venerdì, 20 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

L’Ecofin all’Italia: serve una correzione dei conti
Pubblicato il 13-07-2018


tria moscoviOggi, l’Ecofin ha approvato le raccomandazioni specifiche per Paese pubblicate dalla Commissione Ue a maggio scorso, con le quali si è chiesto all’Italia “uno sforzo strutturale di almeno lo 0,3% del Pil nel 2018, senza alcun margine aggiuntivo di deviazione sull’anno”. La motivazione del Consiglio della Commissione Ue è stata perché: “C’è un rischio di deviazione significativa dal percorso verso l’obiettivo di medio termine. Nel 2019, dato il debito sopra il 60%, l’aggiustamento richiesto è dello 0,6%. L’Italia, a una prima valutazione, si prevede che non rispetterà la regola del debito nel 2018 e 2019. Inoltre, l’elevato debito pubblico implica che ampie risorse siano assegnate a coprire i costi per servire il debito, a detrimento di misure che aiutano la crescita incluse istruzione, innovazione e infrastrutture. In generale, il Consiglio è dell’opinione che le misure necessarie dovrebbero essere prese dal 2018 per rispettare le indicazioni del Patto. Sarebbe prudente anche l’uso di entrate inattese per ridurre il debito”.

Il commissario agli affari economici, Pierre Moscovici, con riferimento alla situazione italiana ha detto: “Ricordo che l’aggiustamento strutturale è indipendente dalla crescita. Quando ero ministro l’aggiustamento strutturale della Francia, era superiore a un punto percentuale all’anno. E non è quello che chiediamo all’Italia”.

Il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno ha fatto presente quanto segue: “Nell’ultimo Eurogruppo il ministro Tria è stato chiaro sugli impegni del Governo italiano sugli aggregati di bilancio, e questo include il profilo di riduzione del debito rispetto al Pil e sul deficit”.

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, a margine dell’Ecofin a Bruxelles, ha ribadito: “Per quanto riguarda il 2018, noi non cambiamo gli obiettivi. Si vedrà a consuntivo se abbiamo rispettato o no l’impegno preso con la Commissione Europea. Riteniamo che non ci sarà alcun allargamento del bilancio e nessuna restrizione, nel senso di manovra correttiva, lo abbiamo già detto. Riteniamo che questo sia sufficiente per raggiungere gli obiettivi. Poi si vedrà, è probabile che il gap si colmi, ma lo vedremo quando ci sarà il consuntivo. Non sono in grado di dire se a consuntivo ci sarà lo 0,3%, lo 0,2% di aggiustamento strutturale. Vedremo, questo dipende da molti fattori”. Alla domanda: “Quindi a primavera?”, il ministro Tria ha risposto: “Sì, certo. Quanto al 2019, ho ripetuto al commissario Moscovici che nel mio discorso in Parlamento ho preso l’impegno di proseguire nel percorso di riduzione del rapporto debito/Pil, e quindi faremo una manovra che sia coerente con quel risultato. Successivamente, ho preso un ulteriore impegno, molto più rigido, che non ci sarà nessuna inversione di tendenza per quanto riguarda l’aggiustamento strutturale. Misura e tempi dell’aggiustamento strutturale sono l’unica cosa in discussione, ma non è in discussione il fatto che si prosegue nell’aggiustamento strutturale. È probabile che dovremo rivedere i tempi, il timing, in relazione al rallentamento dell’economia europea.

L’Italia in genere segue l’andamento dell’economia europea, almeno fino ad oggi: speriamo non sempre. Abbiamo anche discusso della qualità e ci siamo trovati molto d’accordo sul fatto che è essenziale migliorare la qualità del bilancio, della spesa. L’obiettivo di far crescere la quota di investimenti pubblici rispetto alla spesa corrente è il centro della manovra politica di bilancio. Il profilo di discesa del debito non è in discussione: discuteremo dei tempi, ma il centro della manovra è ribaltare la tendenza che c’è stata fino ad oggi, quella cioè di aumentare la spesa corrente nell’ambito della spesa totale, a discapito di quella per investimenti. Questo è stato molto apprezzato, perché in passato è stato concesso molto all’Italia per aumentare gli investimenti che però si sono sempre ridotti, malgrado la flessibilità fosse stata ottenuta dichiarando che sarebbe stata utilizzata per gli investimenti. Lì è il centro della questione, perché questo sarebbe un vero aggiustamento strutturale dell’economia italiana e del bilancio italiano”.

Il titolare di via XX Settembre ha affrontato anche il tema del reddito di cittadinanza, dicendo: “Nessuno dice che non si troveranno i soldi in futuro. Non si possono calcolare 45 miliardi addizionali: sono tre punti percentuali di Pil. Ovviamente, se noi andassimo al 5% di deficit, il giorno dopo l’Italia va in default. E’ questo il problema, non le regole europee. La questione è che non si pone il problema in questi termini, stiamo studiando il bilancio. Se il governo ha trovato 50 miliardi per misure di questo tipo, vuol dire che 50 miliardi dentro già ci sono: basta utilizzarli per fare il reddito di cittadinanza, perché i bisogni sono quelli. Bisogna vedere quali sono gli strumenti ritenuti più adatti per rispondere a certi bisogni, non è che si aggiungono. L’implementazione del programma di governo viene studiata in termini di mutamento interno al bilancio della spesa, cercando di vedere quali sono gli strumenti più adatti a rispondere a certi bisogni. Le differenze politiche sono perché uno pensa che è meglio operare con certi strumenti e altri pensano che sia meglio operare con altri: lì c’è la discontinuità. Non è tra fare l’1 o il 5% di deficit: quella non è discontinuità, è irresponsabilità”.

Poi, rispondendo alla domanda se si prepari anche lui a gestire un ‘cigno nero’, (l’evento improbabile ma non impossibile  evocato dal ministro degli Affari Europei Paolo Savona), Tria ha spiegato: “Non considero i cigni neri, sennò non dovrei più uscire di casa, perché potrebbe cadermi una tegola in testa e potrei morire. Io sono avventuroso ed esco di casa la mattina, comportandomi normalmente”.

Infine, difendendo Savona, ha detto: “Non mi pare che Savona abbia fatto dichiarazioni improprie sull’euro. Ha sempre e solo parlato di quale sarebbe la ‘governance’ ideale dell’Eurozona, che è una cosa ben diversa”.

Ma intanto, nel supplemento al Bollettino Statistico della Banca d’Italia “Finanza Pubblica, fabbisogno e debito” si legge quanto segue: “Nuovo record assoluto per il debito pubblico italiano che a maggio è aumentato di 14,6 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 2.327,4 miliardi”.
L’aumento da fine 2017, quando il debito si è attestato a 2.263 miliardi, è stato di 84,3 miliardi con un incremento del 3,6%.

Sempre a maggio le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 33,6 miliardi, sostanzialmente stabili rispetto allo stesso mese del 2017. Nei primi cinque mesi del 2018 le entrate tributarie sono state pari a 155,2 miliardi, in aumento poco più di 800 milioni rispetto allo stesso periodo dello scorso anno quando avevano toccato i 154,3 miliardi.

Nel Bollettino si legge anche: “Al netto di alcune disomogeneità contabili, si può stimare che la dinamica delle entrate tributarie sia stata più favorevole”.

Nonostante quest’ultima effimera nota positiva, l’incremento del debito pubblico ha raggiunto valori significativi. Con questa realtà dovrà fare i conti il ministro Tria ed anche il governo giallo-verde con i programmi di cambiamento.

Salvatore Rondello

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