mercoledì, 19 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

La ricetta del M5S: negozi chiusi domenica e festivi
Pubblicato il 15-07-2018


spesa-carrelloIl sottosegretario allo Sviluppo economico, Davide Crippa (M5S), ha avanzato la proposta di legge per le aperture ‘contingentate’ degli esercizi commerciali nei giorni festivi. Ma, il presidente di Confinprese, Mario Resca, ha lanciato un allarme dicendo: “Su 52 domeniche i negozi potranno restare aperti solo 12 festività all’anno. Le aziende saranno costrette a licenziare, l’intero comparto perderà 400mila posti di lavoro e il 10% del fatturato. Quali sono i criteri per stabilire le città a vocazione turistica? Il nostro Paese è tutto una meta turistica e noi, oltre che i posti di lavoro, vogliamo perdere anche i servizi e i consumi? Gli acquisti non sono di necessità ma di impulso, la gente consuma se ne ha l’opportunità, ma se i negozi sono chiusi rinuncia e non compra”.

Per Confinprese, se la proposta si trasformasse in legge, “significherebbe quindi perdere il 15% della forza lavoro in un Paese che ha un tasso di disoccupazione dell’11%, con un Pil in forte rallentamento nel secondo trimestre e un futuro delle famiglie molto incerto”. Problematica per l’Associazione di imprenditori anche la decisione su quali saranno le città turistiche che potranno tenere aperti i negozi nei giorni festivi. Confinprese ha spiegato: “L’Italia è un museo a cielo aperto, detiene il record mondiale di siti Unesco, è meta di turismo culturale, enogastronomico e di business. Il turismo gode di ottima salute, ma i turisti arriveranno nelle nostre città e troveranno i negozi serrati”.

Invece, Confcommercio ha dichiarato: “Disponibile al confronto con il governo che chiede la reintroduzione di una regolamentazione minima, a nostro avviso indispensabile per il mantenimento del pluralismo distributivo e come migliore garanzia per lo sviluppo delle imprese di ogni dimensione”. In una nota sull’intenzione del governo di mettere i paletti alla deregulation nel settore, la Confederazione ha spiegato: “Di prendere atto dell’intenzione del governo e del Parlamento di intervenire per regolamentare gli orari dei negozi. I fatti ci hanno dato ragione, la deregolamentazione totale degli ultimi anni non ha prodotto particolari effetti sui consumi e sull’occupazione, né ha incrementato la concorrenzialità del settore, peraltro già ampiamente liberalizzato da tempo”.

Questa iniziativa fa seguito al cosiddetto ‘decreto dignità’ che determinerebbe la perdita di ottantamila posti di lavoro. Valutazione fatta anche dal ministero dell’Economia e per la quale è iniziata una polemica di Di Maio con Tria.

Se aggiungiamo anche la disapprovazione degli accordi commerciali con il Canada, è evidente che le politiche dell’attuale ministero dello Sviluppo economico portano alla regressione economica. Cioè, producono effetti economici esattamente opposti allo sviluppo economico causando perdita della dignità umana.

Alla manifesta dabbenaggine del governo giallo-verde, urge l’azione di un Partito Socialista Italiano credibile e che sappia proporsi alla guida della sinistra per costruire una alternativa di governo.

S. R.

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