venerdì, 19 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scuola, chiamata diretta presidi: abolirla è sbagliato
Pubblicato il 27-07-2018


15-09-15 Bologna  Primo giorno di scuola alle Federzoni  con il sindaco Merola e il preside Domenico altamura  foto eikon

 foto eikon

L’approccio al mercato del lavoro del Governo Conte, nonostante gli emendamenti al Decreto Dignità promossi dal versante Lega a causa della reazione degli imprenditori, rimane un grave errore, proprio perché si muove (al contrario di quanto sembra affermare una parte importante del sindacato e del Pd) nella direzione opposta a quella che dovrebbe seguire chi vuole favorire una crescita dei posti di lavoro complessivi e offrire un clima favorevole agli investitori. È vero che è lo sviluppo il fattore decisivo che crea posti di lavoro, ma è altrettanto realistico pensare che in una situazione di incertezza una normativa che non solo aumenta il costo del lavoro ma accresce i rischi di contenzioso giudiziario, anche se volessimo utilizzare gli occhiali del dottor Pangloss, rallenterà le assunzioni. Poiché è corretto valutare i riscontri reali bisognerà attendere i risultati statistici dei prossimi mesi con l’auspicio che, in presenza di segnali negativi, il Governo abbia il coraggio politico di porre rimedio laddove i risultati fossero diversi da quelli sperati.
C’è però una vicenda che per essere affrontata non ha bisogno di attendere le elaborazioni dell’Istat e dell’Inps, quella che riguarda l’abrogazione della chiamata diretta dei docenti nelle scuole da parte dei Presidi. Con l’intesa tra Miur e sindacati sulla mobilità per il prossimo anno è stato ripristinato il sistema delle graduatorie e quindi della prevalenza dell’anzianità di servizio rispetto alla scelta del Preside-dirigente. Al di là dello strumento giuridico più corretto da utilizzare per abrogare la norma, che non può certamente essere abolita da un accordo sindacale, rimane un aspetto culturale prima ancora che politico che attiene all’autonomia della scuola e ai suoi valori tra cui (anche) il criterio del merito e della responsabilità che dovrebbe valere per studenti ed insegnanti.
Con perfetto linguaggio burocratese, il ministero, retto dal leghista Marco Bussetti, già dirigente dell’Ufficio scolastico della Lombardia, afferma al riguardo che “l’istituto della chiamata diretta ha manifestato criticità riconducibili all’ampia discrezionalità lasciata al dirigente scolastico e alle numerose incombenze a suo carico legate all’individuazione per competenze dei docenti in un momento peraltro fondamentale per l’espletamento delle attività propedeutiche all’avvio dell’anno scolastico”. In poche parole, i Presidi avevano altro fare e per evitare “eccessi discrezionali” è meglio tornare a criteri “oggettivi e trasparenti” per l’assegnazione dei docenti agli istituti scolastici. Come se non fossero sotto gli occhi di tutti gli inconvenienti delle graduatorie utilizzate per coprire i posti vacanti. Per il ministro Bussetti sembra assodato che gli insegnanti siano tutti uguali (uno vale uno come dicono i 5stelle), l’unica differenza è l’anzianità di servizio.
Sarà forse inevitabile che un Governo che entra in carica voglia segnare le differenze con i predecessori, ma che l’offensiva contro la “Buona Scuola”, timidissimo segnale di cambiamento del Governo Renzi, si diriga contro un provvedimento che introduceva (anche) criteri di professionalità è assai più grave di un aumento dello 0,5% del costo del rinnovo di un contratto a termine. Questa decisione è un attacco più o meno consapevole al principio fondante di una moderna democrazia che ha il dovere di offrire a tutti i cittadini uguali condizioni di partenza per premiare chi, attraverso il merito e la responsabilità, potrà costruirsi le condizioni per salire la scala sociale.
L’egualitarismo assistenziale di cui soffre la società italiana è una delle zavorre principali che rallentano la crescita. Se si perpetua nella scuola forse risolverà il problema di quella parte di docenti che vedono nell’insegnamento non una missione ma principalmente un’occasione di impiego. Ma non porterà grandi vantaggi agli studenti di oggi che sono il patrimonio più importante che abbiamo per costruire il futuro.
Un’ultima ma non meno rilevante osservazione. Se fosse vero, come si sostiene da più parti, che la scelta degli insegnati da parte dei Presidi è stata viziata non da discrezionalità (il che è ovvio), ma da sostanziale incompetenza o da clientelismo, la cosa sarebbe assai più grave. Se questo fosse accertato essere il problema bisognerebbe porre al centro di una nuova riforma non solo la sostituzione di parte degli attuali Presidi, che in buona misura non risponderebbero oggi alle esigenze della scuola, ma soprattutto la formazione e la selezione meritocratica e professionale di nuovi dirigenti. Ma dal dirigente oggi Ministro Bassetti questo non si sente, anzi si organizzano i concorsi con le vecchie regole per promuovere nuovi Presidi.

