domenica, 23 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

L’intervento integrale di Ugo Intini
Pubblicato il 08-07-2018


La rivoluzione del 1992-94 ha dato un colpo terribile alle istituzioni democratiche, aprendo la strada a un ventennio perduto, che ci ha lasciato più poveri e meno liberi. Il colpo è stato terribile, ma le istituzioni in qualche modo hanno retto.

Adesso, il nuovo colpo può essere peggiore. Anche perché il governo giallo verde può dimostrarsi davvero una lebbra (come dice Macron) destinata a diffondersi in tutta Europa. Esattamente come il fascismo.

L’Economist fotografa spesso la realtà. E spesso parla a nome della comunità internazionale raziocinante. Il servizio di copertina di un suo numero recente ci racconta (così dice il titolo) “Come la democrazia muore: lezioni dal sorgere degli uomini forti in Stati deboli”.

Leggiamo. “Per dirla in modo crudo, le democrazie vengono smantellate in quattro stadi. Primo stadio. Nasce una protesta genuina contro lo status quo e contro le elites liberali al potere”. In Italia purtroppo è già accaduto.

Secondo stadio. “Gli aspiranti uomini forti indicano agli elettori rabbiosi i nemici da aggredire”. In Italia, purtroppo è già accaduto. Gli immigrati, le ONG, i rom, la casta, i pensionati d’oro, i banchieri, i francesi, i tedeschi, i burocrati di Bruxelles, l’Europa matrigna, i vecchi politici. Mancano soltanto gli ebrei.

Terzo stadio. “Conquistato il potere sfruttando la paura e il malcontento, attaccano la libera informazione e la giustizia imparziale”. In Italia è già accaduto. I 5 Stelle insultano da tempo i giornalisti. La Lega aggredisce in queste ore la Corte di Cassazione.  Ma forse questo in Italia è un falso problema. Da noi, l’autoritarismo deve sfondare una porta aperta. I media hanno aiutato infatti la deriva populista alimentando le paure e l’odio per la casta. La Rai è sempre stata e continuerà a essere al servizio del potere. Le reti Mediaset sono sotto ricatto e certo non sono mai state indipendenti. In un mondo dove tutto è virtuale, molti quotidiani sono diventati come le squadre dei manganellatori fascisti: lo strumento per massacrare gli oppositori. Mentre le grandi testate perdono ogni giorno lettori e autorità, travolte dal Web. Quanto al sistema giudiziario, che non sia né imparziale né spoliticizzato lo sanno da decenni anche i bambini.

Se mai, il terzo stadio descritto dall’Economist riguarderà in Italia soprattutto la Corte Costituzionale. La Corte tenterà di frenare l’impazzimento demagogico dei legislatori improvvisati? In tal caso vedrete come sarà assalita e delegittimata dai manganellatori. Comunque, i giallo verdi devono solo attendere: se si consolidano, entro pochi anni scelgono il presidente della Repubblica e due terzi dei giudici costituzionali. E chiudono la partita. Questo c’è dietro l’angolo.

Continuiamo a leggere l’Economist. “Nel quarto e ultimo stadio, l’erosione delle istituzioni liberali porta alla distruzione della democrazia in tutto meno che nel nome: la costituzione viene alterata e il Parlamento viene svuotato”. In Italia, purtroppo questo è già accaduto. Anzi. Lo svuotamento del Parlamento non è stato affatto l’ultimo stadio. Ma forse il primo. Lo svuotamento del Parlamento è sotto gli occhi di tutti da molti anni. E non si è voluto vederlo. I parlamentari non sono stati più eletti ma nominati. Vengono trattati come impiegati ridondanti e troppo costosi. Di più. L’autorità di qualunque istituzione, e anche del Parlamento, è creata dalla sua storia. La storia del Parlamento è fatta dalle generazioni di parlamentari che lo hanno abitato. Ebbene. Tutti questi parlamentari, morti o anziani, generazione dopo generazione, vengono adesso additati come una banda di ladri di pensioni. Con la conseguenza che è evidente sull’autorità del Parlamento. Il ministro grillino Fraccaro è formalmente definito per legge il ministro per “la democrazia diretta”. Un caso unico al mondo. Incredibile. Perché il Parlamento costituisce l’esatto contrario della democrazia diretta: il Parlamento è lo strumento della democrazia rappresentativa, non diretta dunque ma indiretta. Diciamo la verità. Fraccaro è il ministro per lo svuotamento progressivo della funzione del Parlamento, per la sua sostituzione prima con i referendum e poi con il voto elettronico attraverso la rete. Facevano prima a chiamarlo “ministro per la liquidazione del Parlamento”. Il programma di governo che dovrà attuare prevede che il capo partito possa cacciare gli eletti che gli disubbidiscono non dal partito stesso, ma addirittura dal Parlamento. Come nelle dittature del secolo scorso, cori da stadio si levano dall’aula per osannare i discorsi dei capi. Ormai mancano soltanto i deputati con la camicia verde anziché nera. Beppe Grillo propone non l’elezione, ma l’estrazione a sorte dei senatori. Lanciando tra l’altro un messaggio implicito. Siete così inetti e non rappresentativi che potete essere sostituiti da gente scelta a caso. Si. Grillo ha vinto. Il Parlamento è diventato davvero una scatola di tonno.

