venerdì, 17 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Lavoro, il Bonus Assunzioni funziona. 14esima pensione, cosa fare se non arriva. Congedo maternità anche a disoccupate
Pubblicato il 16-07-2018


Lavoro
IL BONUS ASSUNZIONI FUNZIONA

Vedrete, dicevano i “profeti di sventura”, ci sarà un’ondata di licenziamenti. Finito il triennio di incentivi alle assunzioni introdotti dal governo Renzi, chi ha ottenuto un lavoro verrà comodamente rispedito a casa. Vedrete, ed era tutta un’attesa di scenari apocalittici con orde di disoccupati.
L’Inps ha messo a confronto il tasso di licenziamento nell’arco dei 36 mesi relativi ai rapporti di lavoro nati nell’era jobs act. Risultato: tasso di licenziamento identico a contratti precedenti. Più flessibilità uguale più occupazione. Meno flessibilità uguale meno occupazione ha twittato Claudio Cerasa del Foglio
Lo ha scritto anche l’Inps nel suo rapporto annuale presentato recentemente dal presidente Tito Boeri: “Oltre che in generale sulla sopravvivenza dei rapporti di lavoro agevolati, si è discusso di una possibile ondata di licenziamenti sul finire del triennio incentivato con la decontribuzione 2015”. Si è discusso, eccome, ma dato che il triennio è terminato nel 2018 la domanda è d’obbligo: come è andata veramente? L’Inps ha effettuato una “verifica puntuale” per controllare “se i tassi di licenziamento siano effettivamente ‘esplosi’ alla fine del triennio agevolato”. Il confronto è tra i “rapporti attivati” nel primo trimestre 2015 e quelli del primo trimestre 2014. L’Inps ovviamente sottolinea che, per “una verifica completa con riferimento a tutte le attivazioni 2015” occorrerà attendere il 2019. In ogni caso, da questo primo raffronto, emerge che il tasso di licenziamento, nei primi 18 mesi, è inferiore nel 2015 rispetto al 2014. Mentre “si è del tutto normalizzato successivamente, senza alcuna apprezzabile anomalia di comportamento anche attorno ai 36 mesi”. “Ciò – conclude il rapporto – non significa che casi singoli di comportamenti totalmente opportunistici, finalizzati esclusivamente a ‘sfruttare’ la decontribuzione, ci possano essere e siano stati: ma se ne può negare ogni consistente rilevanza quantitativa”. Con buona pace dei “profeti di sventura”.

Previdenza
BOERI: NECESSARIA L’IMMIGRAZIONE

La domanda di lavoro immigrato “è forte” perché sono “tanti i lavori che gli italiani non vogliono più svolgere”. Domanda a cui non si può rinunciare, considerando che “in mancanza di decreti flussi con quote per colf e badanti” il numero di “lavoratori domestici extra comunitari iscritti alla gestione Inps tende inesorabilmente a ridursi” e quindi diminuisce il numero di chi versa i contributi sociali.
È quanto emerge dalla relazione presentata in Parlamento dal presidente dell’Istituto Tito Boeri, che ha ribadito le critiche sul possibile ripristino delle pensioni di anzianità previste dal governo 5S-Lega.
Immigrazione – Sul fronte migranti, “per ridurre l’immigrazione clandestina il nostro Paese ha
bisogno di aumentare quella regolare” è il ‘suggerimento’ del presidente Inps, che rileva come la “forte domanda di lavoro immigrato in Italia” si riversi di fatto “sull’immigrazione irregolare degli overstayer, di chi arriva in aereo o in macchina, non coi barconi ma coi visti turistici, e rimane in Italia a visto scaduto” alimentata “da decreti flussi del tutto irrealistici”.
Quando si pongono infatti, aggiunge Boeri, “forti restrizioni all’immigrazione regolare, aumenta
l’immigrazione clandestina e viceversa. In genere, a fronte di una riduzione del 10% dell’immigrazione regolare, quella illegale aumenta tra il 3-5%”, stima il presidente Inps, ricordando come negli Stati Uniti il boom degli illegali sia cominciato nel ’64 quando è stato chiuso il ‘Bracero program’ e come il fenomeno sia invece iniziato a calare “quando ha cominciato a essere pienamente messo in atto l’Immigration Reform and Control Act, che ha regolarizzato milioni di lavoratori messicani”.
Lavoro immigrato – La domanda di lavoro immigrato in Italia “è forte” perché, prosegue, sono “tanti i lavori per i quali non si trovano lavoratori alle condizioni che le famiglie possono permettersi nell’assistenza alle persone non-autosufficienti. Tanti i lavori che gli italiani non vogliono più svolgere”. A cominciare dai lavori domestici. “La domanda di colf e badanti delle famiglie italiane è in costante aumento alla luce anche dell’incremento tendenziale del numero di persone non-autosufficienti. Tuttavia, in mancanza di decreti flussi con quote per colf e badanti, l’ultimo nel 2011, il numero di lavoratori domestici extra-comunitari iscritti alla gestione Inps tende inesorabilmente a ridursi, non compensato (o compensato in minima parte) dall’aumento dei lavoratori comunitari o italiani che non hanno problemi coi visti. Ma non appena c’è un provvedimento di regolarizzazione del lavoro nero (come nel 2008-9 o nel 2012), il
numero di colf e badanti extracomunitarie si impenna, a dimostrazione del fatto che questi lavori
continuano a essere richiesti, ma vengono svolti senza versare i contributi sociali”