Walter Galbusera
Fondazione Kuliscioff

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Commenti all'articolo
  1. Per l’appunto e per sfortuna, l’accordo tra MIUR e Sindacati ha validità annuale ed è verosimile pensare che il Governo non abbia intenzione di modificare realmente questo che è uno dei punti chiave dell’improbabile legge 107, sedicente “buona scuola”.
    Ricordo innanzitutto che in fase di preparazione della stessa legge, il PSI si è impegnato sia per trovare strumenti per limitare le prerogative didattiche dei Dirigenti Scolastici (era previsto in bozza la possibilità che ogni anno o ogni tre anni il DS potesse allontanare i docenti se ritenuti non più utili, e noi socialisti ci siamo battuti, con successo, affinchè venisse espunto).
    Ricordo poi che in materia di didattica (e la scelta dei docenti ricade in questo ambito) è il Collegio Docenti a dover prendere le decisioni e non al DS. Anche perchè il DS 8che spesso non appartiene all’ordine di scuola per cui sarebbe chiamato a scegliere i docenti) non è dotato di particolari compenteze nella selezione del personale.
    La mancanza di competenze specifiche, in un sistema realmente “meritocratico”, non potrebbe assegnare compiti a soggetti non competenti.
    Infine, a proposito di meritocrazioa (che non è dare più soldi ai più bravi ma assegnare loro maggiori responsabilità), le Graduatorie ed i concorsi utilizzati per selezionare i docenti, almeno fino al 2000, prevedevano il superamento di un esame con prove di conoscenza sulla disciplina, sulla legislazione e sulla gestione d’aula. Inoltre, questo soprattutto dopo il 2000, oltre ad aver superato il concorso, il docente assunto in ruolo, aveva già anni d’esperienza di insegnamento che attribuivano maggior possibilità di assunzione a tempo determinato.
    Forse allora ci si dovrebbe chiedere perchè sia stato prima indebolito (con i Governi Berlusconi) e poi messo da parte (con il Governo Renzi) ed oggi, col Governo Salvini-Di Maio, solo per un breve tempo riammesso, un tale valido sistema di assunzione dei docenti.
    E’ proprio la continuità del Governo giallo-verde con alcuni governi precedenti che dovrebbe preoccupare noi socialisti.
    Alla scuola servono fondi, risorse umane ed economiche, continuità didattica e collegialità delle decisioni e delle responsabilità per restituire dignità ad un’ Istituzione che continua, nonostante tutto, a preparare i giovani ad essere buoni cittadini.
    Luca Fantò
    (referente scuola PSI)

  2. Per l’appunto e per sfortuna, l’accordo tra MIUR e Sindacati ha validità annuale ed è verosimile pensare che il Governo non abbia intenzione di modificare realmente questo che è uno dei punti chiave dell’improbabile legge 107, sedicente “buona scuola”.
    Ricordo innanzitutto che in fase di preparazione della stessa legge, il PSI si è impegnato sia per trovare strumenti per limitare le prerogative didattiche dei Dirigenti Scolastici (era previsto in bozza la possibilità che ogni anno o ogni tre anni il DS potesse allontanare i docenti se ritenuti non più utili, e noi socialisti ci siamo battuti, con successo, affinchè venisse espunto).
    Ricordo poi che in materia di didattica (e la scelta dei docenti ricade in questo ambito) è il Collegio Docenti a dover prendere le decisioni e non al DS. Anche perchè il DS 8che spesso non appartiene all’ordine di scuola per cui sarebbe chiamato a scegliere i docenti) non è dotato di particolari compenteze nella selezione del personale.
    La mancanza di competenze specifiche, in un sistema realmente “meritocratico”, non potrebbe assegnare compiti a soggetti non competenti.
    Infine, a proposito di meritocrazioa (che non è dare più soldi ai più bravi ma assegnare loro maggiori responsabilità), le Graduatorie ed i concorsi utilizzati per selezionare i docenti, almeno fino al 2000, prevedevano il superamento di un esame con prove di conoscenza sulla disciplina, sulla legislazione e sulla gestione d’aula. Inoltre, questo soprattutto dopo il 2000, oltre ad aver superato il concorso, il docente assunto in ruolo, aveva già anni d’esperienza di insegnamento che attribuivano maggior possibilità di assunzione a tempo determinato.
    Forse allora ci si dovrebbe chiedere perchè sia stato prima indebolito (con i Governi Berlusconi) e poi messo da parte (con il Governo Renzi) ed oggi, col Governo Salvini-Di Maio, solo per un breve tempo riammesso, un tale valido sistema di assunzione dei docenti.
    E’ proprio la continuità del Governo giallo-verde con alcuni governi precedenti che dovrebbe preoccupare noi socialisti.
    Alla scuola servono fondi, risorse umane ed economiche, continuità didattica e collegialità delle decisioni e delle responsabilità per restituire dignità ad un’ Istituzione che continua, nonostante tutto, a preparare i giovani ad essere buoni cittadini.
    Luca Fantò
    (referente scuola PSI)

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