domenica, 16 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Pensioni, un bonus part-time per chi resta a lavoro
Pubblicato il 31-07-2018


Anziano-Al-LavoroDopo le grandi promesse elettorali sulla fine della Legge Fornero il Governo Gialloverde si è detto pronto ad accelerare sul tema delle pensioni, così come dichiarato dal Ministro del lavoro, Luigi Di Maio, che sostiene di aver incontrato a tal proposito il Presidente dell’Inps, Tito Boeri.
Le nuove misure, come ribadito da Di Maio, saranno incluse nella prossima Legge di Bilancio 2019, anche se ancora nulla sembra certo o scontato per il momento emerge che i requisiti per andare in pensione subiranno una variazione al rialzo con l’aumento di 5 mesi già previsto dalla legge Fornero. Mentre l’altra novità per il 2019 è quella che riguarda gli importi: gli assegni pensionistici subiranno infatti una lieve flessione.
È solo una delle conseguenze dell’allungamento dell’aspettativa di vita e dell’invecchiamento della popolazione italiana. Tanto che è lo stesso Stato a incentivare per far rimandare la pensione ai lavoratori: tra queste misure ad hoc il bonus part time, introdotto dalla Legge di Stabilità del 2016 e rivolto a coloro che una volta raggiunta l’età per la pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi e 20 di contributi) o per quella anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, uno in meno per le donne) decidono di restare a lavoro per un massimo di 3 anni passando però da un orario di lavoro full-time ad uno part-time. Ma è un bonus che può essere richiesto esclusivamente dai lavoratori del settore privato. Inoltre l’incentivo riguarda lo stipendio che viene integrato nella misura pari alla contribuzione persa con il passaggio all’orario part-time: quindi alla retribuzione prevista per l’orario ridotto bisogna aggiungere il 33% di quella precedentemente riconosciuta. Come anticipato, invece, l’INPS accredita i contributi sul 100% della retribuzione, quindi anche l’importo futuro dell’assegno previdenziale ne beneficerà. Beneficiando del bonus part-time è possibile ridurre l’orario di lavoro da un minimo del 40% ad un massimo del 60%; qualsiasi decisione in merito, però, dovrà essere presa in accordo con il datore di lavoro.
A evitare invece che restino a lavoro gli ottuagenari ci ha pensato la Cassazione che con la sentenza 20089, pubblicata il 30 luglio, ha stabilito che per rimanere a lavoro fino a 70 anni occorre una motivazione valida, non ordinaria, e che l’amministrazione sia d’accordo nel concedere la proroga. In caso contrario, l’uscita dal lavoro, attraverso la pensione di vecchiaia, scatta in modo automatico per raggiunti limiti d’età. E questo avviene, indistintamente, sia nel settore pubblico sia in quello privato.
Tuttavia sembra che il nuovo Governo abbia annunciato di voler accelerare sulla riforma del sistema pensionistico con l’introduzione di misure eque e soddisfacenti per promuovere l’uscita dal lavoro, mentre a partire da gennaio 2019 scatta l’adeguamento dell’età per andare in pensione all’aspettativa di vita.
Intanto, i sindacati, alla luce degli ultimi sviluppi del dibattito sulle pensioni hanno scritto una lettera al ministro Di Maio, chiedendo che venga fatta chiarezza proprio sulle questioni che stanno facendo discutere di più i lavoratori come la situazione relativa all’Ape Social e gli interventi a favore dei precoci.

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