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Opinioni e commenti
 

La Francia è responsabile dei migranti che arrivano dalla Libia
Pubblicato il 25-07-2018


Campi profughi indegni perfino per gli animali, uno Stato sovrano, la Libia, ridotto ad essere governato da fantocci per volontà dell’Occidente, oltretutto complice delle tribù del deserto alle quali fornisce armi in cambio di oro nero. Benvenuti nel Paese dove lo schiavismo è violento al punto da mortificare l’uomo nella carne, nello spirito e nella dignità umana. Ebbene, tutto ciò ha un responsabile: la Francia di Nicolas Sarkozy.

Il presidente francese in carica nel 2011 ha segnato l’inizio del terrorismo in Europa e la distruzione della Libia, governata per decenni da Gheddafi, nonché avamposto che impediva l’immigrazione di moltitudini africane in Europa. Nessuna ipocrisia, sappiamo bene che le truppe scelte dai Paesi europei, in accordo con gli Stati Uniti, hanno partecipato al disastro libico poco dopo che la Francia aveva sganciato le sue bombe. L’italia di Berlusconi, poi, sembrava un cane bastonato quando, obtorto collo, ha eseguito gli accordi che Napolitano aveva preso a sua insaputa.

Morto politicamente Sarkozy, per fatti personali che si suppone siano stati all’origine dei precipitosi bombardamenti dei francesi per far secco Gheddafi, gli è succeduto quel tombeur de femmes di Hollande insediato all’Eliseo dalla Total, da sempre interessata a superare l’Eni nella gara ad accaparrarsi il petrolio libico.

Infine, ecco l’enfant prodige Emmanuel Macron apparire all’orizzonte accompagnato dalla sua professoressa, il quale sostiene di non voler avere nulla a che fare con i migranti perché non è compito della Francia farsene carico, dimenticando di essere stato eletto dagli stessi francesi che avevano incoronato il buon Sarko che pare abbia piegato severamente la Francia agli interessi personali. Almeno è questo ciò che dicono le indiscrezioni della magistratura francese.

Il commercio di uomini in Libia è esploso dopo quella guerra insensata fortemente voluta dal presidente Sarkozy che ha coinvolto la NATO in un’avventura di cui oggi l’Europa ne subisce le conseguenze, soprattutto a causa del gran numero di migranti economici che si va sempre di più concentrando in Libia.
Solo gli scemi o le persone in malafede potevano pensare che Gheddafi avesse le armi di distruzione di massa.

Eppure, non era passato molto tempo dal precedente errore commesso in Irak qualche anno prima, quando si credeva che Saddam avesse l’atomica sporca, ma l’avidità di prendere l’oro nero e, nel caso dell’ex presidente francese sembra anche dell’altro, ha portato l’Occidente a prendere una decisione sbagliata di cui la Francia per prima dovrebbe farsi carico. Quantomeno dei processi migratori che l’esito di quel conflitto ha attivato: una enorme falla in quel territorio libico che vede prosperare i traffici più infami.

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Commenti all'articolo
  1. L’Unione europea ha sbloccato 55 milioni di euro per Madrid che ha avuto più sbarchi che Italia e Grecia da gennaio a oggi. “Bruxelles – scrive Repubblica – condivide la ‘sensazione di urgenza’ trasmessa dalla Spagna per l’improvviso incremento degli sbarchi sulle coste andaluse e gli assalti ripetuti alle recinzioni di frontiera in territorio africano, nelle enclave di Ceuta e Melilla”. Il partito popolare accusa il premier socialista Sanchez di “aprirsi a un’ondata di africani”. “Un allarmismo eccessivo – scrive Repubblica – a cui l’esecutivo di Pedro Sánchez replica con la mano tesa in segno di sfida: nel faccia a faccia in programma per oggi al palazzo della Moncloa, il premier proporrà al leader dei popolari cinque acuerdos de Estado, patti governo-opposizione su questioni vitali per il Paese. Dall’immigrazione, appunto, alla Catalogna, alla violenza di genere, la politica europea e le infrastrutture”. In Italia intanto la politica dei rimpatri promessa dal ministro degli Interni Matteo Salvini, scrive La Stampa, è ferma: “il Salvini ministro si è reso conto che c’è molto poco da fare se i Paesi d’origine non collaborano a riprendersi i suoi emigrati. E quasi nessuno collabora”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

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