martedì, 14 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Fabio Baroni:
Vogliono abolire il reato di tortura, vogliono uccidere Beccaria
Pubblicato il 16-07-2018


“Vogliamo abolire il reato di tortura, perché impedisce alle forze dell’ordine di fare il proprio lavoro”. Queste le parole, in sintesi, della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni per presentare uno dei due disegni di legge da proporre per la riforma della giustizia. Ebbene sì: vogliono abolire il reato di tortura. Una legge che in Italia ha avuto un iter legislativo lunghissimo (durato ben 30 anni) e giunto a compimento grazie all’azione del governo Renzi nel luglio 2017. Una legge di civiltà che andrebbe difesa, non solo dalla sinistra, ma da tutte quelle persone che credono che la democrazia liberale si basi anche su una tutela del cittadino a fronte degli abusi che possono essere perpetrati dallo Stato (o da alcuni membri che lo rappresentano).
Di fronte a queste parole, a maggior ragione dopo i nuovi elementi emersi nel processo che riguarda l’uccisione di Stefano Cucchi, non si può non avere una reazione di sdegno e pensare come possa nascere un pensiero così irrazionale in un Paese che ha dato i natali a Cesare Beccaria. Pensare che degli uomini di legge, proprio perché tali, rimangano impuniti dopo aver pestato una persona in loro custodia, aver inventato le peggiori scuse sulla sua morte, essersi spalleggiati “da veri uomini” e non ultimo aver bianchettato il registro in cui era presente il fotosegnalamento di Stefano Cucchi è da democrazia illiberale, da stato militare. Persone come Cucchi, Aldovrandi ed Uva, pur con i loro sbagli, erano persone fragili che una giustizia sana avrebbe dovuto aiutare a reinserirsi nella società (rieducare è un termine che proprio non mi piace). Accanirsi contro di loro vuol dire fare un gioco sadico che ha per puro scopo quello di far soffrire la vittima e provocare una sorta di “piacere” ai carnefici. Questi atteggiamenti, soprattutto se reiterati, hanno una definizione ben precisa: tortura.
Suonano più che mai attuali le parole del Beccaria quando afferma “Un altro ridicolo motivo della tortura è la purgazione dell’infamia, cioè un uomo giudicato infame dalle leggi deve confermare la sua deposizione collo slogamento delle sue osse. Quest’abuso non dovrebbe esser tollerato nel decimottavo secolo”. E’ intollerabile, infatti, che nel 2018 si pensi che la tortura sia un modo per limitare il libero agire delle forze dell’ordine. Non è tollerabile che nel 2018 si faccia leva su un principio di civiltà per gettare sulla pubblica piazza delle persone che, pur con le loro difficoltà, sono persone come noi secondo un principio di giustizia “panem et circenses” per appagare una società talvolta gonfia di frustrazioni che vengono incanalate pericolosamente dalla politica verso le fasce più deboli della popolazione.
Da questa vicenda vorrei che nascesse un moto di riflessione in chi legge: è giusto permettere che uccidano così il nostro caro Beccaria e la tradizione di pensiero derivante dall’illuminismo giuridico italiano? E’ giusto rimanere in silenzio a fronte di affermazioni che vogliono chiaramente farci tornare indietro? E’ il momento di usare la ragione in un periodo in cui l’irrazionalità e la pancia hanno preso il sopravvento. Rileggere Beccaria e creare momenti di lettura collettiva de “Dei delitti e delle pene” possono essere il miglior modo per tenere in vita e salvare questo patrimonio della nostra democrazia.

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