venerdì, 20 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

La marcia indietro di Trump sulla tolleranza zero
Pubblicato il 02-07-2018


donald trump

“Stiamo cambiando da bambini in gabbia a famiglie intere ingabbiate”. Questa la reazione di Cory Smith, leader di Kids in Needs, un gruppo dedicato alla difesa dei diritti di bambini.  Smith commentava l’ordine esecutivo di Donald Trump che mette fine alla separazione dei bambini dai loro genitori, detenuti mentre  cercano di entrare negli Stati Uniti.

Smith ha ragione che la marcia indietro del 45esimo presidente sulla tragica situazione dei bambini rappresenta semplicemente un lieve miglioramento. Ciononostante ci rivela la completa falsità della politica di Trump basata su una realtà inventata dalla America first che si confronta con la complessa questione dell’immigrazione.

Arrabbiato con i numeri crescenti di entrate non autorizzate dal confine col Messico, Trump ha deciso di mettere in atto una tolleranza zero. La nuova politica ha decretato che chiunque entri illegalmente negli Usa è reo di “felony”, un reato maggiore, invece del tradizionale “misdemeanor”, reato minore punibile solo di deportazione. Una volta iniziata la tolleranza zero la gente entrata nel Paese richiedente asilo è stata dichiarata criminale e quindi meritevole di carcere. Come tutti gli altri criminali i migranti hanno subito la separazione dei loro bambini dalle loro braccia per andare a finire affidati al Department of Homeland Security. Dall’inizio della pratica di tolleranza zero 2300 minori sono stati separati dai genitori che secondo la legge, dopo una detenzione massima di 20 giorni, devono essere affidati alla cura di famiglie.

L’implementazione del programma tolleranza zero ha colto il governo impreparato a fare fronte alla situazione delle famiglie ma anche a quella politica. Trump aveva dichiarato che la legge, secondo lui approvata dai democratici, gli legava le mani. Inventare che un partito approvi le leggi è una delle tante fake news di Trump. Le leggi le approva il governo senza nessuna etichetta di partito. Ma al di là di questa falsa asserzione quella ancora più falsa era che solo il Congresso poteva cambiare la politica di separazione dei bambini dai loro genitori.

Chuck Schumer, il leader della minoranza democratica al Senato, aveva invece detto che la tolleranza zero e la conseguente separazione dei bambini dai loro genitori entravano nei poteri del presidente. Si poteva risolvere con una semplice telefonata presidenziale.  Alla fine, Trump, sconfitto dall’ottimo lavoro dei mezzi di comunicazione, ciò che lui chiama le fake news, si è dovuto arrendere. L’audio e i video strazianti dei bambini  che piangono inconsolabilmente ha costretto l’America a reagire.

Persino la first lady Melania Trump ha parlato contro la tolleranza zero dicendo che si devono rispettare le leggi ma bisogna farlo “con il cuore”. Le quattro ex first lady viventi hanno anche loro aggiunto le voci e il 45esimo presidente ha fatto quel che rarissimamente fa. Ha fatto marcia indietro. Avrebbe potuto risolvere il tutto con una telefonata oppure uno dei suoi tweet che tanto gli piacciono, ma ha deciso di usare un ordine esecutivo per porre fine alla separazione dei bambini dai loro genitori.

Trump ha capito di avere capitolato ma si è subito ripreso per tornare alla campagna elettorale anti-immigrati. Due giorni dopo avere firmato l’ordine esecutivo per non separare i bambini dai loro genitori, il 45esimo presidente ha invitato alla Casa Bianca un gruppo di familiari che hanno perso un loro caro per causa di reati commessi da immigrati non autorizzati. Il messaggio è chiaro. Le uniche vittime sono americane e l’immigrazione irregolare rappresenta un pericolo alla sicurezza.

I fatti però ci dicono però che gli immigrati, autorizzati o no, commettono meno reati degli americani nati negli Usa. Uno studio del Cato Institute, organo conservatore  fondato dalla Charles Koch Foundation, ha analizzato  i reati commessi nello Stato del Texas e ha scoperto che il tasso di condanne nel 2015 per gli immigrati era inferiore dell’ottantacinque percento in comparazione agli americani nativi. Un altro studio condotto da Michael Light (University of Wisconsin) e Ty Miller (Purdue University) ha scoperto che le zone con immigrati non autorizzati hanno meno crimini. Il senso comune ce lo confermerebbe. Gli immigrati, autorizzati e no, hanno paura di commettere reati sapendo molto bene che potrebbero anche condurre alla deportazione.

