sabato, 21 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Quota 100 aumenta spesa, più pensioni e meno lavoratori. La nuova carta dei diritti Rider
Pubblicato il 04-07-2018


Boeri (Inps) al Festival del Lavoro
QUOTA CENTO AUMENTA SPESA, PIÙ PENSIONATI E MENO LAVORATORI
Quota 100 per il sistema delle pensioni “aumenta di molto la spesa pensionistica, ha effetti destinati a trascinarsi nel tempo e peggiora il rapporto tra pensionati e lavoratori”. Lo ha detto il presidente dell’Inps, Tito Boeri, al Festival del Lavoro a Milano sull’impatto della proposta di riforma delle pensioni con ‘quota 100’. “Avremo un milione di pensionati in più come effetto di queste misure, ma avremo anche meno lavoratori perché aumenterebbero le tasse sul prelievo pensionistico”, ha spiegato. “Secondo le stime più recenti del Fmi, attualmente abbiamo due pensionati per ogni tre lavoratori, nel giro di venti anni avremo un lavoratore per ogni pensionato”, ha precisato. Boeri è quindi intervenuto sul possibile taglio alle pensioni d’oro: “Ragionare sul fatto che queste aree di privilegio possano essere ridotte è meritorio”, ma “bisogna intervenire sopra un importo e noi parlavamo da 5mila euro in su”. Boeri ha spiegato che per alcune categorie, “come per i politici, che queste regole se le erano dati da soli, c’erano delle deviazioni significative”. Gli interventi che il governo potrebbe attuare sono necessari, ha avvertito, “nel momento in cui c’è un debito pubblico molto alto e si vuole abbassare la pressione fiscale sul lavoro per rilanciare l’economia”.
Un’altra questione è rappresentata dai migranti. Un azzeramento dei flussi migratori è un problema “serissimo”, ha messo in guardia, per il sistema pensionistico italiano. “Avere più immigrati regolari ci permetterebbe fin da subito di avere dei significativi flussi contributivi di ingresso nel nostro mercato del lavoro”, ha detto il presidente dell’Inps. “Gli scenari più preoccupanti per quanto riguarda la nostra spesa pensionistica futura sono quelli che prevedono una forte riduzione dei flussi migratori. Questa riduzione è in atto e i flussi cominciano a non essere più sufficienti per compensare il calo della popolazione autoctona”, ha spiegato Boeri. Le proiezioni demografiche, ha chiarito, “ci dicono che anche nel giro di pochi anni, se i flussi dovessero ridursi ulteriormente o addirittura azzerarsi, perderemmo città intere di popolazione italiana”. Un problema “molto serio per il nostro sistema pensionistico, che è in grado di adeguarsi all’allungamento della vita media ma non al fatto che diminuiscono le coorti di contribuenti”, ha ribadito. La classe dirigente, ha rimarcato, “deve spiegare questo problema, che è un problema demografico dell’immediato”. Il presidente dell’Inps ha sottolineato che, “volenti o nolenti, l’immigrazione è qualcosa che può darci il modo per gestire questa difficile transizione demografica: se gli italiani ricominciano a fare figli, cosa che tutti auspichiamo, ci vorranno vent’anni prima che i nuovi nati inizino a pagare i contributi”.
Infine, Boeri ha toccato il tema dei vitalizi: “Secondo le nostre stime, con una serie di interventi sui vitalizi dei parlamentari e dei consiglieri regionali si potevano ottenere anche fino a 200 milioni di euro, che non sono niente a cospetto del nostro debito pubblico ma sono cifre importanti. Con la situazione del nostro debito pubblico dobbiamo stare attenti ai milioni ed è giusto fare così”. Un intervento “simbolico non vuol dire secondario: i simboli contano tantissimo e chi chiede dei sacrifici alle famiglie deve dare il buon esempio”, ha spiegato.

