sabato, 17 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Salvini si appella al Quirinale e Bossi lo imbarazza
Pubblicato il 05-07-2018


matteo salviniDopo la sentenza della Cassazione sui fondi pubblici rubati dalla Lega, il leader Matteo Salvini alza lo scontro, prima attacca i magistrati, poi passa a ‘tirare la giacchetta’ al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Giustificando il suo appello al Quirinale perché a suo dire si tratterebbe di una sentenza che vuole cancellare il partito e parlando di grave attacco alla democrazia e alla Costituzione. “È evidente – afferma Salvini – che c’è qualche giudice che fa politica. Cercano di metterci fuori legge”.
Dal Colle non arriva nessun commento, anche perché oggi e domani Sergio Mattarella è in Lituania per la Visita di Stato del Presidente. Ma alle richieste di Salvini risponde direttamente l’Anm (Associazione Nazionale Magistrati): “In merito al dibattito successivo alla sentenza emessa dalla Suprema Corte di Cassazione relativa al sequestro di somme di un movimento politico, l’Associazione Nazionale Magistrati ribadisce con forza che i magistrati non adottano provvedimenti che costituiscono attacco alla democrazia o alla Costituzione, nè perseguono fini politici, ma emettono sentenze in nome del popolo italiano, seguendo principi e regole di diritto di cui danno conto nelle motivazioni”. E inoltre sull’appello al Capo dello Stato precisa: “L’evocare un possibile intervento del Capo dello Stato nella vicenda – prosegue l’Anm – risulta essere fuori dal perimetro costituzionale, così come le modalità con cui il dibattito si è alimentato creano confusione e rischiano di produrre effetti distorsivi sui precisi confini, fissati dalla Costituzione, tra la magistratura, autonoma e indipendente, e gli altri poteri dello Stato. L’Anm rigetta ogni tentativo di delegittimare la giurisdizione e di offuscare l’imparzialità dei magistrati, principio costituzionale a difesa del quale continuerà sempre a svolgere la propria azione, auspicando che chiunque eserciti funzioni pubbliche abbia a cuore gli stessi fondamentali principi”.
Il nuovo Guardasigilli, Alfonso Bonafede, invita il Vicepremier ad abbassare i toni: “Tutti devono potersi difendere fino all’ultimo grado di giudizio. Poi, però, le sentenze vanno rispettate, senza evocare scenari che sembrano appartenere più alla Seconda Repubblica”.
Ma i toni del leader del Carroccio non sono piaciuti soprattutto al Senatùr che si è sentito di nuovo accusato indirettamente, sia dall’attuale segretario del suo Partito che ha affermato: “Se qualcuno dieci anni fa ha speso in maniera errata 300mila euro e verrà condannato in via definitiva, di quei 300mila euro, anche se non c’entro nulla, sono personalmente disposto a farmi carico”, sia dai suoi alleati di Governo. Luigi di Maio, capo politico M5S ha infatti puntato il dito contro il fondatore della Lega: “Questa cosa non mi crea imbarazzo perché riguarda lo scandalo di Bossi e del suo cerchio magico, non l’attuale Lega”.
Alle domande sui fondi della Lega lo storico leader della Lega ha risposto due volte indicando “chiedetelo ai servizi italiani”. Ma non mancheranno altre occasioni di rivalsa per il vecchio leghista che ha già imbarazzato l’attuale segretario leghista. L’ultimo episodio pochi giorni fa, mettendosi di traverso alla nuova linea ‘nazionale’ della Lega su cui ha lavorato il suo successore. Dopo lo storico raduno di Pontida a cui Bossi non ha partecipato, sui militanti del Sud, il Senatùr ha affermato: “Ho visto solo un sacco di gente interessata a essere mantenuta”.

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