venerdì, 20 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

La Corte dei Conti smonta le promesse del Governo
Pubblicato il 12-07-2018


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La Corte dei Conti ha presentato oggi il ‘Rapporto 2018 sul coordinamento della finanza pubblica’. Nel Rapporto, la magistratura contabile ritiene “auspicabile una riforma strutturale del sistema fiscale” puntando il dito contro “l’onere improprio che viene caricato sui redditi medi e medio-bassi, in particolare i contribuenti tra i 28 e i 55mila euro, che vedono al contempo il massimo balzo di aliquota legale (+11 punti) e la massima riduzione sul totale delle detrazioni (-28 punti)”.

Per la Corte dei Conti, la strada da seguire è quella di accelerare sul fronte della riduzione del debito pubblico. Nel Rapporto si legge: “E’ necessario affrettarsi a ridurre, ed in prospettiva a rimuovere, l’inevitabile pressione che un elevato debito pubblico pone sui tassi d’interesse e sulla complessiva stabilità finanziaria del Paese. Si tratta di un passo reso oggi più urgente anche proprio per le nuove proiezioni circa gli effetti di lungo periodo delle tendenze demografiche”.

Per la magistratura contabile, il triennio 2018-2020 si presenta come “un’eccezionale finestra per la riduzione del debito: il congiunto operare della ripresa dell’inflazione e del permanere del costo medio del debito su livelli particolarmente bassi, dovrebbe garantire, diversamente dal passato, un differenziale favorevole tra crescita economica e costo del debito. Di tale situazione, dunque, si dovrebbe approfittare per rendere più spedito il processo di riduzione del rapporto debito/Pil”.

La Corte dei Conti, senza citare direttamente il contenuto del ‘contratto di governo’, ha avvisato: “Per il reddito di cittadinanza servono risorse straordinarie. Appare evidente che l’obiettivo di aiutare una congrua quota di poveri assoluti (il tasso effettivo di coinvolgimento è in tutte le realtà internazionali sempre significativamente inferiore al 100%) richiederà un importante sforzo finanziario supplementare, rispetto a risorse che pure sono cresciute in misura incoraggiante”.

L’altolà della Corte dei Conti è arrivato anche sulle ulteriori revisioni della legge Fornero affermando: “Sono stretti, se non del tutto esauriti, gli spazi per ulteriori attenuazioni degli effetti correttivi della legge 214/2011, a meno di un ripensamento complessivo del sistema”. Così la magistratura contabile ha messo in guardia il legislatore: “E’ cruciale non creare debito pensionistico aggiuntivo”.

La Corte dei Conti ha fatto il seguente ragionamento: “Nei prossimi anni il bilancio pubblico sarà fortemente condizionato dall’invecchiamento della popolazione e dalle modifiche della struttura demografica. Il fenomeno potrebbe avere effetti sulla spesa per la protezione sociale (previdenza, assistenza, sanità) più acuti di quanto finora atteso. Solo nel 2017 la spesa per prestazioni sociali in denaro è cresciuta dell’1,7%. Sono cresciute dell’1,2% le prestazioni pensionistiche, del 3,4% le altre prestazioni sociali. Nelle ultime proiezioni contenute nel Def 2018, il rapporto spesa per pensioni/Pil aumenta tra i 2 e i 2,5 punti percentuali al 2040. L’effetto sul rapporto debito pubblico/Pil risulterebbe marcato; un aumento di circa 30 punti nel 2070. E’, dunque, essenziale preservare i miglioramenti di fondo che il sistema previdenziale ha realizzato in questi decenni. Dunque, ogni elemento di possibile flessibilizzazione dell’attuale sistema dovrebbe contemplare compensazioni in grado di salvaguardare la sostenibilità finanziaria di lungo periodo”.

Visto che nel Rapporto 2018 c’è ben poco di fattibile sui contenuti programmatici del governo Conte, è doveroso porsi una domanda: terrà conto il governo giallo-verde delle indicazioni della Corte dei Conti o si aprirà un altro conflitto istituzionale?

Salvatore Rondello

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