Pensioni
BOERI, CALO MIGRANTI PROBLEMA SERISSIMO
Un azzeramento dei flussi migratori è un problema “serissimo” per il sistema pensionistico italiano. “Avere più immigrati regolari ci permetterebbe fin da subito di avere dei significativi flussi contributivi di ingresso nel nostro mercato del lavoro”. Lo ha detto presidente dell’Inps, Tito Boeri, al Festival del Lavoro a Milano. “Gli scenari più preoccupanti per quanto riguarda la nostra spesa pensionistica futura sono quelli che prevedono una forte riduzione dei flussi migratori. Questa riduzione è in atto e i flussi cominciano a non essere più sufficienti per compensare il calo della popolazione autoctona”, ha spiegato Boeri.
Le proiezioni demografiche “ci dicono che anche nel giro di pochi anni, se i flussi dovessero ridursi ulteriormente o addirittura azzerarsi, perderemmo città intere di popolazione italiana”. Un problema “molto serio per il nostro sistema pensionistico, che è in grado di adeguarsi all’allungamento della vita media ma non al fatto che diminuiscono le coorti di contribuenti”. La classe dirigente “deve spiegare questo problema, che è un problema demografico dell’immediato”.
Il presidente dell’Inps ha sottolineato che, “volenti o nolenti, l’immigrazione è qualcosa che può darci il modo per gestire questa difficile transizione demografica. Se gli italiani ricominciano a fare figli, cosa che tutti auspichiamo, ci vorranno vent’anni prima che i nuovi nati inizino a pagare i contributi”.
La replica di Salvini – A stretto giro la replica del vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ha così commentato: “Secondo Boeri, presidente dell’Inps, la ‘riduzione dei flussi migratori’ è preoccupante, perché sono gli immigrati a pagare le pensioni degli italiani…..E la legge Fornero non si tocca. Ma basta!!!”.
Pensioni d’oro – Boeri ha poi commentato il possibile taglio da parte del governo delle pensioni d’oro. “Ragionare sul fatto che queste aree di privilegio possano essere ridotte è meritorio”, ha detto, ma “bisogna intervenire sopra un importo e noi parlavamo da 5mila euro in su”.
Quota 100 – Quanto all’impatto della proposta di riforma delle pensioni con ‘quota 100’, Boeri ha evidenziato che quota 100 per il sistema delle pensioni “aumenta di molto la spesa pensionistica, ha effetti destinati a trascinarsi nel tempo e peggiora il rapporto tra pensionati e lavoratori”. “Avremo un milione di pensionati in più come effetto di queste misure, ma avremo anche meno lavoratori perché aumenterebbero le tasse sul prelievo pensionistico – ha spiegato – Secondo le stime più recenti del Fmi, attualmente abbiamo due pensionati per ogni tre lavoratori, nel giro di venti anni avremo un lavoratore per ogni pensionato”.
Vitalizi – Boeri ha parlato anche dei vitalizi. “Secondo le nostre stime, con una serie di interventi sui vitalizi dei parlamentari e dei consiglieri regionali si potevano ottenere anche fino a 200 milioni di euro, che non sono niente a cospetto del nostro debito pubblico ma sono cifre importanti – ha detto il presidente dell’Inps – Con la situazione del nostro debito pubblico dobbiamo stare attenti ai milioni ed è giusto fare così”. Un intervento “simbolico non vuol dire secondario. I simboli contano tantissimo e chi chiede dei sacrifici alle famiglie deve dare il buon esempio”, ha concluso.

Paga ore e contributi
CARTA DIRITTI RIDER
Paga oraria con, in più, “un quid legato alle prestazioni”, pagamento dei contributi Inps e Inail e cancellazione degli algoritmi di reputazione. Sono alcuni dei contenuti della Carta per i riders preparata da Foodora in vista dell’incontro con il ministro del lavoro, Luigi Di Maio, il 2 luglio. L’ha annunciata l’amministratore delegato di Foodora, Gianluca Cocco, al Festival del Lavoro, a Milano. La Carta, ha spiegato, è già stata firmata da altre realtà del settore.
“Questo business – ha poi aggiunto – si basa molo sulla flessibilità, che permette ai rider di decidere quando, se lavorare e se accettare la consegna”. A fine maggio a Bologna era stato messo sul tavolo il primo accordo metropolitano in Europa sui temi della gig economy, la ‘Carta dei diritti fondamentali dei lavoratori digitali nel contesto urbano’, firmata però solo da due piccole realtà (Sgnam e Mymenu), i giganti del delivery come Just Eat, Glovo, Deliveroo e Foodora non avevano aderito aspettando un confronto a livello nazionale.

Stipendi
BOLZANO AL TOP, RAGUSA ULTIMA
A Bolzano i lavoratori dipendenti hanno la busta paga più ‘pesante’ del Paese, nel 2018: il salario medio è pari a “1.500 euro”, in crescita rispetto ai 1.476 dell’ultima rilevazione. A seguire Varese (con 1.459 euro, rispetto ai 1.471 del 2017) e Bologna con 1.446 euro (1.424 l’anno prima). Lo si legge nel Rapporto 2018 sulle province italiane dell’Osservatorio dei consulenti del lavoro. Male il Sud: ultima Ragusa “con 1.059 euro” (1.070 nel 2017), e la prima provincia con stipendi medi più alti è al 56° posto dove, con 1.288 euro, c’è Benevento.
Analizzando il ‘gap’ di genere più elevato sul fronte delle buste paga dei dipendenti, i consulenti del lavoro osservano che lo si riscontra in provincia di Ancona (-9,7%), mentre quello più basso è in provincia di Viterbo (-40,4%). In generale, inoltre, senza distinzione fra uomini e donne, si scopre che nel 2018 lo stipendio del lavoratore siciliano è “inferiore del 30% (441 euro) rispetto a quello del collega di Bolzano”.

Carlo Pareto

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