venerdì, 20 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Reato di Tortura. Buemi, poliziotti rispettino le persone
Pubblicato il 13-07-2018


reato-di-torturaGiorgia Meloni, ormai sorpassata da un Salvini sempre più a destra, punta su una legge per cui lo Stato italiano ha impiegato anni a far approvare, una legge considerata anche troppo timida da ong e associazioni per i diritti umani, quella sul reato di tortura. “Fratelli d’Italia ha presentato due proposte di legge per aumentare le pene a chi aggredisce un pubblico ufficiale e per modificare il reato di #tortura che, così com’è codificato oggi, impedisce alle forze dell’ordine di svolgere il proprio lavoro. Difendiamo chi ci difende!”, ha scritto su Twitter la leader di Fratelli d’Italia.
Due proposte di legge: una per aumentare le pene a chi aggredisce un pubblico ufficiale e “garantire la punibilità elevando la pena”; la seconda per modificare il reato di tortura, a lungo dibattuto in Italia e introdotto nella scorsa legislatura. “Gli uomini e le donne in divisa – spiega Meloni – devono poter svolgere il loro lavoro in sicurezza e con dignità”. Con l’introduzione del reato “gli agenti sono stati mortificati” e non sono stati messi in condizione di svolgere il loro lavoro perché basta un “insulto – afferma – per rischiare pene fino a 12 anni”.
“È la solita manfrina della destra italiana – è il commento del responsabile giustizia del Psi Enrico Buemi- che vuole mettersi non soltanto dalla parte delle forze dell’ordine, dalla cui parte siamo tutti noi in quanto rispettosi della legalità e del principio secondo il quale lo Stato debba esercitare fino in fondo le sue funzioni. La Meloni invece vuole trovare una giustificazione per comportamenti illegali che sarebbero ancora più gravi se commessi da pubblici ufficiali”. “La Meloni mistifica una situazione che dal punto di vista giuridico è molto chiara. Non si tratta assolutamente di impedire l’attività legittima del pubblico ufficiale che esegue ordini di arresto o di fermo. È evidente che tutto quello che viene effettuato deve rispondere alla logica del rispetto dell’individuo e se l’uso della forza è necessario non può prescindere dall’applicazione di quanto previsto dal nostro ordinamento”.
“E nello stesso tempo – continua Buemi – se non ci sono le necessità di un fermo fisico è evidente che il fermo debba avvenire con altre modalità. Se invece si vuole sostenere che il poliziotto è legittimato in qualsiasi situazione a usare violenza sia fisica che psicologica intimidendo o addirittura provocando sofferenze fisiche, è evidente che questo è un reato che nel nostro ordimento è perseguito e che non può essere giustificato”.

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