lunedì, 15 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Eugenio Galioto:
L’anti-europeismo degli eurocrati
Pubblicato il 25-07-2018


In merito alla lettera inviata qualche giorno fa dal premier Conte alla Commissione europea, Juncker si dice favorevole ad accogliere le richieste dell’Italia riguardo una cooperazione regionale sugli sbarchi e la revisione del trattato di Dublino. Si tratta indubbiamente una buona notizia. Ha inoltre fatto cenno alla necessità di escogitare “metodi più prevedibili che si basino sul sostegno europeo, sia dal punto di vista finanziario, sia in termini di sostegno operativo da parte delle agenzie dell’Ue, evitando contemporaneamente ogni fattore di attrazione”.
Che finalmente la Commissione europea si sia scoperta europeista?
Infatti, non è passato molto tempo da quando il 22 febbraio Juncker fece crollare i mercati a seguito delle preoccupazioni espresse a proposito dell’assenza di un governo operativo. E che dire del commissario Oettinger il quale, in merito alla querelle sul “caso Savona”, sentì l’esigenza di rincarare la dose, auspicando che i mercati finanziari possano prima o poi insegnare agli italiani come si vota?!
A seguito di quelle dichiarazioni, qualche giorno, fu ancora una volta lo stesso presidente Juncker a darci l’ennesima lezione di democrazia. In quella circostanza, ci ricordava come i problemi dell’Italia fossero la corruzione, la fragilità di un mercato del lavoro che lascia a casa ancora troppa gente, l’arretratezza del Mezzogiorno e ammoniva sulla necessità di colmare queste differenze con il resto dell’Europa civile e modernizzata. Certo, per realizzare ciò sarebbe stato meglio se l’italia avesse avuto un governo espressione della volontà dei mercati che saggiamente guidano le scelte dei cittadini, ma almeno in quella occasione, avendo da poco incassato il colpo, Juncker se ne guardò bene dal ribadirlo.
Nella sua visione, infatti, o si è populisti anti-europeisti o si è europeisti (che tradotto significa, secondo la sua concezione, sposare le scelte economiche ordoliberali della Troika).
Ma c’è un passaggio che tradisce quanto commissari come Juncker siano in realtà profondamente anti-europeisti, né più né meno dei populisti che disprezzano: “Li aiuteremo come abbiamo sempre fatto” – sosteneva in quel frangente Juncker, con tono paternalistico nei confronti dell’Italia. Come se l’italia non fosse a pieno titolo Europa, bensì il suo “terzo mondo”.
Il fardello dell’Europa “vera” – quella del Nord – è dunque aiutare i suoi “satelliti” a svilupparsi, a risolvere ognuno i propri problemi, la cui responsabilità e soluzione pertiene al singolo Paese, mica all’Europa.
Poi, se non fosse stato ancora chiaro il ragionamento, la chiusura del discorso di Juncker non lasciava libero spazio ad ulteriori interpretazioni: “un Paese è un Paese, una nazione è una nazione. Prima i Paesi, l’Europa in secondo luogo”.
Ecco, quanto più prevarrà questa visione, tanto più saremo distanti dal realizzare quell’Europa politica di cui si avverte quanto mai oggi l’urgenza.
E quanto più saremmo lontani dell’Europa dei Rossi e degli Spinelli, tanto più cresceranno sovranismi e reazioni identitarie-nazionaliste.
Perché appare ovvio che per ogni eurocrate che dice “prima i Paesi” ci saranno cento cittadini disposti a dire “prima gli italiani”.
Ora c’è da sperare che sia in atto un’effettiva marcia indietro da parte degli alti rappresentanti alle istituzioni europee. Perché l’Europa attuale, tenuta insieme con lo sputo solo dalla convergenza di differenti interessi economici e finanziari, non può che andare incontro a un’irreversibile dissoluzione sotto i colpi di nazionalismi e di nuovi revancismi. E per scongiurare ciò è quanto mai necessario oggi che vi sia un’Europa politica che ponga al centro la tutela dei diritti sociali dei suoi cittadini, anziché gli interessi dei mercati. Perché “o si fa l’Europa, o si muore”.

Eugenio Galioto

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