lunedì, 24 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Lavoro, rispuntano i voucher
Pubblicato il 10-07-2018


Inps

CENSIMENTO 2017 LAVORATORI DOMESTICI

Nel 2017 i lavoratori domestici contribuenti all’Inps sono stati 864.526, con un decremento del’1% rispetto al 2016. Una più ampia diminuzione, spiega una nota dell’Ente, si è rilevata nel 2014 (-5,2%) e nel 2013 rispetto al 2012 (-5,1%), anno in cui si è registrato un forte aumento del numero di lavoratori per effetto della sanatoria riguardante i lavoratori extracomunitari irregolari.

Guardando all’identikit del lavoratore domestico in Italia, continua la nota dell’Inps, si nota una prevalenza di femmine, in crescita, che ha raggiunto nel 2017 il valore massimo degli ultimi sei anni, pari all’88,3 per cento. Tuttavia il fenomeno della regolarizzazione (anno 2012) interessa maggiormente i lavoratori di sesso maschile. I lavoratori sono per la maggior parte stranieri (il 73,1% del totale). Ma mentre per i lavoratori italiani si riscontra un andamento crescente, pari a +6,9% nel 2017, i lavoratori stranieri sono calati del 3,6% in confronto al 2016. L’Europa dell’Est è la zona geografica da cui proviene quasi la metà dei lavoratori stranieri, pari al 43,8 per cento. Guardando alla distribuzione del totale dei lavoratori nelle varie aree geografiche, nel 2017 il Nord-Ovest fa la parte del leone con il 29,7%; fanalino di coda sono le Isole col 9,3 per cento. La regione che svetta per maggior numero di lavoratori domestici è la Lombardia, con 156.092 lavoratori pari al 18,1%, seguita da Lazio (14,9%), Emilia Romagna (8,8%) e Toscana (8,6%). In queste quattro regioni si concentra più della metà dei lavoratori domestici in Italia.

Inps

A MAGGIO CASSA INTEGRAZIONE IN CALO

maggio il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 23,9 milioni, in calo del 39% rispetto allo stesso mese del 2017 (39,1 milioni). Lo rende noto l’Inps in un comunicato.

Le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate a maggio 2018 sono state 10,83 milioni: un anno prima, nel mese di maggio 2017, erano state 10,78 mln : di conseguenza, la variazione tendenziale è pari a +0,5%. In particolare, la variazione tendenziale è stata pari a -11,2% nel settore Industria e +28,4% nel settore Edilizia.

La variazione congiunturale registra a maggio rispetto al mese precedente un incremento pari al 19,4%. A maggio il numero di ore di cassa integrazione straordinaria autorizzate è stato pari a 12,8 mln, di cui 7,7 mln per solidarietà, registrando un calo del 52,4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, che registrava 26,9 milioni di ore autorizzate. A maggio rispetto al mese precedente si registra una variazione congiunturale pari al +27,7%.

Gli interventi in deroga sono stati pari a 0,2 mln di ore autorizzate a maggio, in flessione dell’84,2% se raffrontati con maggio 2017, mese nel quale erano state autorizzate 1,4 milioni di ore. La variazione congiunturale registra a maggio rispetto al mese precedente un decremento pari al 29,3%.

Quanto alle domande di disoccupazione, ad aprile 2018 sono state presentate 118.361 richieste di NASpI e 1.150 di DisColl. Nello stesso mese sono state inoltrate 1.876 domande di ASpI, miniASpI, disoccupazione e mobilità, per un totale di 121.387 istanze, il 14,9% in più rispetto al mese di aprile 2017 (105.631domande).

Dati lavoro occasionale – Nei primi quattro mesi del 2018 la consistenza dei lavoratori impiegati con Contratti di Prestazione Occasionale (CPO), si è attestata tra le 15.000 e le 19.000 unità con un importo mensile lordo medio pari a circa 253 euro. E’ quanto emerge dai dati dell’Osservatorio sul precariato diffuso recentemente dall’Inps sottolineando che “il fenomeno risulta, come del resto implicito nella normativa, di dimensioni modeste”. Per quanto invece attiene ai lavoratori pagati con i titoli del Libretto Famiglia (LF), ad aprile 2018 si sono superati i 6.000 lavoratori impiegati con un importo mensile lordo medio pari a 325 euro.