L’amministrazione di Trump non ha solo dimostrato poco cuore con la sua tolleranza zero ma ha anche reso manifesta la mancanza di preparazione nelle sue politiche. Il Dipartimento di Giustizia e quello della Homeland Security non hanno previsto le conseguenze della tolleranza zero e gli effetti sulle famiglie. Al momento di scrivere queste righe siamo informati che dopo la denuncia dell’American Civil Liberties Union un giudice della California ha ordinato la ricongiunzione delle famiglie di immigrati entro 30 giorni. Nel caso di bambini al di sotto di 5 anni l’ordine esecutivo di Trump dovrà essere messo in pratica entro 14 giorni.

I flussi migratori non sono un problema americano poiché esiste in molte altre parti del mondo. Trump e gli altri populisti hanno risposte facili al dilemma rivelando che non hanno né studiato la situazione né l’hanno capita. In America molti dei migranti vengono dal Guatemala, El Salvador e Honduras, paesi con un tasso molto alto di criminalità dove la gente rischia la vita quotidianamente. La giornalista Sonia Nazario, vincitrice di un Premio Pulitzer, ha accompagnato uno di questi giovani migranti nel suo viaggio agli Stati Uniti  descrivendolo attentamente in un libro. Il loro viaggio agli Stati Uniti non è affatto “una passeggiata a Central Park” come lo ha descritto Trump. Il sessanta percento delle donne che intraprendono l’odissea sono stuprate. Subiscono altri crimini e poi una volta arrivati alla frontiera, la fine dell’odissea, vengono separati dai loro bambini e messi in gabbie separate.

Le soluzioni ai problemi dell’immigrazione esistono ma vanno al di là dei semplici slogan populisti. Il presidente statunitense però si interessa poco alle soluzioni. Dopo avere dichiarato che firmerebbe qualunque disegno di legge sull’immigrazione che sarà approvato dalla legislatura ha cambiato idea. Nella sua ultima dichiarazione ha consigliato  alla legislatura di lasciare perdere e rimandare tutto a dopo le elezioni di midterm. Trump non ha nessuna intenzione di governare. Meglio la campagna politica costante che gli produce di più e mantiene la completa fedeltà della sua base.

Domenico Maceri

Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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Commenti all'articolo
  1. Intanto in Lombardia ventidue sindaci, di centrosinistra ed espressione di liste civiche, chiedono al Comune di Abbiategrasso (mi) di intervenire per cancellare la “Festa del sole” che si aprirà domani, promossa dall’associazione di estrema destra Lealtà e Azione e con ospiti alcuni assessori regionali e parlamentari. Ad “insorgere”, scrive il dorso milanese del Corriere della Sera, l’Anpi, il Pd e i gruppi antifascisti. Viene segnalata anche la posizione della Comunità ebraica, che ha stigmatizzato “la concessione di spazi pubblici a un gruppo filo-nazista” e il fatto che ciò avvenga “nell’indifferenza di esponenti di spicco del mondo politico lombardo”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

  2. Sul festival organizzato da un’associazione di estrema destra ad Abbiategrasso (MI), di cui molto si è parlato negli scorsi giorni, da segnalare l’intervento della senatrice a vita Liliana Segre che in una interrogazione parlamentare rivolta al ministro dell’Interno Matteo Salvini scrive: “La Repubblica democratica nata dalla Resistenza non può accettare forme di manifestazione in cui vengano programmaticamente diffusi messaggi e simbologie dichiaratamente razziste, xenofobe e apologetiche del fascismo”. Scrive al riguardo il Corriere Milano: “Nei giorni scorsi sono arrivati appelli da parte di Anpi, Unione delle comunità ebraiche, sindacati, associazioni antifasciste e da una ventina di sindaci della zona. Ieri l’indignazione ha raggiunto il Viminale accompagnata da una firma che dice qualcosa di più”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

  3. Il segretario di Stato americano Mike Pompeo – si legge tra gli altri sulla Gazzetta di Reggio – ha concluso la visita di due giorni a Pyongyang, capitale della Corea del Nord, per la denuclearizzazione. “Sono problemi complicati, ma abbiamo fatto progressi su quasi tutte le questioni centrali. In alcune parti ci sono stati molti progressi, in altre c’è ancora molto lavoro da fare”, ha dichiarato Pompeo. Le parti hanno pianificato gruppi di lavoro per definire il piano nei dettagli. Il segretario di Stato, che successivamente è partito per Tokyo per informare il Giappone e la Corea del Sud, non ha incontrato il presidente nordcoreano Kim Jong-un.

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