venerdì, 20 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Crescita non è sviluppo
Pubblicato il 09-07-2018


Da alcuni anni, sui giornali, si legge più di economia, che di sport. Se aggiungiamo le riviste specializzate, le discussioni televisive e i vari convegni , ci rendiamo conto del perché sono aumentati quelli, che pensano di capire di economia e di globalizzazione. Ciò, ci fa presumere che l’opinione pubblica attuale sia più informata di quella della prima Repubblica. Invece, avverto solo una generale confusione, nella quale lobby, politiche e non, trovano consensi e fanno avanzare i loro disegni. Il tutto mi ricorda quando davanti ai Bar tutti parlavano, da allenatori di calcio. Come mai, con tanti “economisti”, i due insegnamenti, che sembrano essere stati acquisiti sono “dacci oggi il nostro pane quotidiano” e “ il fine giustifica i mezzi ”? L’attuale spettacolo politico è il risultato di avvenimenti, che si sono succeduti negli ultimi venti anni. Tangentopoli spazzò via le principali forze politiche, sostituendole con movimenti legati a personaggi. I partiti erano nati per cambiare un sistema economico- sociale, basato su “padroni e servi”, su “sfruttatori e sfruttati” e su “nobili e cafoni”, su “primi e ultimi”. Infatti, attraverso alterne vicende, portarono l’Italia a diventare un Paese democratico e una delle più importanti potenze economiche del mondo. Nella prima Repubblica, le principali forze politiche si distinguevano per la “filosofia sociale” che ciascuna seguiva: chi dava più valore al capitale, chi dava più valore al lavoro e chi cercava di conciliare il capitale con il lavoro. Possiamo, approssimativamente, dire che c’era chi sosteneva “ se stanno bene gli imprenditori, staranno bene anche i lavoratori” e chi riteneva che in democrazia i lavoratori sono importanti come gli imprenditori e non devono essere considerati una variabile dipendente. I confronti politici, che erano vivaci e conflittuali, produssero il Miracolo Economico. Dopo tangentopoli, cambiò lo stile e la sostanza della politica. l poteri forti si misero in marcia e la loro visione liberista trovò collaboratori, consapevoli e inconsapevoli. Dal dibattito è andato scomparendo il concetto di sviluppo, sostituito dalla parola crescita, insignificante ed equivoca. Se la crescita non è armoniosa e complessiva, può provocare mostruosità sociali. Secondo una Legge economica la crescita del Pil può fare aumentare la concentrazione della ricchezza e le diseguaglianze. Queste due entità, se superano un certo livello, fanno diminuire i consumi, le entrate statali, gli investimenti e alla fine, fanno aumentare i poveri. Da alcuni anni, ogni politico suona la sua canzone e i confronti sembrano il Festival di Napoli. Elenco alcune delle affermazioni che si sentono e si leggono: 1) Bisogna ridurre il debito Pubblico; 2) Ci vogliono i migranti per garantire i conti dell’INPS; 3) Il precariato spinge gli imprenditori ad assumere e ad investire; 4) Ci vogliono investimenti in opere pubbliche; 5) Bisogna ridurre le tasse; 6) Bisogna favorire la crescita del Pil. Mi fermo qui. Queste affermazioni si riferiscono ad aspetti particolari e sono fuorvianti. Per capire cosa sia utile fare, bisogna partire dal generale e dall’obiettivo che si vuole raggiungere. Per me, l’obiettivo dovrebbe essere lo sviluppo del Paese, inteso come l’insieme di territori, di fasce sociali e di categorie produttive. Se il Nord si sviluppa e il Sud arretra, il Paese non avrà un futuro sereno, così pure se gli imprenditori vanno a Montecarlo, mentre i lavoratori aspettano la mancia. Perché non si capisce le pensioni d’oro non fanno aumentare i consumi, mentre tolgono risorse agli investimenti e ai servizi? E’ più saggio aiutare i giovani, che fare aumentare le entrate dei pensionati d’oro, che, a volte, sono pluripensionati. Chiedo scusa ai gentili lettori se non posso sviluppare con completezza il ragionamento. Può essere utile ricordare la serenità sociale di quando i lavoratori avevano lo Statuto dei lavoratori ( con l’art. 18); lo Stato, con le Partecipazioni Statali, possedeva quote di economia ; la programmazione economica era utilissima a neutralizzare la distanza tra Nord e Sud; ecc. Non tutto era nobile ed era giusto invocare pulizia, ma una cosa era fare pulizia e altra cosa è stata distruggere tutta l’impalcatura economico-sociale. Non posso non giudicare negativamente due affermazioni che equiparo a delle bufale. Si sostiene che,eliminando il precariato, si scoraggiano gli investimenti e si riduce l’occupazione. La verità è un’altra. Il precariato non spinge i giovani a crearsi una famiglia e li fa emigrare. Molte zone del Paese, per questo motivo, si stanno spopolando e sta aumentando la povertà. Boeri, Presidente dell’INPS, ha affermato che i migranti versano contributi per le pensioni degli italiani. Il problema non è rappresentato dai migranti, che versano i contributi, ma da quelli che oziano nei centri di accoglienza, fanno i mendicanti anche davanti alle Chiese e da quelli reclutati dalla malavita. Quanti migranti diventeranno, in futuro, poveri da assistere? Speriamo che ritorni la politica, che fa pensare, prima di parlare.

Luigi Mainolfi

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