lunedì, 24 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Pietro Grammatico, tra socialismo e cooperativismo
Pubblicato il 09-07-2018


Pietro_grammaticoNacque a Trapani l’11 luglio 1885 in una famiglia di contadini che dal lavoro dei campi aveva sempre tratto di che vivere. Trasferitasi questa a Paceco per motivi di lavoro, egli, piccolo ancora, li seguì, e nel nuovo ambiente compì gli studi primari. Dovendo poi passare alle scuole commerciali fu costretto a iscriversi in un istituto che aveva sede a Trapani. Nella vivace città marinara era stato attivo, negli anni 60 e 70 dell’800, un gruppo di Internazionalisti che facevano capo a Francesco Sceusa, Vincenzo Curatolo, Giovanni Cassisa e altri, promotori de “Lo Scarafaggio”, efficace foglio di propaganda, molto presenti tra gli operai e i portuali del trapanese, che risvegliarono politicamente preoccupando fortemente la polizia. Era poi sopravvenuta l’attività di Giacomo Montalto, che nel socialismo e nel cooperativismo aveva individuato gli strumenti per condurre i lavoratori tutti alla elevazione politica ed economica. Avvicinatosi a quei pionieri, cui si era più recentemente unito il contadino Giacomo Spadola, approfondì le sue conoscenze e la sua cultura, e si impegnò concretamente contribuendo nel 1901 alla nascita della Società Agricola Cooperativa di Paceco, destinata a lunga vita. Il suo impegno crebbe nei successivi anni, mentre altri propagandisti e organizzatori svolgevano una forte azione di risveglio che avrebbe dato alla provincia di Trapani uno dei movimenti cooperativi più estesi e corposi non solo dell’isola ma dell’intero paese, collocandola a livello dell’Emila-Romagna e della Toscana, regioni molto avanzate in questo settore. Nel 1911 a Paceco nasceva la Cassa Agraria di Prestiti “Drago di Ferro”, promossa da elementi di orientamento radical- democratico. Quattro anni dopo a loro volta i socialisti al seguito di Pietro Grammatico diedero vita alla Cassa Agraria “Libertà” successivamente ribattezzata “Cassa Rurale ed Artigiana”. Scoppiata la Grande Guerra, Grammatico venne richiamato alle armi e inviato al fronte, tra gli artiglieri, in prima linea, dove partecipò a scontri sanguinosi. Restituito alla vita civile, tornò a impegnarsi con rinnovata passione nell’attività di partito e nelle cooperative, qualificandosi come uno dei più autorevoli dirigenti. Eletto segretario provinciale del PSI, profuse grandi energie ai fini di un rafforzamento della rete organizzativa. Nelle elezioni del 1920 guidò i socialisti alla conquista di diversi comuni ed egli stesso venne letto sindaco di Paceco e consigliere provinciale. La reazione fascista, che in quegli anni compiva i suoi primi passi caratterizzandosi per la distruzione di un ricco patrimonio di leghe, cooperative, ecc. riportò al potere i proprietari terrieri e i grossi borghesi, allontanando i rappresentanti diretti dei lavoratori dalle cariche pubbliche. Grammatico lavorò da allora per molti anni in qualità di segretario della Cassa Rurale ed Artigiana. Nel 1946 venne rieletto sindaco, carica che mantenne fino al 1959 con ottimi risultati, visibili nei miglioramenti apportati dalla sua amministrazione al paese, rinnovando e potenziando i pubblici servizi e preoccupandosi di garantire un fisco rapportato alla effettiva possibilità degli amministrati. Presentato subito dopo per la Camera, conseguì 7.318 voti di preferenza ma non venne eletto. Ripresentato nel 1948 tra i candidati alla Camera per il Fronte Democratico Popolare, nel quale convergevano il PCI, il PSI e gruppi minori da tempo impegnati contro le forze conservatrici, venne eletto per subentro a Pietro Nenni, capolista che aveva optato per altro collegio. Iniziò così una attività che ancora una volta tese a giovare alla crescita della sua provincia e dei lavoratori. Quattro anni dopo venne presentato per il Senato nel collegio di Trapani-Marsala e alla Camera nel collegio della Sicilia occidentale, e in ambedue riuscì eletto, ma preferì optare per il Senato. Entrato a far parte della Commissione Agricoltura ed Alimentazione, in linea con i suoi interessi e le sue esperienze nel campo politico, sindacale e amministrativo, lavorò attivamente per l’esame e la soluzione di importanti problemi interessanti uno strato sociale molto vasto. Nel 1958 venne nuovamente candidato alla Camera e ancora una volta venne eletto, mentre il collegio di Trapani- Marsala aveva come rappresentate il dott. Simone Gatto, uomo di scienza e dirigente politico molto stimato, che iniziava allora una interessante esperienza di parlamentare socialista. Morì a Paceco il 3 ottobre del 1967 lasciando un bel ricordo di intelligente e appassionato realizzatore.

Giuseppe Miccichè

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