Sino a ieri, abbiamo sperato che l’ancoraggio all’Europa ci avrebbe salvato dal finire come l’Argentina (default compreso). Ma adesso l’ancora rischia di spezzarsi sotto il peso del debito pubblico.

I politici vincenti guardano agli immigrati, guardano a tutto, meno che alla trave. In Germania, debito e colpa si dicono con la stessa parola tedesca: schuld. E i governanti giallo verdi cosa fanno? Svillaneggiano tutti i giorni esattamente quelli ai quali presto andremo a chiedere solidarietà per fronteggiare il debito (ovvero i tedeschi). Svillaneggiano quelli che sono i nostri naturali alleati per una politica di bilancio più permissiva (ovvero i francesi e gli spagnoli). A parte il fatto che i leghisti chiedono solidarietà dai tedeschi verso l’Italia. Ma negano con referendum la solidarietà dei veneti verso la Calabria.

Ma questi governanti sono cretini? Alcuni sì. Oppure sono invece degli abili calcolatori? Molti di più sì, temo. Sono quelli che hanno già deciso di uscire dall’euro e che quindi tengono deliberatamente un atteggiamento provocatorio. A Bruxelles si dice che siamo la patria della commedia all’italiana. E si dipingono in questi giorni tre sceneggiate. Prima. Lo sprovveduto premier per caso (Conte) Arlecchino servitore di due padroni (Salvini e Di Maio). Seconda. Lo sprovveduto premier per caso Conte aspirante sposo della locandiera. La locandiera, anzi l’albergatrice, il cui padre proprietario del Plaza è accusato di aver rubato 2 milioni di euro. Alle prime due sceneggiate si ride. Alla terza no. La terza è quella del cliente mascalzone che per andarsene senza pagare il conto attacca lite a freddo con l’oste, strepitando in pubblico che il cibo è guasto. Fuori di metafora, Salvini litiga sugli immigrati per poi rovesciare il tavolo sul debito.

Questa è la cruda situazione. Evitiamo di alimentare speranze pericolose. E’ vero. Può anche darsi che Lega e 5 Stelle rompano e vadano dritti alle elezioni. Ma per fare rispettivamente il pieno dei voti. Per sostituire al tripolarismo il bipolarismo più catastrofico.  5 Stelle che si mangia la sinistra contro Lega che si mangia Forza Italia: demagogia in salsa Venezuelana contro demagogia in salsa ungherese.

Che fare? Primo. Una battaglia culturale di lungo respiro. La tragedia italiana nasce anche dalla cancellazione, ridicolizzazione o criminalizzazione del passato da parte dei nuovisti rottamatori. Attenzione, perché la cancellazione della storia ha sempre aperto la strada alle avventure peggiori. Gli eredi e i testimoni di tutte le culture che hanno fatto la storia della Repubblica si uniscano dunque per difendere questa storia. Per ricordare che la lotta tra classi di età (giovani contro vecchi) deve essere denunciata per quella che è: l’imbarbarimento finale della società e la premessa per il totalitarismo. Si cominci con un grande convegno, che ospiti i testimonial della Repubblica democratica ancora vivi. Subito. Prima che sia troppo tardi. Ho parlato con tutti da tempo: si può fare.

Secondo. Occorre una battaglia politica, naturalmente, che discende da quella culturale. In questa emergenza, non c’è più un problema di destra, sinistra o centro. Tanto meno di socialisti, che però possono essere il nucleo iniziale. Uniamo con un Comitato di liberazione tutte le persone per bene e tutti i democratici che vogliono resistere. Un comitato di liberazione non dal fascismo ma dall’ inettitudine, dall’arroganza e dalla irresponsabilità della melma giallo verde montante. Non qui (qui facciamo bene) ma fuori di qui, dobbiamo mettere da parte l’educazione e la moderazione delle persone appunto per bene. Contro gli urlatori e mistificatori, è soltanto un handicap. A la guerre comme a la guerre- diceva Nenni. Dobbiamo trovare un leader e dei punti di riferimento. Con una sola, ovvia premessa: devono fare un passo indietro (anzi, devono togliersi di mezzo) quelli che hanno contribuito al disastro, cavalcando per primi la demagogia e l’antipolitica. Devono farne uno avanti quelli che hanno del rapporto tra le generazioni il concetto valido da due millenni in Italia e valido ancor oggi in tutto il mondo: non la rottamazione dei vecchi, ma il passaggio del testimone dai vecchi ai giovani. Scusate la crudezza, alla quale non sono abituato. Ma non è tempo di discorsi sofisticati. E’ tempo di agire per salvare il salvabile.

Concludo sullo slogan “Via dal presente”. Considerando ciò che ho appena detto, è chiaro che mi piace. E molto. Questi sciagurati governanti di oggi vedono soltanto il presente. Noi, al contrario, pensiamo che i vecchi debbano ricordare il passato per consentire ai giovani di costruire il futuro.

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