Lavoro

RISPUNTANO I VOUCHER

“I voucher sono stati ipocritamente cancellati per una scelta politica, ma in alcuni settori sono fondamentali e vanno reintrodotti”. Non ha dubbi il ministro dell’Interno Matteo Salvini, che parlando recentemente al Festival del Lavoro a Milano, ha fatto rispuntare l’ipotesi di un ritorno ai buoni lavoro. Parole che hanno trovato il plauso del ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio, il quale si è detto pronto a reintrodurre i voucher in agricoltura, come peraltro previsto nel contratto di governo.

A commentare positivamente la proposta è stata anche la Coldiretti secondo la quale con i voucher “circa 50mila posti di lavoro occasionali possono essere recuperati con trasparenza nelle attività stagionali in campagna dove con l’estate sono iniziate le attività di raccolta e presto ci sarà la vendemmia”. Secondo il presidente della Coldiretti, Roberto Monclavo si tratta infatti di una decisione importante, “fortemente sostenuta dalla Coldiretti dopo che la riforma ha di fatto praticamente azzerato questa opportunità in agricoltura per integrare il reddito delle categorie più deboli ma anche per avvicinare al mondo dell’agricoltura giovani studenti o mantenere attivi anziani pensionati”.

Il voucher – o buono lavoro – , come strumento di retribuzione del lavoro occasionale è stato introdotto nel 2003 dal secondo governo Berlusconi. Ogni voucher aveva un valore di 10, 20 e 50 euro. Tramite la procedura telematica sul sito dell’Inps, il committente poteva acquistare i buoni lavoro in diverse modalità: pagamento online, modello F24 Elide o bollettino postale. Per il lavoratore il tetto dell’importo era di 7mila euro.

I ‘vecchi’ voucher sono stati aboliti lo scorso anno dal governo Gentiloni e poi riformulati con il decreto legge 50, convertito dalla legge 96/2017 che distingue tra utilizzo non professionale (libretto famiglia, da usare ad esempio per colf e badanti) e utilizzo professionale (tramite il contratto di prestazione occasionale). Inoltre è stato introdotto un tetto unico ai compensi da 5 mila euro, ma il lavoratore non può ricevere più di 2.500 euro l’anno dal medesimo datore di lavoro.

Inail

NEL 2017 MENO MORTI MA NEL 2018 +3,7% NEI PRIMI 5 MESI

E’ stata recentemente presentata la relazione annuale dell’Inail: nel 2017 nuovo minimo morti sul lavoro: 617, il 58% dei quali ‘in itinere’ ovvero nei percorsi casa-lavoro. Nei primi cinque mesi del 2018, invece, secondo gli ‘open data’ dell’Istituto, sono arrivate all’Inail 389 denunce di infortunio mortale con un aumento del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2017 (14 casi in più).

Inail: 617 morti accertate sul lavoro nel 2017, nuovo minimo

Nel 2017 sono state accertate al momento 617 morti sul lavoro (il 58% fuori dall’azienda) a fronte delle 1.112 denunce arrivate. Se anche i 34 casi ancora in istruttoria risultassero tutti riconosciuti sul lavoro si arriverebbe a 651 morti con un calo del 2,8% (rispetto ai 670 del 2016) al minimo storico dal 1951. Lo si legge nella Relazione annuale dell’Inail. Le denunce di infortunio sono state 641.000 in linea con il 2016 e ne sono state riconosciute sul lavoro 417.000 di cui il 19% fuori dall’azienda. Gli infortuni sul lavoro hanno causato circa 11 milioni di giornate di inabilità con costo a carico dell’Inail: in media 85 giorni per infortuni che hanno provocato menomazione e circa 21 giorni in assenza di menomazione. Le denunce di malattie professionali nell’anno sono state 58.000, circa 2.200 in meno rispetto al 2016 ma in aumento del 25% rispetto al 2012. Il 65% delle denunce riguarda patologie del sistema osteomuscolare. A fine anno erano in essere 726.000 rendite per inabilità permanente e ai superstiti (-2,56% sul 2016).

