lunedì, 24 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Camporini, in politica estera nulla di nuovo
Pubblicato il 09-07-2018


Vincenzo-Camporini

Trascorse pochissime settimane dalla entrata in carica del nuovo governo italiano giallo-verde e dopo la Ministeriale dell’Alleanza Atlantica dell’inizio del mese scorso, ed il successivo lunedì 9 in cui si è svolta la visita in Italia del Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg, possono essere messi in evidenza alcuni punti in un settore cruciale dell’azione dellesecutivo.

In particolare, i rapporti tra lItalia e la Nato. Qui, dopo aver assistito ad una campagna elettorale frizzante ma aspra, con dichiarazioni anche sorprendenti ed azzardate da parte di alcuni esponenti della nuova coalizione riguardo la politica estera e di difesa del nostro Paese, questa appare, invece, essere in piena continuità con i precedenti e tradizionali orientamenti.

Riesaminando l’incontro, definito eccellente, tra Conte e il Segretario Generale Nato, anzi svoltosi in un clima di grande amicalità reciproca, in realtà, accanto ad una evidente continuità erano emersi dei sottotesti ed echi della battaglia per le Politiche: ad esempio il ventilato disimpegno dalla missione ‘Resolute Support’ in Afghanistan e anche dall’Iraq; la revisione dei rapporti o quantomeno la riduzione delle sanzioni alla Federazione Russa; la richiesta di un maggiore impegno sul fronte Sud del Mediterraneo e più intensi rapporti Nato-Ue, in funzione di sostegno alle azioni più risolute anti-tratta umana del nuovo esecutivo italiano.

Ne abbiamo parlato con il Generale Vincenzo Camporini, Vice Presidente dello IAI, l’Istituto Affari Internazionali, e già Capo di Stato Maggiore della Difesa.

Quale la sua valutazione di questi primi passi, Generale Camporini?
Partendo dai questi primi contatti tra nuovo governo e Nato sottolineo che, nei giorni della visita di Stoltenberg in Italia, mi trovavo all’estero ma ho letto alcuni resoconti giornalistici, da cui posso dire di essere rimasto piacevolmente sorpreso, perché ho riscontrato una assoluta continuità nelle politiche seguite fin qui nei confronti dell’Alleanza Atlantica con la conferma degli impegni assunti. La disponibilità italiana rimane inalterata e non sono stati sollevati particolari contenziosi. La stessa questione dei rapporti con la Russia è rimasta la consueta: il rigetto delle azioni compiute da Mosca nel recente passato, in Ucraina ma non solo, e contemporaneamente la volontà di dialogo per ritrovare un punto di intesa. Mi pare che Stoltenberg sia ripartito da Roma soddisfatto. Mi sembra che nulla di quel che veniva paventato, vista la campagna elettorale e quel che era scritto nel programma di governo, è stato delineato in modo tale da dispiacere e all’ospite e alla Nato.

Quindi una sostanziale conferma della politica estera italiana, tranne qualche accenno riguardo la questione dei rapporti con la Russia con la doppia chiave: fermezza nei principi e rispetto degli standard democratici, ma dialogo in tutti i settori?
Sì, anche perché il rapporto con la Russia deve essere sicuramente rimesso sui binari. Il comportamento del Presidente Putin nei confronti dell’Ucraina oggettivamente non può essere accettato. Si potrebbe discutere a lungo su quello che è accaduto e sta accadendo nel Donbass e l’attribuzione delle responsabilità all’uno o all’altro, però è un dato di fatto che se c’è una resistenza in quell’area, se è in atto una guerra civile, è anche perché ci sono alcuni attori che godono – diciamo – come minimo delle simpatie di Mosca. Qualcosa di non accettabile.

Ricordiamo, infatti, il punto di scontro fondamentale avvenuto nel 2014, con l’annessione ed il successivo referendum sullo status della Crimea…
Sì, certo, ed è chiaro, peraltro, che il rapporto con la Russia è da ripristinare e recuperare. Le sfide che aspettano nel futuro il mondo occidentale, con le spinte che vengono dal Sud con le migrazioni, o l’attivismo cinese, o altri elementi ancora, non possono essere affrontate se non c’è un rapporto di collaborazione tra Russia e Occidente, cosa che è nell’interesse di entrambi. E non è in questo che qualcuno ci guadagna di più ed altri meno. La Russia da sola è destinata a soccombere e l’Europa da sola non conta più nulla.

