sabato, 21 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Scipione Roma
Per un nuovo soggetto politico aperto
Pubblicato il 10-07-2018


La sconfitta del 4 Marzo ci consegna una Sinistra di Governo sconfitta, una radicale mai nata, la vittoria netta di partiti e movimenti che guardano con interesse alla peggior destra populista europea, chiamati a governare situazioni complesse (Immigrazione; sanità, sicurezza, lavoro, istruzione, crisi economiche) con ricette buone per aumentare il consenso e vincere le elezioni, insostenibili per uno Stato costretto a fare i conti con il macigno del debito pubblico. Al netto di ogni altra considerazione sul futuro e sulla durata di questa coalizione di potere tra Lega e M5S, a me interessa porre l’accento sullo stato comatoso di un Centrosinistra (PD in testa) che nonostante gli sforzi anche di queste ore, come un pugile che ha incassato sul ring elettorale una sequenza micidiale di destro-sinistro, non riesce a riprendersi. A più di 4 mesi dal voto siamo ancora in fase ‘seduta psicoanalitica collettiva’. Che fare? Difficile proporre ricette o cure miracolose. Possiamo però partire da 2-3 punti su cui costruire una buona base programmatica, incardinare un dibattito serio e aperto, preparare le prossime scadenze elettorali. Ecco il mio personalissimo Diario di Bordo (DDB):

1. Istruzione: la stabilizzazione dei precari della Scuola è stata cosa buona e giusta. Bisognava però accompagnarla con una gestione più attenta – quasi personalizzata – dei vari collocamenti. Lasciare l’incombenza ad un algoritmo freddo ha creato discriminazioni, errori, che hanno portato un’intero comparto (quello della Scuola) ad odiare il centrosinistra di Governo, vanificando di fatto gli aspetti positivi che quella riforma pur conteneva. Torniamo ai Presidi: la trasformazione di queste figure in Dirigenti Scolastici ha creato un’eccessiva concentrazione di potere discrezionale nelle mani di singole persone, aumentato disuguaglianze anche nel corpo docente, annullato ogni prospettiva di merito e premialità trasformando la scuola in azienda, dove spesso vengono incentivati progetti faraonici e nel contempo manca la carta per le fotocopie o materiale didattico. Da Socialista ritengo che questa non sia Scuola Pubblica. Sulla messa in sicurezza degli edifici scolastici, bisogna continuare a mettere risorse: ne va della vita dei nostri piccoli, dei nostri ragazzi, del corpo docente e non. La Scuola dell’obbligo non finisce con il raggiungimento della maggiore età: creare opportunità per favorire iscrizione alle Università, alle Scuole di Formazione e specializzazione, ricerca vuol dire investire di più in alloggi per Studenti fuori sede, calmierare le rette di iscrizione, creare forme di accompagnamento al percorso formativo incentivanti per coloro i più meritevoli e bisognosi. Inseriamo nei bandi pubblici una quota di ‘posti da assegnare’ ai nostri studenti che hanno partecipato a progetti di studio/formazione all’estero.

2. Lavoro: bisogna avere il coraggio di dire ai nostri giovani che in una società globale e complessa, il lavoro stabile non è sempre possibile. I giovani che si affacciano al mondo del lavoro saranno sempre di più costretti a fare i conti con ‘opportunità o percorsi’ di lavoro, che li costringeranno a continui spostamenti. Compito dello Stato e di un moderno Partito riformista sarà quello di ripensare nuovi strumenti di supporto a questi cambiamenti, che li accompagnino sia con formazione continua che con assegni di disoccupazione adeguati alle loro aspettative di vita, che non li mortifichino e non li costringano ad accettare lavori sottopagati. Rafforzamento degli ammortizzatori sociali, formazione continua, potenziamento dei Centri per l’impiego, un nuovo patto tra mondo delle imprese-università-ricerca pubblica, rafforzamento dei controlli in sicurezza sui luoghi di lavoro e task force anti precariato sono fondamentali per creare nuove opportunità di lavoro e per ridare dignità ai lavoratori. Ci sono tipologie di lavoro atipiche (quelli legati al terziario, ai servizi, ecc.) che pur rappresentando settori produttivi fondamentali per il PIL del nostro Paese, non godono delle stesse attenzioni e protezioni da parte di una contrattualistica pubblica per molti aspetti obsoleta. A queste imprese non possiamo semplicemente rispondere con l’introduzione di Voucher o con il ripristino dell’Ar.18: non hanno utilizzato questi strumenti in passato, difficile pensare possano farlo in futuro. Occorrono strumenti e tutele nuovi, che non costringano le aziende a rimanere imprigionate nelle gabbie burocratiche (vedi comunicazioni INPS) e i lavoratori a sottoscrivere contratti al ribasso solo per un vuoto legislativo.