La maggioranza degli incidenti mortali sul lavoro è sulla strada. Su 617 incidenti mortali accertati 450 sono stati “in occasione di lavoro” e 167 in itinere, ma tra quelli riconosciuti in occasione di lavoro (e quindi durante le ore di lavoro e non nel tragitto per arrivare o tornare dall’ufficio o dalla fabbrica) 193 sono stati “con mezzo di trasporto” e 257 senza mezzo di trasporto. Per i morti in occasione di lavoro ma senza mezzo di trasporto si è registrato un calo del 16,5% sul 2016 e del 27,8% sul 2015. Questi dati – ha spiegato il presidente dell’Inail – Massimo De Felice sono importanti perché “intervenire sulle fonti di rischio esterno è diverso da farlo su quelle di rischio interno. I meccanismo di sicurezza non sono un costo e non devono essere considerati dai lavoratori evitabili sulla base dell’esperienza”. Per l’industria e i servizi gli infortuni mortali sono stati 532 (152 dei quali in itinere) mentre nell’agricoltura sono stati 74 (8 in itinere) e 11 per conto dello Stato (7 in itinere). La grande maggioranza dei morti accertati sul lavoro erano italiani (514) mentre 33 provenivano da altri paesi dell’Unione e 70 erano extracomunitari. Quasi la metà degli infortuni mortali accertati (287, il 46,5%) ha riguardato persone con più di 50 anni. Tra questi 55 morti hanno riguardato persone con più di 65 anni.

Inail: 389 denunce infortuni mortali primi 5 mesi (+3,7%)

Nei primi cinque mesi del 2018 sono arrivate all’Inail 389 denunce di infortunio mortale con un aumento del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2017 (14 casi in più). E’ stato reso noto alla Relazione annuale dall’Inail che sottolinea come l’aumento riguardi solo i casi avvenuti in itinere, ovvero nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro (passati da 104 a 118), mentre per quelli occorsi “in occasione di lavoro” le denunce sono state 271 in entrambi i periodi.

Inail: auspicio per ‘rating sicurezza’, algoritmo per imprese

Occorre “poter definire uno standard pubblico (un algoritmo) per assegnare alle imprese (che vogliano) un ‘rating in sicurezza’. Ci sono esperienze in proposito, da prendere a esempio e sviluppare”. E’ questo “l’auspicio” espresso dal presidente dell’Inail, Massimo De Felice, in occasione della relazione annuale 2017. Oggi, ha poi aggiunto De Felice, “la prevenzione contro i rischi, già impegnativi nei processi di lavoro tradizionali, diventa problema più arduo nel controllo delle nuove ‘forme di lavoro’ (il ‘crowd working, il ‘lavoro su piattaforma’, lo ‘smart working’)”. E’ quindi “viva l’esigenza di regolamenti per ben definire la tutela assicurativa: dovendo individuare, in particolare, il confine tra lavoro subordinato, collaborazione continuata e continuativa etero-organizzata, lavoro autonomo”. Il presidente dell’Inail ha poi constatato come comunque continui “l’impegno delle imprese nell’attività di mitigazione dei rischi negli ambienti di lavoro”, tanto che nel 2017 “si sono avute circa 27 mila istanze di riduzione del tasso di tariffa per meriti di prevenzione (documentate con interventi effettuati nel 2016), con una riduzione di premi versati di circa 198 milioni di euro”. Sempre in tema di prevenzione, oltre alla vigilanza esterna, svolta dagli ispettori, resta, ha sottolineato De Felice, “essenziale” promuovere anche quella ‘interna’, ovvero quella “svolta da lavoratori, datori di lavoro e parti sociali”.

Carlo Pareto

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