giovedì, 18 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Migranti, l’Ue raffredda gli entusiasmi di Salvini
Pubblicato il 20-07-2018


migrantiLa risposta non è stata quella che si aspettava il ministro Salvini. La linea dura contro l’Europa si scontra con la Commissione. Il coordinameto chiesto a gran voce dal governo Conte infatti sarà possibile solo a sbarco avvenuto. Non prima. La Commissione europea, si legge in un comunicato potrà “coordinare gli Stati membri” solo dopo che i migranti “saranno sbarcati”. Lo ha detto una portavoce dell’esecutivo comunitario, Natasha Bertaud, soffermandosi sulla lettera di Jean-Claude Juncker al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “La Commissione – ha spiegato – può agire solo nel quadro delle sue competenze e la Commissione non ha competenza in materia ricerca e soccorso in mare e nella determinazione del punto di sbarco”.

Gli sbarchi “non sono qualcosa che possiamo coordinare e che coordineremo”. Per contro, quello che la Commissione può fare “una volta che le persone siano sbarcate è coordinare tra gli Stati membri per prendere una parte di quelli che sono stati sbarcati”. Insomma la Commissione condivide “il sentimento di urgenza dell’Italia” e lavorerà tutta l’estate “per rafforzare la guardia di frontiera e costiera europea” e concorda “sulla necessità di meccanismi coordinamento” più strutturato. Al tempo, stesso, però, fissa qualche paletto rispetto alle pretese italiane: le soluzioni “ad hoc” come quelle dei 450 migranti di Pozzallo non sono sostenibili e la Ue non ha competenza per determinare il “porto sicuro” degli sbarchi dopo i salvataggi in mare. Jean-Claude Juncker nella lettera inviata al premier italiano Giuseppe Conte  raffredda i facili entusiasmi di Salvini. Il documento, sottoposto anche all’attenzione del presidente dell’Eurogruppo Donald Tusk, risponde alla doppia missiva di Conte per fare pressing su Bruxelles in vista di una soluzione comunitaria per la questione migratoria. La sintesi sembra essere che la Commissione comprende e ascolta le istanze italiane, ma non può forzare le competenze della Ue e ribadisce l’urgenza di una soluzione condivisa. Anche se il mezzo flop del consiglio Ue del 28-29 giugno lascia intendere che la strada di un progetto unitario sia abbastanza accidentata.

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Commenti all'articolo
  1. A questo punto sarebbe ragionevole che l’attuale governo (e l’attivissimo Ministro degli Interni) comprenda che solo all’interno delle regole UE è possibile avere qualche margine di manovra. Sull’emergenza migranti così come in materia di scelte economico-finanziarie.

  2. Gli italiani si pronunciano contro rifugiati e stranieri soprattutto perché vedono il Paese come debole. Sono le conclusioni di un’inchiesta fatta di sondaggi e indagini su gruppi selezionati che More in Common, una rete internazionale attiva sui problemi della convivenza, ha svolto in Italia con Ipsos e raccontata oggi sulle colonne del Corriere della Sera da Federico Fubini. “La stragrande maggioranza indica nella disoccupazione, non nell’immigrazione, il problema nazionale. – spiega Fubini – Eppure le paure identitarie sono più radicate di quanto i partiti moderati non abbiano mai compreso: metà della popolazione interrogata riferisce di essersi sentita, a volte, straniera nel proprio Paese e il 59% teme che l’identità nazionale stia scomparendo”. Per questo non stupisce il dato secondo cui il 59% valuti come “globalmente negativo” l’impatto dell’immigrazione anche se non risulta una giudizio complessivamente negativo su quest’ultima: il 48% dell’opinione pubblica non è pregiudizialmente né a favore né contro l’immigrazione, il 72% sostiene il diritto di asilo, e il 61% teme l’aumento del razzismo.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

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