14esima sulla pensione
COSA FARE SE NON ARRIVA

Per 3,5 milioni di pensionati l’assegno della pensione di luglio è stato abbastanza pesante. Di fatto la somma “extra” della quattordicesima che è arrivata nel rateo di luglio è stata accreditata a tutti quei pensionati che hanno almeno 64 anni e un reddito complessivo fino a 2 volte il trattamento minimo previdenziale. La cifra extra che è stata accreditata con il rateo di luglio va da 336 euro a 655 euro.
Ma cosa fare se manca all’appello sull’assegno la quattordicesima? Il pensionato può fare una richiesta e quindi richiedere che venga accertata la sua posizione per chiarire i termini in cui può ricevere l’assegno. Come sottolinea il legale Celeste Collovati, che da anni segue i ricorsi sul fronte previdenziale, “può scattare un ricorso per ottenere la quattordicesima che manca all’appello.
Va sottolineato che errori di questo tipo sono abbastanza rari, ma l’Inps una volta esaminato il ricorso spesso accredita la cifra mancante”. Bisogna controllare in modo attento il cedolino e verificare i requisiti per accedere alla cifra “extra”. Infine va sottolineato, come ricorda la Spi Cgil, che il numero più elevato di quattordicesime è stato accreditato in Lombardia con 470mila assegni, in Sicilia con 327mila assegni, in Campania con 313mila assegni e infine in Veneto con circa 300mila assegni.

Previdenza
CONGEDO DI MATERNITÀ ANCHE PER LE DISOCCUPATE

Se si decide di dare le dimissioni una volta scoperto di essere incinta non si perde il diritto al congedo di maternità, che è l’indennità sostitutiva riconosciuta dall’Inps nei 5 mesi in cui la lavoratrice è obbligata ad assentarsi dal lavoro.
Il congedo di maternità, infatti, spetta anche alle lavoratrici che risultano essere disoccupate o sospese, purché soddisfino determinati requisiti.
Nel dettaglio, per percepire l’indennità sostitutiva Inps per 5 mesi (nei 2 precedenti al parto e nei 3 successivi) è necessario che dalla sospensione del lavoro e l’inizio del congedo non siano trascorsi più di 60 giorni. Qualora siano trascorsi più di 60 giorni, l’indennità di maternità sarà corrisposta solo nel caso in cui la donna risulti essere allo stesso tempo titolare della Naspi (indennità di disoccupazione), che viene sospesa per tutti i 5 mesi. Ricordiamo infatti che per le dimissioni motivate da maternità (quindi quelle presentate dal 1° giorno in cui si viene a conoscenza del proprio stato al compimento del 1° anno di età del figlio) viene riconosciuta la giusta causa e, quindi, si mantiene il diritto alla Naspi.
Se, invece, il congedo ha inizio dopo questa data e non è stata riconosciuta la Naspi, allora l’indennità di maternità spetta solo se questo periodo è inferiore ai 180 giorni e negli ultimi 2 anni ci siano almeno 26 contributi settimanali versati. A tutte queste lavoratrici, quindi, nei 5 mesi coperti dal congedo di maternità, l’Inps riconosce un’indennità sostitutiva pari all’80% della retribuzione precedentemente percepita.

Carlo Pareto

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