venerdì, 17 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Tassa sui rifiuti sempre più alta. Raddoppiata in sette anni
Pubblicato il 26-07-2018


Lavoratori Statali

BUONI PASTO, AD AGOSTO SI CAMBIA

Novità in arrivo sul fronte dei buoni pasto degli statali. Dopo la disdetta della convenzione con Qui!Group, ora si sta lavorando per risolvere la situazione prima possibile evitando di danneggiare ulteriormente i dipendenti pubblici. In particolare, “entro i primi giorni di agosto dovrebbe esserci un nuovo fornitore che erogherà i buoni pasto”, ha annunciato il ministro per la Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, accogliendo la notizia come “un primo significativo passo in avanti”.

Il caos sui buoni pasto è esploso dopo che la Consip ha annunciato la risoluzione della convenzione con la società Qui!Group “per reiterato, grave e rilevante inadempimento delle obbligazioni contrattuali”. Tra i disservizi contestati al fornitore la mancata spendibilità dei buoni emessi ed il mancato rimborso degli stessi alle imprese esercenti. Da qui la chiusura dell’accordo con il fornitore di Qui!Ticket correndo il rischio di lasciare migliaia di lavoratori senza buoni pasto.

Corte Costituzionale

CONGEDO STRAORDINARIO E INDENNITÀ DI MATERNITÀ

Il congedo straordinario è “neutro” ai fini del riconoscimento dell’indennità di maternità al di fuori del rapporto di lavoro. In particolare, nel calcolo del limite dei 60 giorni tra l’inizio della maternità e la fine del rapporto di lavoro – periodo massimo che può intercorrere tra i due eventi (inizio maternità e fine rapporto di lavoro) per avere diritto all’indennità – non si tiene conto degli eventuali giorni di congedo straordinario di cui la lavoratrice gestante abbia fruito per assistenza al coniuge convivente oppure a un figlio, portatori di handicap in situazione di gravità.

A stabilirlo è la sentenza n. 158/2018 della Corte costituzionale, che dichiara in parte l’illegittimità.

Pensioni Inps

I TEMPI DELLA 14ESIMA

I pagamenti della 14esima mensilità di pensione, avvenuti a luglio ammontano a circa 3.280.000, a settembre ne saranno corrisposti ulteriori 48.000.

La 14ma è stata attribuita d’ufficio dall’Inps, senza presentazione di alcuna domanda, in presenza di tutti gli elementi necessari per la verifica reddituale di ammissione al beneficio. “Tale modalità consente una forte semplificazione nell’erogazione dell’emolumento, consentendo nel contempo una maggiore tempestività” comunica l’Inps.

Per le elaborazioni d’ufficio sono utilizzati in automatico i redditi da prestazione, memorizzati nel casellario centrale dei pensionati presenti al momento della lavorazione. Per i redditi diversi, invece, spiega l’Inps, sono presi in esame quelli del 2017. In assenza delle informazioni relative all’anno scorso, per i redditi diversi da quelli da prestazione sono stati provvisoriamente utilizzati i redditi delle ultime campagne reddituali elaborate e, quindi, i redditi del 2015 e, in subordine, del 2014. È per tale ragione che la somma aggiuntiva viene corrisposta in via provvisoria e la sussistenza del diritto sarà verificata a consuntivo sulla base della dichiarazione dei redditi.

A seguito della campagna dell’Inps, volta al sollecito della presentazione delle dichiarazioni reddituali, nello scorso mese di giugno è stato, inoltre, possibile registrare i redditi 2015 trasmessi dagli interessati oltre i termini stabiliti: la disponibilità di questi dati ha consentito di effettuare un’ulteriore lavorazione d’ufficio per attribuire la 14esima a nuovi soggetti non pagati nel mese di luglio proprio per assenza di tali dichiarazioni. A settembre 2018 saranno perciò corrisposte d’ufficio ulteriori 48.000 quattordicesime: gli interessati riceveranno a breve la comunicazione. “Alle posizioni prive di notizie reddituali successive all’anno 2013 non è stato quindi possibile attribuire il beneficio. Qualora un pensionato ritenga di avere diritto al beneficio e non sia stato raggiunto da queste elaborazioni d’ufficio può presentare domanda di ricostituzione” segnala l’Inps.

A settembre 14esima per altri 48mila – A luglio l’Inps ha pagato d’ufficio 3 milioni e 280 mila quattordicesime e a settembre ne liquiderà altri 48mila a nuovi soggetti che hanno presentato in ritardo le dichiarazioni sui redditi. Lo comunica l’Istituto di previdenza spiegando che a seguito della campagna Inps lo scorso mese di giugno è stato possibile registrare i redditi 2015 trasmessi dagli interessati oltre i termini stabiliti: la disponibilità di questi dati ha consentito di effettuare un’ulteriore lavorazione d’ufficio per attribuire la 14ma.

