mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Cattivi pensieri e buone letture sotto l’ombrellone
Pubblicato il 06-07-2018


libri al mare

L’uomo che cadde sulla Terra (The Man Who Fell to Earth) non è un romanzo di Walter Tevis del 1963, da cui Nicolas Roeg ha tratta l’omonimo film del 1976 con David Bowie al suo esordio come attore. No, non più.

Oggi questo ruolo è ricoperto con superba autorevolezza dall’attuale ministro dell’istruzione, come riportato da più fonti di informazione: “Penso che sarebbe utile fare un ragionamento sulle modalità con cui vengono somministrati i compiti (quasi fossero una medicina dal sapore cattivo, nda). Io sono perché si facciano un po’ di compiti, con intelligenza. Invece di stare tutta l’estate seduti sulla sdraio a leggere i fumetti o a giocare al cellulare, meglio essere stimolati da buone letture o attività che tengano acceso vigile, attento, impegnato il cervello”.

Da sobbalzare dalla sedia perché un pezzo del contenuto di cotanta dichiarazione del ministro dell’istruzione dall’alto del suo scranno, manco fosse la cattedra della maestrina dalla penna rossa del libro “Cuore” (Edmondo De Amicis, 1886), non sta né su questo cielo né su questa terra: “leggere fumetti sotto l’ombrellone”.

Sì, perché magari i ragazzi leggessero fumetti, ci sarebbero editori con meno grattacapi, addetti con un reddito migliore e bilanci meno inguardabili. Benvenuto sul pianeta Terra, signor ministro, nazione Italia, anno 2018, dove i ragazzi leggono sempre meno da decenni, anche i fumetti. Certo ai suoi tempi … “leggere fumetti sotto l’ombrellone” era una frase fatta usata come dispregiativo, che oggi non fa nemmeno più ridere.

Sulle buone letture che tengano impegnato il cervello siamo d’accordo, ma è veramente quello che vuole? Perché a citar Antonio Gramsci (suggeriamo di iniziare da “Lettere dal carcere”, pubblicato postumo nel 1947 da Einaudi) che diceva che alla base della democrazia c’è l’istruzione, viene qualche dubbio. Sicuro che con un livello di istruzione e quindi di democrazia maggiore di quello attuale la maggioranza che sostiene il governo di cui fa parte siederebbe in Parlamento?

Viene in mente Leopold von Sacher Masoch, l’inventore del masochismo, appunto. Un professionista, mica un dilettante che si fa male per la fretta di usare una vecchia frase fatta. Allora ecco “Venere in pelliccia”, 1870, il suo libro più famoso ma da non trascurare anche “La Madre Santa”. Erotismo, perversioni, tante belle frustate, la donna vista come carnefice e non come vittima sacrificale e tanta buona scrittura adattissima a dei giovani virgulti.

Se poi volete dare un’occhiata all’altra faccia della medaglia, ecco le opere del Marchese de Sade, lo scrittore francese dagli aristocratici natali e dai tanti pregi: ateo, materialista, libertino, illuminista e anticlericale. Per definire al meglio la sua vita e le sue opere è stato creato il termine “sadismo”. “Justine o le disavventure della virtù (1791)”, “La nuova Justine, ovvero le sciagure della virtù (1799)” e “Le 120 giornate di Sodoma, ovvero La scuola di libertinaggio (1785)”, ci sembrano proprio adatti.

Per tornare ai fumetti, ai comic, che il nostro ministro sembra asserire essere un prodotto di sottocultura, manco fossimo tornati al Minculpop del fascismo, possiamo portare l’esempio di “Maus”, un graphic novel edito da Einaudi che ha vinto un premio Pulitzer speciale nel 1992.

L’autore è Art Spiegelman, nato a Stoccolma nel 1948 da genitori ebrei polacchi sopravvissuti alla Shoah, e naturalizzato americano. E proprio in “Maus: A Survivor’s Tale”, Spiegelman racconta le vicissitudini del padre Vladek nel campo di concentramento di Auschwitz. Nel libro gli ebrei sono disegnati come topi, i nazisti come gatti, i polacchi come maiali, gli americani come cani, e così via.

E se trova disturbante una storia di ebrei prigionieri ad Auschwitz e raccontata da un ebreo che ha vinto uno dei premi più importanti del giornalismo e dell’editoria, si rilassi signor ministro perché il bello deve ancora venire. Si legga “Mathilda”, scritto nel 1818 (giusto un secolo fa) da Mary Shelley, subito dopo la stesura definitiva del “Frankenstein” e pubblicato postumo nel 1950.

Sicuramente uno dei libri più disturbanti mai scritti, che è stato ritrovato decenni dopo perché al padre della Shelley, William Godwin, è preso un colpo dopo aver letto il manoscritto, che non ha mai restituito alla figlia. Il romanzo racconta di un amore incestuoso padre-figlia mai consumato perché il padre si suicida in preda al disgusto per cotanta aberrazione. Ma non sono proprio quelli solo pensati i peccati più grandi?

A questo punto non possiamo non citare Anis Nin, la scrittrice dai contenuti ad alta gradazione erotica, scandalosa per i suoi scritti e per le sue relazioni amorose con uomini e con donne. “Il Diario”, nella versione non censurata del 1986, e “Il delta di Venere” (1977), sono indispensabili per scoprire il punto di vista femminile sul sesso e sull’erotismo.

Pensando a recenti dichiarazioni sulla famiglia, tipo composta da maschio e femmina, ecc. ecc., riteniamo adatto “La mano sinistra delle tenebre” di Ursula K. Le Guin, pubblicato nel 1969 e vincitore dei premi Hugo e Nebula per la fantascienza. Ma è anche un romanzo politico. La Le Guin, morta il 22 gennaio di quest’anno, è stata (anche) una delle più grandi scrittrici del Novecento americano, una poetessa inarrivabile ed esponente dell’ala più radicale del femminismo statunitense.

Con “La mano sinistra delle tenebre”, frase che è anche una citazione biblica, la Le Guin è andata oltre la polemica sulla femmina che è un maschio mancato o che, al contrario, è il maschio a essere una femmina mancata.

E lo ha fatto chiedendosi “come sarebbe strutturata una società umana, sviluppatasi in un remoto pianeta di una galassia lontana lontana, senza maschi né femmine, dove gli abitanti sviluppano casualmente gli attributi sessuali solo quando arriva il tempo della riproduzione? E cosa succede a questa civiltà quando entra in contatto con un maschio “alieno” proprio per il sesso ben definito?”. La risposta è un manifesto sicuramente politico ma anche un libro imperdibile.

Chiudiamo citando il “Dizionario di buone maniere e cattivi pensieri” di Marlene Dietrich, a cura di Fernaldo Di Giammateo, Editori Riuniti, 1996, che ha ispirato il titolo di questo articolo. Quella che sullo schermo è stata una delle donne più belle del Novecento, sofisticata, misteriosa e fatale, l’indimenticabile Lola Lola de “L’angelo azzurro” (Der blaue Engel, 1930, di Josef Von Sternberg) si rivela una donna intelligente e divertente, con un senso dell’umorismo al vetriolo.

Suggerimento al volo, prima di chiudere l’ombrellone: “Cazzi e canguri. Pochissimi i canguri” di Aldo Busi, Frassinelli, 1994. Che ai tempi ebbe anche l’onore di uno spazio pubblicitario nella prima pagina del Corriere della Sera.

Antonio Salvatore Sassu

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