mercoledì, 19 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Stupro, la sentenza ‘interpretata male’ dai Media
Pubblicato il 17-07-2018


cassazione 6Uno stuolo di polemiche ‘giuste’, polemiche indotte da articolisti e testi fuorvianti. Nei titoli e negli articoli delle ultime ore si leggeva infatti che Corte d’Appello di Torino, dopo aver condannato due 50enni per stupro, avesse escluso l’aggravante di “aver commesso il fatto con l’uso di sostanze alcoliche” — e così il relativo aumento di pena — dal momento che la donna aveva consumato alcolici volontariamente. In sostanza si lasciava intendere che se la vittima si ubriaca, lo stupro è senza aggravante.
I fatti sono avvenuti nel 2009. Due uomini e una ragazza avevano cenato insieme, lei aveva bevuto, i due l’avevano portata in camera da letto e avevano abusato di lei. Nel 2011 i due erano stati assolti in primo grado da un giudice di Brescia, perché la donna non era stata riconosciuta attendibile. Poi, nel gennaio del 2017, la corte di Appello di Torino aveva considerato in modo diverso il referto del pronto soccorso che parlava di segni di resistenza, e aveva condannato i due uomini a tre anni applicando anche l’aggravante di “aver commesso il fatto con l’uso di sostanze alcoliche”. La difesa dei due imputati aveva presentato ricorso sostenendo che non c’era stata violenza da parte loro né riduzione a uno stato di inferiorità, dato che la ragazza aveva bevuto volontariamente. Ora però i giudici, confermando la condanna per violenza sessuale di gruppo della Corte d’Appello di Torino, hanno escluso l’aggravante di “aver commesso il fatto con l’uso di sostanze alcoliche” — e così il relativo aumento di pena — dal momento che la donna aveva consumato alcolici volontariamente.
Nella sentenza numero 32462 depositata ieri, lunedì 17 luglio, i giudici hanno scritto che la donna non poteva dare un “valido consenso” all’atto sessuale: hanno dunque confermato il reato di “violenza sessuale di gruppo con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica” della vittima. Ma hanno anche scritto che “l’assunzione volontaria di alcol esclude la sussistenza dell’aggravante” perché – per come è previsto dalla legge – “deve essere il soggetto attivo del reato” a usare l’alcol per la violenza “somministrandola alla vittima”. Di conseguenza “l’uso volontario, incide sì sulla valutazione del valido consenso ma non anche sulla sussistenza aggravante”.
Quindi la sentenza dice che c’è stata “violenza sessuale di gruppo con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica”. Secondo i giudici, infatti, integra questo reato “la condotta di coloro che inducano la persona offesa a subire atti sessuali in uno stato di infermità psichica determinato dall’assunzione di bevande alcooliche, essendo l’aggressione all’altrui sfera sessuale connotata da modalità insidiose e subdole, anche se la parte offesa ha volontariamente assunto alcool e droghe, rilevando solo la sua condizione di inferiorità psichica o fisica seguente all’assunzione delle dette sostanze”.

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