toto con il ragionamento del Direttore Mauro Del Nue. Ormai i segnali ci sono tutti e occorre agire subito per far da tessuto connettivo tra le forze riformiste, socialiste, democratiche, liberali, radicali e moderate per costruire una reale alternativa declinata al futuro rilanciando i valori della democrazia rappresentativa in un contesto pienamente europeo e occidentale….mai come oggi si pone questa urgenza!

  2. Sento il dovere di rispondere alla domanda del Direttore, tra i pochissimi “gratuitamente” a difendere principi ed ideali: no Direttore, sono con te, non ci sto!!
    Tuttavia una risposta al Direttore, per la qualità politico-culturale che egli incarna, non può esaurirsi in tre parole, nè evitare il linguaggio della verità attraverso schietto confronto.
    Abbiamo già individuato, ribadendolo con Cassese, nella competenza il fondamento della democrazia rappresentativa, così sostenendo quel merito che tende ad annullarsi in forme sgangherate di democrazia “in presa diretta”.
    A questo punto, però, irrompe prepotentemente una domanda che si evidenzia come inaggirabile: i partiti, originari organismi selettivi, autorevoli e meritocratici, gramscianamente addirittura definiti “intellettuali collettivi”, in qualità di supremi vettori di democrazia rappresentativa hanno negli ultimi lustri ottemperato degnamente alla loro missione costitutiva?
    Hanno selezionato classe dirigente all’altezza?
    Le domande sono evidentemente retoriche, posto che da tempo, ormai, queste organizzazioni collettive (si fa per dire) internamente hanno espunto qualsiasi criterio meritocratico, esternamente hanno concorso a definire sistemi elettorali che esprimessero un parlamento non di eletti ma di nominati (dalle segreterie dei partiti, appunto, favorendo cerchi di fedelissimi).
    Ancora, nella cornice esposta il nostro partito come si è comportato?
    Ha fatto eccezione, mantenedo fede alle sue nobili altezze?
    Purtroppo altre due domande retoriche.
    Al proprio interno ha blindato il cammino di un pugno di dirigenti, utilizzando all’esterno altrettanto blindate liste, oltretutto non afferenti alle organizzazioni di appartenenza (leggasi liste PD).
    Ora, alla luce dei suesposti dati di fatto, la perdita totale di credibilità da parte della democrazia rappresentativa ha aperto la strada alle emergenti e preoccupanti forme di democrazia diretta.
    Allora, appare evidente come l’opposizione alle preoccupanti nuove forme di tipologia democratica, possa articolarsi non in indignate contrapposizioni frontiste, espresse oltretutto da quelle formazioni che hanno prodotto la degenerazione della democrazia rappresentativa, bensi nel ripristino radicale, originario, costitutivo, delle comunità associative, finalmente rifondate sul terreno ideale e riattivate sul binario etico.

  3. Certo che non ci sto! Però vorrei ottenere il risultato, cioè disinnescare la mina senza fare ulteriori danni. Il fatto che i 5 Stelle abbiano vinto le elezioni e che Renzi le abbia perse è incontestabile. Nonostante il buon senso della proposta e i risultati. Allora, invece di fare delle sparate, bisogna capire che cos’è successo e come agire.
    La cosa più pericolosa è il blocco delle infrastrutture fisiche, cioè la TAV e il sistema dei trasporti avanzato delle marci e delle persone. Sono convinto che non sia difficile spiegare che dove passano le merci e le persone si sviluppa l’economia. Che se l’Europa ha scelto l’alta velocità non possiamo rimanere isolati da barriere fisiche come le Alpi e lo stretto di Messina. Isolandoci condanneremmo l’Italia al destino che ha riservato la storia, da sempre, a chi si è isolato, cioè il degrado, la miseria e la barbarie. Ma c’è di più. In un mondo che corre verso l’automazione e gli algoritmi l’unico antidoto contro la disumanizzazione è favorire l’incontro fra le persone con trasporti rapidi, comodi ed economici. Rallentare l’automazione e l’intelligenza artificiale sarebbe mortale perché non si sosterrebbe una popolazione di quasi otto miliardi. Casaleggio padre, per far tornare i conti, aveva pronosticato una guerra che avrebbe riportato la popolazione a un miliardo. A chi sostiene che, al posto della TAV, possiamo investire su treni economici, si risponda che il livellamento verso il basso caratterizzò l’economia sovietica con gli effetti noti.
    Quello che tu definisci il guru del principale partito italiano è un comico che gioca a fare il filosofo. Qualche volta ci prende e qualche volta no. Più spesso prende per il culo tutti noi. Fortunatamente Matteo Renzi ha impedito un loro accordo PD – 5Stelle, scongiurando l’alleanza fra i matti dei due partiti. Speriamo che Mattarella, Ria, Giuseppe Conte e Matteo Salvini riescano ad impedire dei disastri, non sul piano della democrazia ma nell’economia e nei rapporti internazionali. E’ una fase di follia collettiva che coinvolge le istituzioni di tutto il mondo occidentale però l’economia sembra strafregarsene visti i risultati dopo l’elezione di Trump negli Stati Uniti. Quindi la ricetta è fare il possibile per impedire disastri come il blocco della TAV e preparare le condizioni per vincere le prossime elezioni. Come diceva Italo Calvino ci vuole leggerezza!

