lunedì, 20 agosto 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Marchionne, l’Austria e il doppio passaporto
Pubblicato il 27-07-2018


In questi ultimi giorni la stampa locale ha messo in primo piano due notizie.Il doppio passaporto promosso dal governo austriaco e la dipartita di Sergio Marchionne con le ripercussioni su FCA.

Due argomenti apparentemente estranei fra loro, ma non è così.

Li unisce la politica, l’odiata politica del nuovo millennio, che a leggere in particolare i “social” è la sola responsabile dell’attuale stato di disagio e di malcontento di molti cittadini.

Critiche allo stato sociale, alla sanità, alla scuola, al lavoro, ai privilegi, agli stranieri e ad altro ancora si sprecano e si ripetono quotidianamente, additando come sempre la politica ed i politici quali responsabili.

La scadenza elettorale di ottobre poi, altro tema attuale,  potrebbe essere il termometro che misura il grado di tolleranza dei cittadini, che vedono messe in discussione certezze sociali ed economiche, conquistate nel tempo, ormai radicate da decenni a cui ritengono non potervi rinunciare nemmeno in minima parte.

Poco importa se intorno a noi il mondo è cambiato ed è diventato globale, che è condizionato dalle realtà economiche guidate dai grandi continenti e che la ricchezza rimane nelle mani di pochi invece che essere redistribuita anche fra i “ceti medi”.

Poco importa se il vicino non ce la fa, importante che stia bene ”l’io”!

E cosa centra Marchionne con il doppio passaporto? E la politica?

Il primo ha saputo competere nella globalizzazione, guardando oltre il proprio naso, da europeo e da italiano. Ed ha salvato la Fiat con posti di lavoro in realtà del territorio dove la Fiat è nata. L’Austria, oltre ai nostalgici e fanatici di casa nostra che sostengono la proposta del doppio passaporto sono rimasti fermi all’epoca delle guerre e non si sono accorti che anche tanti abitanti dell’Alto Adige guardano oltre il proprio naso, dichiarandosi europei e non nazionalisti nostalgici.

E la politica? Guardare oltre il proprio naso vale anche per il nostro modo di vivere, la nostra quotidianità. Bisogna rendersi conto che quanto viene percepito dai cittadini, non sempre, o quasi mai, corrisponde alla verità ed ai fatti concreti. La politica puó fare, deve fare, si deve impegnare per trovare soluzioni ai problemi, ma anche la politica non è attrezzata per i miracoli.

In politica serve coerenza, capacità di mediazione, onestà intellettuale ed onestà nel divulgare messaggi veritieri e sostenibili, nonché attuabili. Ma attenzione ai predicatori pericolosi che fanno breccia sui cittadini con slogan negativi e con paure indirizzate agli avversari politici, tentando di ingannare così gli elettori nelle loro scelte future.

Serve l’unità delle forze politiche responsabili ed affidabili, che hanno nel tempo dimostrato di essere garanzia per la giustizia sociale e per la libertà.

Non lasciare la strada vecchia per una nuova, perché si sa cosa si lascia ma non si sa cosa si trova. Da socialista ne sono convinto, al punto che credo nel futuro politico del riformismo socialista.

Alessandro Bertinazzo
Segretario PSI dell’Alto Adige

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. La tesi che non si debba “lasciare la strada vecchia per una nuova…”, secondo una nota massima, mi sembra appartenere ad una visione molto “statica” della politica e degli orientamenti elettorali, che poteva vigere all’epoca del voto ideologico, ma un tale “immobilismo” impedì allora che si formasse una consistente e competitiva forza riformista (e ciò avvenne perché il maggior partito della sinistra, credo per ragioni ideologiche, non accettava l’dea che tale forza fosse guidata dalla componente socialista, e dal suo leader).

    Ovviamente, l’avventurarsi in una strada nuova riserva sempre qualche incognita o sorpresa, ma quando ci accorgiamo che quella vecchia non ci porta da nessuna parte, col rischio di disorientarci, e perderci, o ci conduce semmai verso un metaforico “baratro” o qualcosa del genere, abbiamo il diritto di cambiare via, o almeno provarci, e suppongo fosse questo lo stato d’animo col quale in molti si sono recati alle urne il 4 marzo (cercando o sperando in qualcosa di nuovo e diverso, in grado di dar risposta ai problemi).

    Si può naturalmente ritenere che quella sensazione dei cittadini fosse sbagliata, e si può anche pensare che quanto da loro normalmente percepito “non sempre, o quasi mai, corrisponde alla verità ed ai fatti concreti”, ma queste sono le regole della democrazia, dove anche le suggestioni hanno peso e valore, perché si trasferiscono nelle urne, e se dalla politica non si possono naturalmente pretendere miracoli ci si può tuttavia aspettare che sappia prendere decisioni anche difficili, essendo questo il suo alto e “nobile” compito.

    Paolo B. 30.07.2018

Lascia un commento