domenica, 23 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Pensioni, la relazione annuale arriva in Parlamento
Pubblicato il 04-07-2018


Inps-Pensioni sindacalisti

L’Inps ha presentato in Parlamento la relazione sui dati aggiornati delle pensioni. Sono oltre 5,5 milioni i  pensionati che percepiscono un assegno lordo sotto i mille euro al mese. Si tratta di poco meno del 40% dell’intera platea di pensionati che attualmente sono oltre 15milioni 477mila. Per quasi 3,5 milioni, invece, il reddito pensionistico oscilla tra i 1.000 e i 1.500 euro (il 22,3% del totale) mentre rappresentano il 18,1 (circa 2,8 mln) quelli con una pensione tra i 1.500 e i 1.900 euro. Solo il 10,8% (pari a 1,6 milioni) percepisce assegni tra 2mila e 2.500; sono poi 875mila (solo il 5,75) quelli che denunciano un reddito da pensione tra i 2.500 e i 2.900 euro. Soltanto 1milione e 113mila pensionati, infine, dichiarano un reddito pensionistico da 3mila euro e oltre.

Nella distribuzione territoriale dei pensionati , il 47,1% risiede al Nord contro il 19,5% di quelli che abitano al Centro e il 31% di quelli che risiedono nel Mezzogiorno, mentre sono il 2,4% (circa 371mila) quelli che percepiscono la pensione all’estero.

Al Nord come al Centro l’importo medio mensile lordo si aggira sui 1.600 euro, che scendono a 1.300 al Sud. I pensionati residenti all’estero denunciano assegni medi di 316 euro.

Raggruppati per sesso, complessivamente i pensionati Inps maschi sono il 47% del totale, le femmine il 53%, mentre resta immutato il gap di reddito: l’importo medio mensile per gli uomini si aggira sui 1.788 euro contro i 1.271 delle donne.

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, illustrando la relazione annuale in Parlamento, ha detto: “Riformare la legge Fornero sulle pensioni introducendo “quota 100”, così come propone il contratto di governo Lega-M5S, porterebbe da subito a un aumento di circa 750mila pensionati in più. Ripristinando le pensioni di anzianità con quota cento o 41 anni di contributi si avrebbero subito circa 750mila pensionati in più. Ripristinare le pensioni di anzianità significa ridurre il reddito netto dei lavoratori”.

Proseguendo, Boeri ha ricordato: “In un sistema pensionistico a ripartizione, i contributi di chi lavora servono ogni anno a pagare le pensioni di chi si è ritirato dalla vita attiva. Oggi abbiamo circa due pensionati per ogni tre lavoratori. Questo rapporto è destinato a salire nei prossimi anni”. Secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale, a legislazione invariata, a partire dal 2045 l’Italia avrebbe addirittura un solo lavoratore per ogni pensionato.

Il presidente dell’Inps ha aggiunto: “Oggi un reddito pensionistico vale l’83% del salario medio. In queste condizioni, con un solo lavoratore per pensionato, 4 euro su 5 guadagnati col proprio lavoro andrebbero a pagare la pensione a chi si è ritirato dalla vita attiva. Il passaggio al sistema contributivo, con regole pensionistiche meno generose, serve proprio a evitare che questo avvenga. Ogni abbassamento dell’età pensionabile comporta anche riduzione dell’occupazione perché il prelievo contributivo aumenta e il lavoro costa di più”.

Nella relazione sul rapporto annuale, il presidente dell’Inps ha ribadito: “Gli immigrati che lavorano restano cruciali per la sostenibilità del sistema pensionistico. Le previsioni sulla spesa indicano che anche innalzando l’età del ritiro, ipotizzando aumenti del tasso di attività delle donne che oggi tendono ad avere tassi di partecipazione al mercato del lavoro più bassi, incrementi plausibili e non scontati della produttività per mantenere il rapporto tra chi percepisce una pensione e chi lavora su livelli sostenibili è cruciale il numero di immigrati che lavoreranno nel nostro Paese. E la domanda di lavoro immigrato in Italia è forte perché sono tanti i lavori per i quali non si trovano lavoratori alle condizioni che le famiglie possono permettersi nell’assistenza alle persone non-autosufficienti. Tanti i lavori che gli italiani non vogliono più svolgere. A cominciare dai lavori domestici. La domanda di colf e badanti delle famiglie italiane è in costante aumento alla luce anche dell’incremento tendenziale del numero di persone non-autosufficienti. Tuttavia, in mancanza di decreti sui flussi con quote per colf e badanti, l’ultimo nel 2011, il numero di lavoratori domestici extra-comunitari iscritti alla gestione Inps tende inesorabilmente a ridursi, non compensato (o compensato in minima parte) dall’aumento dei lavoratori comunitari o italiani che non hanno problemi coi visti. Ma non appena c’è un provvedimento di regolarizzazione del lavoro nero (come nel 2008-9 o nel 2012), il numero di colf e badanti extracomunitarie si impenna, a dimostrazione del fatto che questi lavori continuano a essere richiesti, ma vengono svolti senza versare i contributi sociali.

Quando si pongono, infatti, forti restrizioni all’immigrazione regolare, aumenta l’immigrazione clandestina e viceversa: in genere, a fronte di una riduzione del 10% dell’immigrazione regolare, quella illegale aumenta tra il 3-5%. Negli Stati Uniti il boom degli illegali sia cominciato nel ‘64 quando è stato chiuso il Bracero program e come il fenomeno sia invece iniziato a calare quando ha cominciato a essere pienamente messo in atto l’Immigration Reform and Control Act, che ha regolarizzato milioni di lavoratori messicani”.

L’Inps ha anche segnalato che eventuali politiche di recupero della bassa natalità italiana, ovvero dei tassi di occupazione femminili e maschili potranno correggere gli squilibri demografici nel lungo periodo ma non potranno da sole arginare la riduzione delle classi di popolazione in età lavorativa prevista per il prossimo ventennio.

La relazione annuale dell’Inps è arrivata in Parlamento nel momento cruciale del dibattito sulle modifiche che l’attuale Governo vorrebbe apportare alla ‘legge Fornero’.

Salvatore Rondello

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