lunedì, 15 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Non confondere la causa con  l’effetto
Pubblicato il 17-07-2018


Un giorno, un signore portò il figlio alla foce di un fiume per fargli costatare che  era inquinato. Il figlio, dopo un po’, si rivolse al padre e gli disse:- Papà, mi hai portato a vedere una cosa  che vedono tutti. Io voglio capire  dove  nasce l’inquinamento. Il padre capì e disse:- Torniamo a casa.  Quando lessi queste parole, si rafforzò, in me,  la convinzione  che, nel nostro  Paese,  non si cercano mai le cause dei problemi,  si fotografano gli effetti ed “ è subito sera”.  Secondo  me,  il corpo sociale richiede, per essere curato,  “medici sociali”, capaci di individuare le cause  delle “malattie” esistenti. Inoltre, Einstein, nel 1905, disse che i problemi non possono essere risolti dalla mentalità, che li ha creati. Molti problemi attuali sono di difficile soluzione, a causa di una mentalità antica,  non considerata causa e dall’apatia.  Quindi, il  primo impegno della politica dovrebbe essere quello di adeguare la mentalità al dinamismo della società  e alle nuove realtà  socio-culturali. Come nel grande, così nel piccolo. Questo ragionamento  trova  conferma  anche nel caso di  Avellino, dove,  in 50 anni, sono cambiati molti Sindaci, ma la logica amministrativa è stata sempre la stessa. I problemi , perciò non sono stati risolti, ma si sono aggravati. Se pensiamo a Comuni , come Napoli e  Roma, troviamo concretizzato lo stesso teorema, che vale anche per la  politica nazionale. Nella prima Repubblica, i partiti  avevano un  modello di società,  che fungeva da bussola e da traguardo.  La ricerca della soluzione dei problemi partiva dalla convinzione, che essa dovesse essere in sintonia con il modello di società adottato.  Nella seconda Repubblica , nessun partito ha un modello di società e la confusione tra causa ed effetti è totale.  Faccio  alcuni esempi: 1) Il debito pubblico viene considerato il demonio da sconfiggere, perché  causa dei mali del Paese. Dalla sua crescita dipende quella  del  rapporto   Deb/Pil, che  crea altri effetti, come  spread,   aumento dei tassi passivi e della diffidenza degli altri Paesi.  Considerarlo causa,  spinge a ridurre le spese ( pensioni, servizi, ticket sanitario, dipendenti  pubblici, ecc) e   ad aumentare l’IVA, il costo dei servizi, ecc. Decisioni negative per le famiglie.  Il debito pubblico, invece, è effetto di scelte sbagliate e di “politica allegra”.  Si può incominciare a risolvere il problema del Debito Pubblico , se si considera effetto e non causa e se  si neutralizzano le voci improduttive, che lo producono.  2) La destra economica sostiene che il  precariato  incoraggi ( causa)  gli investimenti  (effetti), e, quindi, la crescita. Nasce spontanea una domanda:- La crescita, di chi? Risposta:– Dei pochi.  Per gli investitori, il precario è un titolo di rendita, utilizzato per trovare lavoratori a basso costo.  L’aumento  degli  investimenti, invece,  dipende dalla propensione al  consumo, che , a sua volta, dipende, anche,  dalla sicurezza del posto di lavoro e dalla fiducia nel futuro dei lavoratori e delle famiglie. Merkel  sintetizzò il suo  programma elettorale  con la frase “ Costruiremo un Paese in cui c’è tranquillità ed è bello vivere”. I nostri giovani laureati fuggono in  Paesi stranieri, facendo venir meno energie e consumatori, per paura di diventare precari.  Economisti famosi vanno affermando che le nuove generazioni  faranno i precari, perché cosi vogliono i poteri  forti. 3) Si sostiene che i populismi ( causa) possono far rinascere  i sovranismi ( effetti). Si  nasconde il fatto che i populismi  sono effetti della cattiva politica di chi governa.  La politica diventa cattiva quando si lascia corrompere dai poteri forti.  Basta ricordare le vicende  argentine. A dimostrazione di questa convinzione, richiamo  l’ articolo, dal titolo: “I nipotini a Cinque stelle di Peron”, pubblicato su LA LETTURA,supplemento del Corriere della Sera, di domenica scorsa.  4) Nella prima Repubblica, c’era la convinzione che le scelte  fossero conseguenza della volontà di perseguire un modello di società. Nella seconda Repubblica e, in modo più accentuato, negli ultimi anni, si è rafforzata la convinzione di dover partire dalla soluzione di singoli problemi.  Anche ciò è conseguenza dalla confusione tra causa ed effetto.  I populisti pensano che il generale sia effetto dei particolari (causa).  Niente di più sbagliato.  Avere chiaro il generale è un’ottima bussola politica. Chi non ce l’ha, brancola, cercando consensi  per sopravvivere, distribuendo  mance e promettendo la luna.  La mancanza di una cultura riformista non fa cercare le cause  dei problemi.  La propaganda politica si limita alla denigrazione dell’avversario  e  a fotografare la realtà, senza sapere  come governarla.  Le campagne elettorali, campo di battaglia per gli eserciti  delle forze politiche, sono  festival delle banalità. Le negatività, di cui ho parlato, esplodono in tutta la loro forza. Purtroppo,  gli elettori valutano  i candidati, per come vestono, non  per il loro curriculum politico.  Speriamo bene.

Luigi Mainolfi

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