  4. Puoi contare sempre sul mio umile ma convinto supporto! Assolutamente occorre un richiamo che si estenda a cerchi concentrici (come hai affermatu di recente) per rendere possibile quanto prima almeno un patto che lanci un visibile segnale di un’alternativa riformista, inclusiva e declinata al futuro…..

  5. Non sono quanto possa servire l’unirsi al “non ci sto” – tre parole che peraltro m riportano alla mente una stagione di cui ho un ricordo piuttosto sofferto – perché oggi valgono più che mai i numeri, i quali sembrano dirci qualcosa di un po’ diverso.

    La generale delusione nei confronti della politica tradizionale, induce infatti molti, se non i più, a guardare verso altre forme di conduzione del Paese, e a simpatizzare per le figure “forti”, senza curarsi più di tanto della architettura istituzionale e modelli elettorali.

    La storia del resto ci insegna che la crisi dei sistemi parlamentari ha spesso aperto la porta a formule di segno “autoritario”, a meno che tali sistemi non siano riusciti ad autocorreggersi e autorigenerarsi per tempo, rimodulando la propria configurazione (e dandosi i giusti anticorpi).

    Possiamo altresì aggiungere che con il superamento delle preferenze siamo praticamente entrati in una “concezione” verticistica, dove la questione candidature è sostanzialmente nelle mani del “capo”, o leader, e a questo punto valeva forse la pena di “completare l’opera”.

    Intendo dire che andava potenziato il ruolo ed il “potere” del Primo Ministro, in nome della governabilità, visto che oggigiorno sembra essere questa una delle maggiori preoccupazioni ed aspettative del corpo elettorale, e il centro destra ci aveva provato più di un decennio fa.

    Pur se non si trattava ancora di Presidenzialismo, poteva essere un buon “antidoto” verso le odierne “tentazioni”, ma quella riforma costituzionale non superò la prova referendaria, e avrebbe poi potuto riprovarci la sinistra (anziché far esprimere il Paese su tutt’altre materie).

    A fronte di tutto ciò, prima di pensare a Comitati e Fronti, io punterei ad elaborare una proposta di Grande Riforma, che includa il Presidenzialismo, bilanciato dalla elezione delle Camere – che manterrei paritarie – con meccanismo proporzionale, e ritorno delle preferenze.

    Può aiutare, in questo percorso, l’importanza attribuita ai contrappesi dal corpo elettorale, visto che nel Referendum del dicembre 2016 ha optato per il bicameralismo perfetto, e potrebbe quindi apprezzare un “impianto” che sapesse coniugare governabilità e rappresentanza.

    Paolo B. 29.07.2018

  6. caro Direttore,
    Come sempre hai fatto una diagnosi perfetta della situazione e con argomenti e discussioni efficacissime. Mi congratulo assieme al mio affetto e la mia stima.
    Alberto Franci
    Urbino

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