3. Riforme istituzionali: dopo il NO al Referendum Costituzionale del 4 Dicembre 2016, chiunque riproponga la semplificazione del sistema verrà isolato come gli untori di manzoniana memoria. Certo è che di orrori in tema di Riforme Costituzionali – anche i Governi di centrosinistra – ne sono stati fatti tanti. Credo che la riforma in senso federalista del 2001, fatta per inseguire la Lega sul suo terreno, sia stata la più aberrante. Abbiamo moltiplicato i centri di potere, creato figure come quelle dei Governatori Regionali con poteri enormi, abolito di fatto gli organismi di controllo – soprattutto quelli di spesa. Risultato? Sanità al collasso in tante regioni del Sud; aumento del turismo sanitario sud verso centro e nord; spesa pubblica fuori controllo; servizi inefficienti. Una decina di anni dopo – non contenti – abbiamo trasformato le Province in Enti di secondo livello, salvo poi renderci conto che quelle competenze non potevano essere ripartite, che quelle funzioni non potevano essere spostate, che quei dipendenti non potevano essere assorbiti. Che fare? Favorire la creazione di 5 Macroregioni, ripristinare il ruolo delle Province – facendole ridiventare organo elettivo di primo livello – favorire consorzi di Comuni per ottimizzare e gestire servizi pubblici. Far credere che avremmo risparmiato cifre importanti, abolendo gli organi elettivi delle Province e diminuendo la rappresentanza e i poteri di controllo dei Consigli Comunali è stato un errore. La Democrazia hai dei costi necessari, senza i quali non può essere esercitata.

4. Ambiente e Territorio: la fragilità del territorio Italiano considerandone sismicità e dissesto idrogeologico è argomento ormai straconosciuto. In pochi però legano tale fragilità alle riforme istituzionali che nell’ultimo ventennio hanno riguardato gli Enti Locali. Dalla soppressione di alcune Comunità Montane, passando per il blocco delle assunzioni in alcuni comparti idraulico-forestali, per finire poi al Ping pong di competenze tra Stato e Regioni, tutti fattori che non hanno aiutato a mantenere in sicurezza il territorio. Un moderno Partito Socialista deve avere il coraggio di dire che le gestioni emergenziali post fenomeni alluvionali op terremoti, creano più clientela, favoriscano solo alcuni privati, non creano occupazione stabile, lasciano macerie. Presentiamo un DDL che riprenda il tema della tutela del territorio – in ogni suo aspetto – dando ai Comuni montani e pre-montani risorse vere per la creazione di nuclei di tutela ambientale, magari con formazione e specificità diverse, in modo che si possano creare anche consorzi che operino nel monitoraggio degli incendi e salvaguardia del patrimonio boschivo. Abbiamo archiviato troppo in fretta le esperienze positive che anche grazie ai Governi a guida o presenza Socialista ci sono state negli anni ‘80 in Italia.

5. Infrastrutture e Opere Pubbliche: C’è un problema legato alle priorità: smettiamo di finanziare progetti inutili (poli multimediali a 5 km dai centri abitati) e concentriamo le risorse per il rifacimento delle infrastrutture essenziali, acquedotti in primis: abbiamo territori – soprattutto al Sud – ricchi di acqua che soffrono gravi crisi idriche – non solo nella stagione estiva – per la fatiscenza delle reti. Abbiamo Infrastrutture idrico-fognarie anche in città capoluoghi di provincia che hanno 70anni. Pensiamo anche a nuovi strumenti per finanziarne la progettazione e realizzazione: una nuova Cassa per Mezzogiorno – con severi meccanismi di gestione e controllo – potrebbe rilanciare e programmare questi investimenti, ora affidati ai Comuni che spesso non hanno strumenti e capacità ed esauriscono le risorse trasferite solo per la fase preliminare di progettazione.

La fase politica grave che stiamo vivendo non consente a noi Socialisti di recitare la parte dei semplici spettatori. Abbiamo il dovere di assumere iniziative forti, anche per svegliare un PD la cui vocazione maggioritaria e di Governo gli impedisce di assumere la guida delle opposizioni presenti in Parlamento. Iniziamo dai piccoli Comuni che andranno al voto in Primavera. Iniziamo da lì per cercare compagni vecchi e nuovi a cui proporre un progetto politico.

Il Psi non basta più; il Pd non basta più;  ma prima di rilanciare iniziative politiche nuove e contenitori nuovi, c’è bisogno di riorganizzare la nostra piccola Comunità. Si abbia il coraggio e l’umiltà di dire che non basta essere nel CN o in Direzione o in Segreteria per essere dirigenti; si abbia il coraggio e l’umiltà di mettersi da parte quando ci s accorge che l’elettorato da segnali inequivocabili di cambiamento e non ti vota più; si abbia il coraggio di coinvolgere e premiare le tante energie nuove che pur ci sono e che finora sono state relegate in seconda o terza fila; si abbia il coraggio di una linea politica chiara, che non insegua personaggi del momento, che non cancelli le scelte forti che abbiamo fatto nella scorsa legislatura (compreso il SI al Referendum Costituzionale) e che non mortifichi o abbandoni i territori. Solo dopo potremmo pensare di proporre UN NUOVO SOGGETTO POLITICO APERTO, RIFORMISTA, SOCIALISTA, DEMOCRATICO che parta dalla dignità della persona e garantisca nuovi meriti, opportunità e bisogni.

Scipione Roma
Responsabile Comunicazione – Social PSI

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