Denunciata dottoressa

FALSE VISITE FISCALI

Visite fiscali a domicilio mai eseguite e firme false su verbali di accesso per controllo domiciliare: sono le contestazioni mosse dai finanzieri di Bergamo a una dottoressa, accusata di truffa aggravata ai danni dello Stato e di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici. Grazie a un contratto stipulato con la Direzione Provinciale dell’Inps di Bergamo, avrebbe intascato, in quattro mesi, circa 20.000 euro. Le indagini sono partite da una denuncia di un dipendente della Procura bergamasca che, rientrato al lavoro dopo un periodo di malattia, ha trovato all’interno del proprio fascicolo personale un certificato medico per una visita di controllo in realtà mai avvenuta. Sono scattati così gli accertamenti sul conto della professionista e sulla lista delle visite da lei eseguite, più di 500. In 53 casi è stato accertato che non si era recata presso l’abitazione del lavoratore malato. Una volta scoperta, la dottoressa si è dimessa dall’incarico e ora dovrà restituire oltre 20 mila euro.

Fiscalità locale

TARI RADDOPPIATA IN 7 ANNI

Sempre più alta e in continua crescita la tassa sui rifiuti pagata da cittadini e imprese: nel 2017 è arrivata, complessivamente, a 9,3 miliardi di euro con un incremento di oltre il 70% (72%) corrispondente ad un incremento complessivo di 3,9 miliardi di euro negli ultimi 7 anni nonostante una significativa riduzione nella produzione dei rifiuti. Il dato emerge dal primo monitoraggio del portale di Confcommercio che parte oggi, consultabile al sito www.osservatoriotasselocali.it, uno strumento permanente dedicato alla raccolta e all’analisi di dati e informazioni sull’intero territorio relative alla tassa rifiuti (Tari) pagata da cittadini e imprese del terziario.

Lo scenario evidenzia come costi eccessivi e ingiustificati per cittadini e imprese derivino, in particolare, da inefficienza ed eccesso di discrezionalità di molte amministrazioni locali, da una distorta applicazione dei regolamenti e dal continuo ricorso a coefficienti tariffari massimi. La tassazione crescente è doppiamente ingiustificata se si considerano i dati riguardo alla produzione totale di rifiuti che, in controtendenza, nel periodo considerato ha subito un rallentamento. Le imprese, infatti, continuano a pagare di più nonostante la produzione dei rifiuti sia decresciuta (da 32,4 mln di tonnellate del 2010 a 30,1 mln nel 2016).

In particolare, i commercianti sottolineano come per le imprese del terziario, ci siano sempre più evidenti distorsioni e divari di costo tra medesime categorie economiche a parità di condizioni e nella stessa provincia. Ad esempio, un albergo con ristorante di 1.000 mq paga 4.210 euro l’anno a San Cesario (Le) mentre ne paga 7.770 euro l’anno a Lecce; per la stessa attività in provincia di Padova si passa da 4.189 euro/anno di Abano Terme a 5.901 euro/anno del capoluogo.

L’inefficienza delle Amministrazioni locali (in media, il 62% dei Comuni capoluogo di provincia registra una spesa superiore rispetto ai propri fabbisogni) costa a cittadini e imprese 1 miliardo l’anno a causa del mancato raggiungimento degli obiettivi comunitari di raccolta differenziata (siamo al 52% contro il 65% fissato a livello europeo);

In molti casi, rileva l’osservatorio di Confcommercio, le imprese pagano costi per un servizio mai erogato (con aggravi di oltre l’80%) o per il mancato riconoscimento della stagionalità delle attività. Ad esempio, nel primo caso, a Roma, un distributore di carburante di 300 mq paga 2.667 euro mentre l’importo corretto dovrebbe essere di 446 euro; nel secondo caso, un campeggio di 5.000 mq nel Comune di Fiumicino paga 13.136 euro quando per i soli 5 mesi di attività dovrebbe pagare 5.473, oppure uno stabilimento balneare di 600 mq, nello stesso comune, paga 1.037 euro a fronte dei 432 che dovrebbe pagare.

“I dati dell’Osservatorio sono la conferma di quanto le nostre imprese siano penalizzate da costi dei servizi pubblici che continuano a crescere in modo ingiustificato – sostiene Patrizia Di Dio, membro di Giunta di Confcommercio con delega all’ambiente – Negli ultimi sette anni la sola Tari è cresciuta di quasi 4 miliardi di euro. Bisogna, dunque, applicare con più rigore il criterio dei fabbisogni e dei costi standard nel quadro di un maggiore coordinamento tra i vari livelli di governo, ma soprattutto è sempre più urgente una profonda revisione dell’intero sistema che rispetti il principio europeo ‘chi inquina paga’”.

Carlo Pareto

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