venerdì, 20 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Oltre l’oltrismo
Pubblicato il 03-07-2018


Errori in questi ultimi anni la sinistra ne ha commessi a valanga, pur garantendo, nella Prima Repubblica e così come nella Seconda colpita dalla crisi economica, un livello di qualità sociale degno dei più grandi Paesi del mondo. Certamente non ha saputo cogliere appieno i cambiamenti, ha subito l’epoca del berlusconismo, ma ha risposto con risultati che certamente non possono essere ascritti tra i peggiori. Nel nordest, feudo democristiano da sempre, intanto sorgeva la Lega di Bossi, partito antisistema, figlio di una sinistra estrema stanca ed esasperata che, per spirito di rivolta si schierava con il carro del vincitore lombardo guidato dal perfido Nano di Arcore. Dire Lega antisistema è dire tutto, è dire sfascismo, ma non fascismo: è dire lotta per i diritti degli italiani e lotta contro “Roma ladrona”, per affermare il federalismo regionale (concetto parzialmente condivisibile e valido anche per l’Unione Europea), poi portato quasi all’estremo della secessione,mai veramente voluta, partito di “lotta e di governo” emulo di quel PCI ormai in dissolvimento, travolto dalla storia, sostituito in ultimo da un partito dalla pancia molle, senza identità, ricco di buoni amministratori, ma incapace di cogliere le nuove aspettative ed i nuovi bisogni degli italiani, contornato da piccoli satelliti della sinistra, a volte irrilevanti, ma che la troppa sufficienza, figlia di un retaggio veterocomunista di arroganza e supponenza, lasciava inascoltati. In questo quadro di grandi cambiamenti e rivolgimenti va visto ciò che accade oggi.

Va letto il popolo stanco e deluso più per abulìa che per vera riflessione, manipolato dagli organi di informazione artatamente costruiti, rapito dalla voglia di cambiare a tutti i costi, spesso solo per il gusto di cambiare, di andare “oltre” senza riflettere che l’oltre potrebbe rappresentare un baratro per tutti noi. La Toscana, culla di cultura rinascimentale, modello per anni del buon governo locale, impara presto (non è una novità, lo ha già fatto varie volte) a trasformarsi: ed allora ecco la “Livorno rossa” prostrarsi ad un piccolo urlatore del “Vaffa…” convinta che cancellerà i settant’anni di governi di sinistra, ma che in realtà impoverirà ancora di più le condizioni della città nei suoi quasi cinque anni di malgoverno: ecco che Roma, la città eterna, passerà di mano per essere affidata ad una ragazzetta impreparata ed incapace che ne fa la peggiore delle capitali d’Europa, ed ecco Torino, la sabauda e paludata Torino, trasformarsi in una piccola realtà di provincia sotto il governo di un Appendino.

Ma non basta, serve andare ancora “oltre”, sempre più oltre la colpevole incapacità della sinistra di percepire le novità e di proporre un modello accettabile di convivenza civile. Serve guardare a qualcosa che nel tempo si trasforma, ma a cui in pochi danno credito: Salvini che detronizza il fondatore storico della Lega, lo manda a riposo come Renzi, da par suo, elimina le esperienze migliori in casa Pd rottamando il rottamabile, e scimmiottando le cose peggiori che gli altri invocano rincorrendo un successo senza progettualità. Un “oltre” che momentaneamente vince nella sinistra, ma che non convince, al punto che l’elettorato chiede di più, ancora più “oltre” fino al baratro, dove Salvini aspetta, fagogitando i grillini e depauperando l’elettorato di sinistra e di destra che a lui si rivolge come al novello salvatore della Patria.

Ed ecco la mia Toscana cadere nelle mani del barbaro: dopo Cascina, vinta per demerito di una sinistra arrogante e conquistata da una giovane e carina pasionaria del Salvini-pensiero, ecco Livorno eleggere un deputato della Lega al Parlamento nazionale e di riflesso ottenerne un altro eletto in quel di Arezzo/Siena, ed un altro ancora da spedire in Regione per il gioco delle incompatibilità elettive; ecco cader le torri di Pisa, Siena e Massa (quest’ultima più feudo grillino); ecco il neoministro degli Interni leghista, dimenticarsi il suo ruolo istituzionale e inneggiare contro l’accoglienza, scordandosi e facendo scordare agli italiani dalla mente corta che la legge che la regola nel nostro Paese reca la firma di Bossi e di Fini (non certo campioni di una sinistra), allora ministri nel governo Berlusconi, eccolo a Pisa ospite di una cena tener comizio in Piazza Carrara ed oggi, nel giorno del Palio di Siena dedicato alla Madonna di Provenzano, Patrona della città, fare comizio elettorale durante la passeggiata storica, dopo aver inneggiato alla fine dell’Europa ieri sul prato di Pontida.

Ecco l’oltrismo che si avvera, eccoci al baratro, al fascismo che non è fascismo come quello letto ed imparato, ma che del Fascismo assume tutti i contorni peggiori, dal manganellamento di chi contesta, all’istigazione della paura del diverso, dello straniero, non importa se comunitario o meno. Non è questa l’Italia che volevano i Padri della Nazione, da Mazzini a Garibaldi, da Croce a Pertini, da Einaudi a De Gasperi a Craxi, così come non è l’Europa di Visegrad, quella degli amici di Salvini, quella che pensarono a Ventotene, quella che realizzarono Adenauer, Spinelli, Monnet.
Graziano Luppichini

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Commenti all'articolo
  1. Graziano, di tutto questo non si dice mai abbastanza “grazie” a Matteino Renzi.
    Poi ci sono le responsabilità storiche. In fondo il PD altro non era che l’inverarsi del compromesso storico. Pochi i socialisti rimasti, dopo averlo provato.
    Ora il “che fare?” (cfr, Lenin) è urgente e al contempo drammatico. Non sono più i tempi del “merito e bisogno”, e oltre può esserci il baratro.
    A mio modestissimo avviso è necessario ripartire dagli “ultimi”.

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