Erano state messe in evidenza l’esigenza e la speranza che nei prossimi giorni, prima del vertice Nato dei Capi di stato e di Governo, di Bruxelles dell’11-12 luglio fosse pronto il cosiddetto hub di Napoli. Una attenzione – a quanto è sembrato – molto sollecitata sia dall’M5S che dalla Lega, unitamente ad una maggiore e più intensa cooperazione tra Nato e Unione Europea, che dovrebbe rappresentare un simbolico impegno e supporto alla linea del governo italiano per una intensificazione della lotta alla tratta di esseri umani. Si tratta di una attenzione al Mediterraneo molto più marcata, più ‘Mediterraneocentrica’, diremmo. Lei che ne pensa?
Bene, anche qui direi: nulla di nuovo. Se andiamo a vedere il documento conclusivo, il comunicato finale del vertice di Varsavia si parla di una Nato che deve essere pronta a operare a 360°, non soltanto verso l’Est, ma anche verso il Sud e con un controllo attivo di quello che accade nell’Atlantico, elemento chiave nella strategia dell’Alleanza. Per quanto concerne l’attenzione verso il Sud, la costituzione di questo ente nuovo con il comando di Lago Patria, presso Napoli, era già stato sollecitato in modo molto determinato dall’Italia, anche dal governo precedente. Questo hub ha il compito di stimolare e monitorare la collaborazione con i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo. Ripeto, è una politica che è in atto da tempo, in cui – se vogliamo – ci sono veramente solo delle sfumature, perché la Nato ha preso atto di questa esigenza. Alcuni paesi la avvertono con meno intensità, come i paesi del Nord-Est, così come noi avvertiamo, invece, con minore preoccupazione il rafforzamento della Nato verso quell’area.

Soprattutto alla zona dei paesi Baltici, che sono particolarmente sensibili alla presenza confinante…
Nel passato abbiamo dato prove di attenzione e disponibilità, schierando anche le nostre forze e partecipando per due volte al pattugliamento dei cieli nel Baltico con i nostri velivoli da combattimento. Per cui possiamo dire che c’è una continuità tra passato e presente che tranquillizza, per certi versi. Mi auguro che questa continuità non sia soltanto nelle parole dei colloqui in cui si cerca di non dispiacere l’interlocutore.

Roberto Pagano

Roberto Pagano

Giornalista, ricercatore Storia e Politica internazionale, ufficio stampa politico e istituzionale, direttore Fondazione Nevol Querci - Archivio Storico e Iconografico del Socialismo. Esteri e Difesa, Interni, Sociale, Cultura. Da Italia Radio a Radio Roma, Radio Vaticana, Data stampa, Novapress Agenzia stampa, Palomar New Media, Akab.it, Comune di Roma, Agenzia stampa Fuoritutto, Regione Lazio, Consiglio regionale del Lazio, Psi, Insieme, Riforma, Forum Terzo Settore del Lazio, Radio Fondamenta, RS - Ragioni Socialiste

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  1. Intanto da sabato – si legge tra gli altri sulla Gazzetta di Reggio – i miliziani palestinesi hanno lanciato da Gaza verso Israele una sessantina di razzi, in quello che costituisce l’attacco diurno più consistente da parte dell’organizzazione terroristica Hamas negli ultimi quattro anni. Lo ha riferito il portavoce militare israeliano precisando che almeno 10 razzi sono stati intercettati in volo. Da parte sua nella tarda mattinata di sabato l’aviazione israeliana ha colpito decine di obiettivi militari a Gaza, mentre due sedicenni palestinesi sono morti nel centro di Gaza City in un bombardamento che ha portato al ferimento di altre 12 persone. Lo ha riferito il ministero della Sanità locale. Subito dopo altri razzi sono stati lanciati verso le città israeliane di Ashqelon e Sderot. A Sderot è stato centrato un edificio e tre persone sono rimaste ferite.

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